JIM THOMPSON.
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I truffatori.
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Titolo originale: The Grifters.
Traduzione di: Anna Martini.
2004. Fanucci Editore, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Roy Dillon, il truffatore. Lilly Dillon, la madre, Moira Langtry, l'amante, Carol Roberg, l'infermiera. Roy  giovane e affascinante, ma  un truffatore senza morale. Lilly  al soldo della criminalit organizzata, Moira  alla costante ricerca dell'occasione giusta, mentre Carol, l'infermiera che segue Roy dopo che la vittima di un imbroglio si  vendicato con una mazza da baseball, cerca di rifarsi una vita e di dimenticare il proprio passato.
Insieme, compongono un quadrilatero perverso di amori e desideri inconfessati, fatto di imbrogli, raggiri, soldi facili e violenza, in un mondo in cui tutti hanno qualcosa da perdere, e ben poco da guadagnare. Pubblicato originariamente nel 1963, I truffatori ha ispirato Rischiose abitudini, il film di Stephen Frears con Anjelica Huston.
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L'AUTORE.
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Jim Thompson nasce a Anadarko, Oklahoma, nel 1908. Costretto fin da giovanissimo a lavorare, si dedica a ogni sorta di mestieri che lo portano a contatto con l'umanit che popoler i suoi libri: sindacalisti e vagabondi, piccoli gangster e sceriffi, prostitute e bigotte, lunatici e criminali. Negli anni Trenta dirige la sezione dell'Oklahoma del Federal Writers' Project, istituito da Roosevelt dopo la crisi del 1929, e quasi sicuramente aderisce al Partito comunista americano. Dopo aver pubblicato due romanzi mainstream negli anni Quaranta, con scarso successo, nel settembre 1952 pubblica, direttamente in tascabile, L'assassino che  in me, che lo proietta ai vertici della nuova narrativa noir. Tra il 1952 e il 1957 Thompson scrive altri quattordici romanzi, poi tenta, senza successo, di 'sfondare' a Hollywood. Sempre pi segnato dall'alcolismo, negli anni Sessanta riesce comunque a estrarre dal suo cilindro almeno tre capolavori, trasposti in altrettanti, fortunati film: Pop. 1280, questo I truffatori e Getaway. Muore nel 1977, completamente dimenticato nel suo paese ma oggetto di un tenace culto in Europa e soprattutto in Francia.
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I truffatori.
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CAPITOLO 1.
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Roy Dillon usc dal negozio barcollando, la faccia di un
verde malaticcio, ogni respiro uno strazio indicibile. Una
botta secca nelle budella pu fare questo effetto, e Dillon se
n'era beccata una bella forte. A colpirlo non era stato un pugno,
che gi sarebbe stata una faccenda non da poco, ma
l'impugnatura di un pesante randello.
In un modo o nell'altro arriv alla sua macchina e riusc
a scivolare sul sedile. Ma questo fu tutto. Cambiando posizione,
i crampi ai muscoli dello stomaco lo fecero gemere;
poi, con un rantolo soffocato, si sporse dal finestrino.
Mentre vomitava passarono sulla strada diverse auto, e
i passeggeri sorridevano, aggrottavano la fronte con comprensione
o distoglievano lo sguardo disgustati. Ma Roy
Dillon stava troppo male per accorgersene o, eventualmente,
curarsene. Quando finalmente lo stomaco fu vuoto,
si sent meglio, anche se non ancora in condizione di
guidare. In quel momento, comunque, un'auto di pattuglia
aveva accostato dietro di lui (esibiva lo stemma dello sceriffo,
dato che si trovava nella contea di Los Angeles, pi
che in citt) e un agente in uniforme marrone lo stava invitando
a scendere.
Dillon obbed, traballante.
Uno di troppo, mister?
Come?
Lasci perdere. Lo sbirro aveva gi notato che non c'era
odore di alcol nell'alito. Vediamo la sua patente.
Dillon gliela mostr, esibendo anche, con apparente disattenzione,
un assortimento di carte di credito. Il sospetto
sulla faccia dello sbirro si dissolse, cedendo il passo alla
preoccupazione.
Sembra che lei stia piuttosto male, signor Dillon. Ha
idea di cosa sia stato?
Il pranzo, credo. Non  stato saggio da parte mia, lo so,
ma ho preso un sandwich all'insalata di pollo e... mentre lo
mangiavo non aveva un gran sapore... ma... Lasci che la
voce gli si spegnesse, con un sorriso timido, mesto.
Mmm-hmm! Lo sbirro annu, serio. Quella roba fa di
questi effetti. Be', un'occhiata acuta da capo a piedi si
sente bene, ora? Vuole che la portiamo da un dottore?
Oh, no, sono a posto.
Abbiamo un responsabile del pronto soccorso, gi al distaccamento.
Le diamo uno strappo fin l, nessun problema.
Roy rifiut, gentile ma fermo. Qualsiasi contatto prolungato
con gli sbirri avrebbe portato a un verbale, e qualsiasi
genere di documento scritto era, nel migliore dei casi, una
seccatura. Finora non ne aveva avute; i suoi raggiri lo avevano
cacciato nei pasticci ma non l'avevano mai portato davanti
agli sbirri. E cos intendeva continuare.
L'agente torn all'auto di pattuglia e lui e il suo compagno
se ne andarono via. Roy li salut con la mano sorridendo
e rimont in macchina. Cautamente, con qualche smorfia,
riusc ad accendere una sigaretta. Poi, convinto di non
avere pi niente da vomitare, si costrinse ad appoggiarsi
allo schienale.
Era in un sobborgo di Los Angeles, uno dei tanti che resistono
all'inglobamento nonostante la loro comune dipendenza
e l'assenza di confini visibili. Da qui in citt era un
viaggio di quasi cinquanta chilometri, chilometri lunghissimi,
a quest'ora del giorno. Aveva bisogno di rimettersi in
una forma migliore, di riposare un po', prima di lanciarsi
contro l'onda del traffico serale in uscita. E, cosa pi importante,
aveva bisogno di ricostruire i dettagli del recente
disastro, adesso che li aveva ancora freschi in mente.
Chiuse gli occhi un istante. Li riapr, puntandoli sulle luci
cangianti del traffico. E all'improvviso, senza muoversi dall'auto
(senza muoversi fisicamente di l), si ritrov dentro il
negozio. A sorseggiare succo di lime al bancone, studiando
l'ambiente con aria distaccata.
Non era granch diverso da mille altri negozietti di Los
Angeles, esercizi con un piccolo bancone delle bibite, una vetrina
o due di sigari, sigarette e dolciumi, scaffali straripanti
di riviste, tascabili e biglietti d'auguri. Sulla Costa Est posti
del genere venivano chiamati cartolerie o pasticcerie. Qui, di
solito, li chiamavano drogherie o semplicemente mescite.
Dillon era l'unico cliente. Con lui c'era soltanto il commesso,
un giovane grosso e bitorzoluto di diciannove,
vent'anni. Mentre finiva la sua bibita, Dillon not il modo
di fare del ragazzo che toglieva il ghiaccio dalle vaschette nel
congelatore, lavorando con un misto paradossale di diligenza
e indifferenza. Sapeva esattamente cosa andava fatto, diceva
la sua espressione, e col cavolo che avrebbe sprecato un minimo
di sforzo extra. Niente per mettersi in mostra, per far
colpo su qualcuno. Il figlio del capo, decise Dillon, posando
il bicchiere e alzandosi dallo sgabello. Si avvicin senza fretta
alla cassa e il giovane pos la mazza da baseball segata su
cui aveva fatto leva. Poi, asciugandosi le mani sul grembiule,
si diresse anche lui alla cassa.
Dieci centesimi disse.
E anche un pacchetto di queste mentine.
Venti centesimi.
Venti centesimi, hmm? Roy cominci a frugarsi nelle
tasche mentre il commesso dava segni di impazienza.
Sono sicuro di avere degli spiccioli da qualche parte. Sicurissimo.
Chiss dove diavolo...
Esasperato, scosse la testa e tir fuori il portafogli. Mi
scusi. Le spiace cambiarmi venti?
Il commesso gli strapp quasi di mano la banconota. La
schiaff sul ripiano del registratore di cassa e prese il resto
dal cassetto. Dillon lo ritir distrattamente, continuando a
frugarsi nelle tasche.
Insomma, non  seccante? Cio, sai benissimo di avere
una cosa, ma... Si interruppe, spalancando gli occhi con un
sorriso compiaciuto. Eccole qua! Due monetine da dieci!
Mi dia pure indietro i venti dollari, okay?
Il commesso afferr le monetine e gli ridiede la banconota.
Dillon si gir, disinvolto, verso la porta, fermandosi prima
di uscire per dare uno sguardo indifferente alle riviste.
Cos, per la decima volta in quel giorno, aveva messo a
segno il venti, uno dei tre trucchetti classici dei piccoli truffatori.
Gli altri due sono lo schiaffo e il cubetto, in genere
buoni per colpi pi grossi ma decisamente non cos veloci e
sicuri. Certe vittime ci cascano ripetutamente, col venti,
senza mai un sospetto.
Dillon non vide il commesso girare intorno al banco. Di
colpo, quel tipo era l, con un broncio ringhioso in faccia, e
brandiva la mazza segata come un ariete.
Brutto imbroglione nitr rabbiosamente. I brutti imbroglioni
come te continuano a fregarmi, e poi pa' mi strapazza!
L'impugnatura della mazza piomb nello stomaco di
Dillon. L'effetto fece trasalire perfino il commesso. Ehi,
non  colpa mia, mister balbett. Se l' cercata. Io... io le
do il resto di venti dollari e poi lei si fa restituire i venti e...
e... La sua certezza di essere nel giusto cominciava a crollare.
I... insomma, lei sa di averlo fatto, m... mister.
Roy non riusciva a pensare ad altro che al proprio dolore
straziante. Rivolse al commesso occhi traboccanti, occhi
inondati di stupore doloroso. Quello sguardo demol completamente
il giovane.
 s-stato s-solo un errore, mister. L-lei ha fatto un errore
e io ho f-fatto un errore e... Mister! Indietreggi, terrorizzato.
N-non mi guardi cos!
Mi hai ammazzato rantol Dillon. Mi hai ammazzato,
sporco bastardo!
No! P-per piacere non dica cos, mister!
Sto morendo rantol Dillon. E poi, in qualche modo,
si era ritrovato fuori di l.
E ora, seduto nella sua macchina a riesaminare l'incidente,
non vedeva motivo per rimproverarsi, non trovava debolezze
nella sua tecnica. Era stata solo sfortuna. Aveva beccato un minchione, tutto qui, e i minchioni non puoi prevederli.
Su questo aveva ragione. E aveva avuto ragione in qualcos'altro, anche se non lo sapeva.
Mentre tornava a Los Angeles, continuando a frenare e accelerare nel traffico sempre pi denso, fermandosi e ripartendo, ogni minuto che passava, stava morendo.
La morte si sarebbe potuta prevenire, se lui si fosse curato adeguatamente. In caso contrario, non gli sarebbero rimasti pi di tre giorni da vivere.
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CAPITOLO 2.
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La madre di Roy Dillon veniva da una famiglia di poveri
bifolchi. Aveva tredici anni quando spos un operaio
delle ferrovie trentenne, e neppure quattordici quando mise
al mondo Roy. Circa un mese dopo la sua nascita, l'uomo
ebbe un incidente che la lasci vedova. Grazie alle circostanze
dell'evento, la lasci anche in buone condizioni economiche
rispetto agli standard della comunit. Duecento bei
dollari al mese da spendere per s. Ed era proprio per s,
che intendeva spenderli.
La sua famiglia, a cui scaric prontamente Roy, aveva
altre idee. Tennero il bambino per tre anni, riuscendo di tanto
in tanto a carpire pochi dollari alla figlia con qualche
moina. Poi, un bel giorno, il nonno di Roy apparve in citt,
portandolo sotto un braccio e agitando un frustino con l'altra
mano. E pass a una dimostrazione della teoria che sosteneva
da sempre: una ragazza non  mai troppo grande per
una frustata.
Essendosi gi forgiato da parecchio, il carattere di Lilly
Dillon cambi poco, dopo quella batosta. Per tenne con s
Roy, non avendo scelta, e spaventata dalla cupa promessa
del padre di tenerla d'occhio si trasfer alla larga da lui.
Stabilitasi a Baltimora, trov un impiego lucroso e poco
impegnativo come entraneuse. O, per la precisione, era poco
impegnativo per quanto la riguardava. Lilly Dillon non si
metteva a disposizione di nessuno, almeno non per pochi
dollari o qualche bicchiere. La sua apparente insensibilit
spesso scoraggiava i clienti, ma attirava attenzioni interessate
da parte dei suoi datori di lavoro. In fin dei conti, di
sciacquette era pieno il mondo, puttane che si davano via
per una parolina dolce o un bicchierino. Ma una tipa in
gamba, una pupa che non soltanto aveva bellezza e classe
ma era pure in gamba, be', quella si che pu tornare utile.
E infatti la utilizzarono, in posizioni di sempre maggiore
responsabilit. Come direttrice di sala, reclutatrice per una
catena di locali, segnalatrice di dipendenti pasticcioni o dalle
mani lunghe; come corriere, ufficiale di collegamento, talpa,
come esattore e pagatore. E cos via, salendo un gradino dopo
l'altro... O dovrei dire scendendo? Piovevano soldi a palate,
ma poca di quella pioggia cadeva su suo figlio.
Decise di spedirlo in collegio per poi ripensarci, indignata,
quando aveva sentito l'ammontare della retta. Un paio
di migliaia di dollari l'anno, pi un mucchio di extra, e solo
per occuparsi di un ragazzino! Solo per tenerlo fuori dai
guai! Cavolo, con quella somma poteva comprarsi una bella
pelliccia di visone.
Dovevano averla presa per un'idiota, decise. Era una bella
seccatura, ma avrebbe badato lei stessa a Roy. E miseriaccia,
era meglio che stesse fuori dai guai, altrimenti l'avrebbe spellato
vivo.
Lilly era, naturalmente, impregnata di certi istinti inestirpabili,
per quanto corrosi e atrofizzati; aveva, quindi, i suoi
rari momenti di coscienza. Inoltre c'erano cose che andavano
fatte, per amore delle apparenze: per soffocare i sospetti
di negligenza e i fastidi che ne conseguono. In ogni caso,
ovviamente, come anche Roy sapeva d'istinto, tutto ci che
lei faceva, lo faceva per se stessa, per paura o per scaricarsi
la coscienza.
Generalmente, si comportava come una sorella maggiore
egoista con un fratellino rompiscatole. Bisticciavano tra
loro. Lei si divertiva un mondo a divorargli qualche ghiottoneria
sotto il naso mentre lui le ballava attorno infuriato
e impotente.
Sei cattiva! Sei una vecchia scrofa ingorda, ecco!
Non insultare, moccioso! E gi una sberla. Ti imparo
io!
Imparami, imparami! Non sei neanche capace a dire "ti
insegno!"
A scuola era bravissimo e la sua condotta era ottima. Imparava
facilmente, e la condotta gli sembrava semplicemente
una questione di buonsenso. Perch rischiare di cacciarsi nei
guai quando non ci guadagnavi niente? Perch farsi trattenere
a scuola oltre l'orario a perder tempo, quando potevi stare
in giro a vendere giornali o far commissioni o qualche lavoretto?
Il tempo era denaro, e il denaro faceva girare il mondo.
Essendo il pi sveglio e il pi educato della classe, naturalmente
si attirava le antipatie dei ragazzi di altro tipo. Ma
per quanto crudeli e frequenti fossero gli attacchi subiti,
Lilly non gli offriva che una partecipazione sardonica.
Soltanto un braccio? diceva, se lui mostrava un braccio
distorto e gonfio.
Oppure, se gli avevano fatto saltare un dente: Soltanto
un dente?
E quando si prendeva un sacco di legnate, con spaventose
minacce di un peggio che doveva ancora venire: Be', di
cosa ti lamenti? Potranno anche ammazzarti, ma non possono
mica mangiarti.
Strano a dirsi, trovava un certo conforto in quei commenti
equivoci. All'apparenza erano peggio di niente, soltanto
beffe aggiunte al danno, ma sotto la superficie c'era una
logica gelida e spietata. Una fatalistica filosofia del fai
quel che devi o va' all'inferno che poteva adattarsi a tutto
fuorch all'oblio.
Lilly non gli piaceva, ma fin per ammirarla. Non aveva
mai fatto altro che rendergli la vita difficile, e questo era
pressoch il massimo della sua generosit con chiunque. Ma
se l'era cavata bene. Sapeva badare a se stessa.
Non mostr tenerezze per lui finch non entr nell'adolescenza,
un ragazzo bello e sano con capelli neri come il
carbone e occhioni grigi. Allora Roy, con segreto piacere,
cominci a notare un sottile mutamento in sua madre, un
addolcirsi della voce quando gli parlava e una fame repressa
negli occhi quando lo guardava. E vedendola cos, sapendo
che cosa c'era dietro quel cambiamento, si divertiva un
mondo a provocarla.
Qualcosa non andava? Voleva che lui si levasse di torno
per un po' e la lasciasse sola?
Oh, no, Roy. Davvero. M-mi piace stare insieme a te.
Su, Lilly, lo dici solo per educazione. Mi levo subito dai
piedi.
Per piacere, te-tesoro... E si mordeva le labbra per essersi
lasciata sfuggire quell'insolita espressione d'affetto,
mentre un rossore imbarazzato le si spandeva sul bel volto.
Per piacere, resta con me. In fondo sono... sono tua m-madre.
Ma non lo era, non ricordava? Lo aveva sempre fatto
passare per il suo fratellino, ed era troppo tardi per cambiare
la storia.
Me ne vado subito, Lilly. So che lo desideri. Solo che
non vuoi ferire i miei sentimenti.
Era maturato presto, com'era naturale. A diciassette anni,
quasi diciotto, la primavera che aveva preso il diploma,
era maturo come un uomo che ha passato da un pezzo i
venti.
La sera del diploma, disse a Lilly che intendeva partire.
Sul serio.
Partire...? Se l'era aspettato, pens lui, ma non si era
ancora rassegnata. M-ma... ma non puoi! Devi andare al
college.
Non posso. Niente soldi.
Lei se ne usc in una risata incerta e gli diede dello sciocco,
evitando il suo sguardo, rifiutandosi di venire respinta
come certamente sapeva che sarebbe accaduto.
Certo che ne hai, di soldi! Io ne ho un mucchio, e tutto
quello che ho  tuo. Tu...
"Tutto quello che ho  tuo" le fece eco Roy, gli occhi
ridotti a fessure sottili. Sarebbe un buon titolo per una canzone,
Lilly.
Puoi andare in una delle scuole migliori, Roy. Harvard,
Yale, posti cos. Di sicuro i tuoi voti sono abbastanza buoni,
e con i miei soldi - i nostri soldi...
Su, Lilly. Lo sai che i soldi servono per te.  sempre
stato cos.
Sussult come se l'avesse colpita, una smorfia nauseata
sul viso, e il lindo tailleur taglia trentanove sembr improvvisamente
penzolarle addosso: una morale crudele per una
vita che le aveva procurato tutto senza darle niente. E Roy,
per un momento, quasi si intener. Quasi la compat.
E poi lei rovin tutto. Si mise a piangere, a frignare come
una bambina, e questa era una cosa sciocca, una cosa stupida
da fare per Lilly Dillon; e a coronare quell'esibizione ridicola
e imbarazzante, la butt sul melodrammatico.
N-non essere cattivo con me, Roy. Ti prego, per piacere.
M-mi stai s-spezzando il cuore...
Roy si mise a ridere forte. Non riusc a trattenersi.
Soltanto un cuore, Lilly? disse.
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CAPITOLO 3.
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Roy Dillon abitava in un albergo chiamato Grosvenor-Carlton,
nome che suggeriva un'imponenza del tutto inesistente.
Vantava cento camere, cento bagni, ma non era che
una vanteria. In realt c'erano soltanto ottanta camere e trentacinque
bagni, compresi quelli del corridoio e le due toilette
dell'atrio, che non si potevano proprio chiamare bagni.
Era una roba a quattro piani con la facciata di arenaria
bianca e un piccolo atrio con pavimento palladiano. Gli impiegati
erano anziani pensionati, ben lieti di lavorare per un
salario irrisorio e una stanza gratis. Il fattorino negro, che
per divisa usava un vecchio berretto da capotreno, fungeva
anche da portiere, addetto all'ascensore e tuttofare. Con
un'organizzazione del genere, il servizio lasciava un po' a
desiderare. Ma, come sottolineava il proprietario con la sua
energica giovialit, tutti quelli che avevano una fretta del
diavolo potevano farsi una corsa fino a uno di quegli alberghi
di Beverly Hills, dove sicuramente trovavano una bella
cameretta per cinquanta bigliettoni al giorno, invece della
tariffa minima di cinquanta al mese del Grosvenor-Carlton.
In linea di massima, il Grosvenor-Carlton non era molto
diverso dai numerosi altri alberghi "familiari" e "commerciali"
schierati lungo la West Seventh e Santa Monica e altre
arterie a grande traffico di West Los Angeles; posti che
servivano coppie in pensione e lavoratori, uomini e donne,
che avevano bisogno di una residenza nei paraggi. Questi
ultimi erano soprattutto maschi scapoli: commessi, impiegati
e simili, dal momento che il proprietario nutriva forti
pregiudizi contro le donne non sposate.
Mettiamola cos, signor Dillon disse durante la loro
prima conversazione. Se affitto a una donna bisogna che
abbia una camera con bagno. Su questo mi impunto, chiaro,
perch altrimenti quella tiene sempre occupato il bagno
del corridoio, a lavarsi quei dannati capelli, i vestiti e qualunque
altra dannata cosa immaginabile. Allora, il minimo
per una camera con bagno  diciassette alla settimana, quasi
ottanta verdoni al mese, soltanto per un posto dove dormire
e senza uso cucina. E quante saranno le pollastrelle che
fanno abbastanza soldi da pagare ottanta al mese per dormire,
e pranzare e cenare al ristorante e comprarsi vestiti e
tutti quei fottuti pastrocchi da spalmarsi sulla faccia che gli
ha dato il buon Dio, e... e... Lei  un uomo timorato di Dio, signor Dillon?
Roy annu, incoraggiante; per niente al mondo avrebbe
interrotto il proprietario. Le persone, conoscerle, era la sua
professione. E il solo modo di conoscerle era ascoltarle.
Be', pure io. Io e la mia povera moglie, maledizione...
riposi in pace, siamo entrati a far parte della chiesa insieme.
Trentasette anni fa, gi a Wichita Falls in Texas, dove avevo
il mio primo albergo. Fu l che cominciai a conoscere le pollastrelle.
Non li fanno proprio, i soldi per vivere in albergo,
chiaro, e possono procurarseli in un modo solo. Vendendo la
mercanzia, capito? Aprendo quei bei salvadanai a porcellino
che hanno tutte quante. All'inizio lo fanno solo una volta
ogni tanto, per sbarcare il lunario. Ma presto cominciano a
tenere il salvadanaio aperto ventiquattro ore al giorno. Perch
diavolo non dovrei farlo? pensano. Gli basta aprire quella
graziosa fessurina e i soldi cominciano a piovere, e non
gliene fa un baffo se danno all'albergo una cattiva nomea.
Oh, mi dia retta, signor Dillon. Ho gestito alberghi in
giro per tutto questo nostro meraviglioso paese e posso dirle
che battone e alberghi non vanno proprio d'accordo. 
contro le leggi di Dio e contro le leggi degli uomini. Uno
penserebbe che la polizia sia troppo occupata ad acchiappare
i veri criminali per mettersi a dare la caccia alle battone,
ma  cos che gira la giostra, e per me va bene. Un
briciolo di prevenzione,  il mio motto. Se tieni fuori le
pollastrelle stai tenendo fuori le battone e hai un bel posto
pulito e rispettabile come questo, senza tanti sbirri intorno.
Insomma, se adesso entrasse uno sbirro, saprei che  uno
nuovo e gli direi di tornare dopo aver dato una controllata
in centrale; e quello non torna pi, signor Dillon; gli dicono
che non  necessario, miseriaccia, perch questo  un albergo, non un puttanaio.
Sono lieto di saperlo, signor Simms replic Roy sinceramente.
Sono sempre stato molto attento ai posti dove abito.
Giusto. Cos' deve fare un uomo dichiar Simms. Ora,
vediamo. Lei voleva una suite di due camere, diciamo salottino,
camera da letto e bagno. Il problema  che non ce n'
molta richiesta, da queste parti. Le suite le abbiamo separate
e trasformate in camera con bagno e camera senza. Ma...
Apr una porta con la chiave e sospinse il probabile inquilino
in una camera da letto spaziosa, con il soffitto alto che la
qualificava come una tipica costruzione anteguerra. La porta
comunicante si apriva su un'altra stanza, identica alla prima,
ma senza il bagno. Era l'ex salottino, e Simms assicur Roy
che si poteva riconvertire in men che non si dica.
Certo, possiamo togliere il mobilio da camera da letto.
Rimettiamo quello del salottino in quattro e quattr'otto: scrivania,
divanetto, poltrone, tutto quello che desidera nei limiti
del ragionevole. Mobili tra i pi belli che abbia mai visto.
Dillon disse che gli sarebbe piaciuto dare un'occhiata e
Simms lo condusse al magazzino nel seminterrato. Non erano
proprio i pi belli che avesse mai visto, ovviamente, ma
erano decorosi e pratici; e lui non si aspettava n voleva
qualcosa di davvero elegante. Aveva una certa immagine da
tutelare. Il ritratto di un giovane che guadagnava abbastanza
(non di pi) e che era soddisfatto cos.
Si inform sul costo della suite. Simms affront l'argomento
in modo tortuoso, insistendo sulla duplice necessit
di mantenere una clientela d'alta classe, giacch non si sarebbe
accontentato di niente di meno, perdio, e anche ricavarne
un profitto, che era dura, miseriaccia, per un uomo
timorato di Dio, di questi tempi.
Insomma, certi bifolchi che arrivano qua, cio che provano
ad arrivare qua, ti saltano al collo per una lampadina
bruciata. Niente li fa contenti, capisce?  come il popcorn
caramellato, pi gliene danno e pi ne vogliono. Ma  cos
che gira la girandola, credo, e come si diceva gi a Wichita
Falls, se non sai piantare il palo  inutile che scavi la buca.
Uh, centoventicinque al mese, signor Dillon?
Sembra ragionevole sorrise Roy. La prendo.
Mi spiace, signor Dillon. Per lei vorrei ritoccare un pochino
il prezzo. Non dico che non lo farei, per il cliente giusto.
Ora, se lei mi garantisce di fermarsi per un minimo di
tre mesi, ecco...
Signor Simms lo interruppe Roy.
... ecco, potrei offrirle un prezzo speciale. Facendo i salti
mortali, posso arrivare a...
Signor Simms, tagli corto Dillon le firmo il contratto
per un anno. Pagamento anticipato del primo e dell'ultimo
mese. E centoventicinque al mese andr benone.
Sul... sul serio? Il proprietario era incredulo. Un anno
di affitto a centoventicinque e... e...
Sicuro. Non credo nell'utilit di spostarsi tanto. Traggo
profitto dalla mia attivit e penso che gli altri debbano fare
altrettanto con la propria.
Simms deglut rumorosamente. Rimase a bocca aperta. Il
ventre gli si contorse nelle braghe e tutta la faccia, compresa
la parte che si estendeva dietro, verso i capelli diradati, arross
di piacere. Era un attento ed esperto studioso della natura
umana, dichiar. Riconosceva un bifolco quando lo vedeva,
e riconosceva un gentiluomo; aveva capito immediatamente
che Roy Dillon apparteneva alla seconda categoria.
E lei  in gamba annu saggiamente. Sa che non  una
buona politica tirar fregature nel posto dove si abita. Diavolo,
che vantaggio c' a fregare pochi dollari a un albergo,
gente che vedrai tutti i giorni, se poi quelli ti prendono in antipatia?
Ha perfettamente ragione fece Dillon con calore.
Simms rispose che poteva dirlo forte. Mettiamo, per esempio,
che ci fosse un'indagine su un pensionante del tipo bifolco.
Cosa si poteva dire onestamente di lui, comunque, a
parte che abitava qui e che un buon cristiano non dice niente
di un uomo, se non pu dire qualcosa di buono? Ma se oggetto
dell'indagine era un gentiluomo, be', allora l'onest ti
obbligava a dirlo. Non soggiornava soltanto all'albergo, ci
viveva, un uomo di evidente reputazione e mezzi con un contratto d'affitto annuale e...
Dillon annuiva e sorrideva, lasciandolo straparlare. Il
Grosvenor-Carlton era il sesto albergo che aveva visitato
dopo il suo arrivo da Chicago. Tutti avevano offerto alloggi
simili e altrettanto o pi economici di questo. Infatti c'
una sovrabbondanza cronica di camere, negli alberghi minori
di Los Angeles. Ma in tutti i casi aveva trovato qualcosa
di vago e indefinibile da obiettare. Non avevano
l'aspetto giusto. Non avevano l'atmosfera giusta. Soltanto
il Grosvenor-Carlton e Simms li avevano.
... ancora una cosa stava dicendo ora Simms. Questa
 casa sua, chiaro? Con un contratto di questo tipo,  come
se lei affittasse una casa o un appartamento.  la sua reggia,
come dice la legge, e se volesse ricevere un ospite, sa,
una signora, be', ne ha pieno diritto.
Grazie di averlo detto Roy annu gravemente. Non ho
in mente nessuno, al momento, ma di solito stringo amicizie dovunque vada.
Naturale. Un bel giovanotto come lei non pu non avere
amicizie femminili, e di classe, ci scommetto. Mica di
quelle donnacce che guastano un posto soltanto attraversando l'atrio.
Mai lo rassicur Dillon. Sto molto attento alle amicizie,
signor Simms. Specie quelle femminili.
Era prudente. In quattro anni di soggiorno in albergo
aveva avuto una sola visitatrice, una trentenne divorziata,
e in lei tutto (aspetto, vestiti e modi) era pi che soddisfacente
anche per l'accorto Simms. L'unico difetto che era
riuscito a trovarle era che non andava da lui abbastanza
spesso. Perch anche Moira Langtry era accorta. Avesse
potuto agire a modo suo, cosa che Dillon, per propria politica,
le impediva quasi sempre di fare, si sarebbe tenuta
lontana almeno un miglio dal Grosvenor-Carlton. Dopotutto
aveva un graziosissimo appartamento di sua propriet,
con una camera da letto, due bagni e angolo bar. Se
davvero voleva vederla (e cominciava a dubitarne), perch non poteva andare da lei?
Allora, perch no? gli chiese, mentre lui si alzava a
sedere sul letto con la cornetta del telefono in mano. Non
 pi lontano per te di quanto sia per me.
Ma tu sei tanto pi giovane, cara. Una fresca ragazza
come te pu permettersi di accontentare un vecchio traballante.
Non otterrai un bel niente con le lusinghe, mister. Era
compiaciuta. Ho cinque anni pi di te, e me li sento tutti.
Dillon sorrise. Cinque anni? Diavolo, ne aveva come minimo
dieci pi di lui. A dire il vero mi sento un po' fuori
fase spieg. No, no, niente di contagioso. L'altra notte
sono inciampato in una sedia al buio e mi sono preso una brutta botta nello stomaco.
Be'... Forse potrei venire io...
Ecco la mia ragazza! Aspetterei col fiato sospeso, se non stessi ansimando.
Mmm? Fammi sentire.
Pant, pant fece lui.
Povero piccolo. Moira arriver pi in fretta che pu.
A quanto pare era gi vestita per uscire quando l'aveva
chiamata, dal momento che arriv dopo meno di un'ora. O
forse gli era solo sembrato. Si era alzato per togliere il chiavistello
prima del suo arrivo, e tornando a letto si era sentito
stranamente stanco e debole. Cos si era abbandonato,
chiudendo gli occhi, e quando li riapr dopo un tempo che
gli parve brevissimo, lei stava entrando nella stanza. Maestosa
sulle minuscole scarpe con i tacchi a spillo, una fluttuante
ma compatta creatura dai lucenti capelli neri e sguardo
diretto, di scura intensit.
Si ferm un momento appena varcata la soglia, sicura di
s ma supplichevole. In posa come una di quelle arroganti e
invitanti mannequin. Poi allung la mano dietro di s, cercando
e trovando il chiavistello. E girandolo con un lieve clic.
Roy smise di chiedersi quanti anni avesse.
Era vecchia abbastanza, Moira Langtry.
Era giovane abbastanza.
L'approvazione silenziosa di Roy le parl e impresse al
corpo un piccolo spasmo, lasciando pendere da una spalla
la stola di ermellino. Poi, con una delicata oscillazione delle
anche, attravers lentamente la stanza, il piccolo mento
in fuori, come trainata in avanti dal generoso squilibrio all'interno
della camicetta bianca.
Si ferm con le ginocchia premute contro il letto e lui,
guardando in su, non vide altro che la punta del suo naso al
di sopra del profilo dei seni.
Alz un dito e le diede un colpetto prima su un capezzolo e poi sull'altro.
Ti stai nascondendo disse. Vieni fuori, vieni fuori,
ovunque tu sia.
Lei si inginocchi con grazia, piantandogli in faccia gli
scuri occhi ardenti.
Sei disgustoso gli disse con voce inespressiva, la camicetta
che tremolava di luce mentre parlava. Ti odio.
I gemelli sembrano irrequieti. Forse dovremmo metterli
a letto.
Lo sai cosa faccio adesso? Ti strangolo!
O morte, dov' il tuo dardo? disse lui; quindi, per un
po', fu costretto a restare senza voce. Dopo una profumata
eternit di incredibile dolcezza, gli fu consentito di emergere
per respirare. E le parl in un sussurro.
Hai un buon odore, Moira. Come una cagna in una serra.
Tesoro. Che bella cosa da dire!
Forse non hai un odore tanto buono...
S, invece. L'hai appena detto.
Forse sono i vestiti.
Sono io! Vuoi che te lo dimostri?
E cos fece, e cos fecero.
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
.
...
Quando si era stabilito a Los Angeles, l'interesse di Roy
Dillon per le donne era prudentemente circoscritto dalla
necessit. Aveva ventun anni ma sembrava pi vecchio. La
sua inclinazione verso l'altro sesso era forte come quella di
qualunque uomo; e si rafforzava ancora, forse, a causa dei
successi che aveva sempre mietuto. Ma si teneva leggero,
come si dice. Si era guardato ben bene attorno, prima di
scegliere Los Angeles come base operativa stabile, e il suo
capitale era ormai ridotto a meno di mille dollari.
Erano un bel po' di soldi, naturalmente. A differenza dei
truffatori in grande, che per metter su le loro scene elaborate
possono aver bisogno anche di centomila dollari, il piccolo
truffatore pu campare di bruscolini. Ma Roy Dillon,
pur restando fedele alle piccole frodi, stava abbandonando
l'ordine normale delle cose.
A ventun anni si era stancato del mordi-e-fuggi. Sapeva
che il "fuggi" (scantonare di citt in citt prima che la pula si
scaldasse troppo) poteva assorbire buona parte del "mordi",
anche per un tipo parsimonioso. Che poi si ritrovava comunque
a lavorare pi sodo e pi spesso possibile, senza mai liberarsi
del lupo che gli morde il fondo dei calzoni sdruciti.
Roy ne aveva visti, di uomini cos.
Una volta, durante un'uscita speciale fuori Denver, si
era imbattuto in una "banda" di tipi cos, poveri diavoli con
il capitale dissipato al punto di dover mettere in comune
le risorse.
Facevano un giochetto con le carte. Il mazziere recitava
la parte del "pollo" che gli altri erano decisi a fregare. Mentre
questo girava la testa per discutere coi due compari (tenendo
le tre carte aperte sul palmo), l'acchiappagonzi aveva
disegnato un segnetto sulla carta in cima, con un'enfatica
strizzata d'occhio a Roy.
Fregalo, amico! La battuta "sussurrata" fu pronunciata a
voce ridicolmente alta. Metti gi quel bigliettone che hai.
Il cinquanta o il cento? sussurr a sua volta Roy.
Il centone! Svelto!
Potrei scommettere cinquecento?
Be', ehm, no. Meglio cento, per cominciare.
La mano opportunamente tesa del mazziere iniziava a
stancarsi. I compari erano ormai a corto di argomenti per
distrarre la sua attenzione. Ma Roy seguit con il suo scherzo
crudele.
Quanto  alta la carta segnata?
Un asso, per la miseria! Le altre sono dei due! Ora...
L'asso batte i due?
Se l'asso...! Diavolo, s, per la miseria! Avanti, scommetti!
Gli altri passeggeri della carrozza bar cominciavano ad
afferrare e a sorridere. Roy tir fuori laboriosamente il portafogli
e ne estrasse un biglietto da cento. Il mazziere cont un
mucchietto spiegazzato di biglietti da uno e da cinque. Poi
mischi, nascondendo nel palmo l'asso segnato e sostituendolo
con un due segnato e scambiando un due con un asso
non segnato. Che a occhio nudo non appariva segnato, cio.
Si venne al dunque. Le tre carte furono sbattute a faccia
in gi sul tavolo. Roy le studi, strizzando gli occhi. Non
ci vedo troppo bene si lament. Mi presti i suoi occhiali.
E con destrezza si impossess dei "visori" del mazziere.
Attraverso le lenti colorate individu immediatamente
l'asso e incass il denaro.
La banda lasci la carrozza alla chetichella, tra gli sberleffi
degli altri passeggeri. Alla citt successiva, uno slargo
in una strada fangosa, saltarono gi dal treno. Probabilmente
non avevano fondi per andare oltre.
Mentre il treno ripartiva, Roy li vide l sul marciapiede
deserto, le spalle strette per ripararsi dal freddo, nuda paura
sui volti pallidi e smunti. E nel confortevole tepore della
carrozza di prima classe, rabbrivid per loro.
Rabbrivid per se stesso.
Ecco dove ti portava il mordi-e-fuggi, dove poteva portarti.
Questo, o qualcosa di ancor peggiore, era il destino degli
sradicati. Uomini per cui le radici erano un rischio pi che un
vantaggio. E i ragazzi del giro grosso non erano pi immuni
dei loro relativamente meschini fratelli. In realt, il loro destino
era spesso peggiore. Suicidio. Tossicodipendenza e delirium
tremens. La gattabuia e la gabbia dei matti.
Moira si mise a sedere, slanci le gambe gi dal letto e
recuper una sigaretta dal leggio. Quando l'ebbe accesa,
Roy la prese per s e lei ne rimedi un'altra.
Roy, disse guardami.
Oh, sto guardando, cara. Credimi.
Su. ti prego! Questo...  tutto quel che abbiamo, Roy?
Tutto quello che avremo? Non dico per disprezzarlo, cerca
di capire, ma non dovrebbe esserci qualcosa di pi?
Come potremmo arrivarci, a questo di pi? Facendoci
il solletico ai piedi?
Lo guard in silenzio e gli occhi ardenti si fecero opachi,
fissandolo da dietro un velo invisibile. Senza girare la testa,
allung una mano e spense lentamente la sigaretta.
Era divertente fece lui. Avresti dovuto ridere.
Oh, sto ridendo, caro. Credimi.
Si chin a raccogliere una calza e cominci a infilarsela.
Un po' preoccupato, la costrinse a voltarsi e guardarlo.
A che cosa punti, Moira? Al matrimonio?
Non ho detto questo.
Ma io te l'ho chiesto.
Lei si accigli, esitante, poi scosse la testa. Non credo.
Sono un tipetto alquanto pratico e non ho intenzione di dare
pi di quello che prendo. Potrebbe essere piuttosto imbarazzante
per un venditore di bustine di fiammiferi, o quel che sei.
L'aveva colpito, ma lui continu a scherzare: Ti spiace
passarmi la cassetta del pronto soccorso? A quanto pare mi
hanno appena graffiato.
Non preoccuparti. La micetta ha fatto tutte le vaccinazioni.
In effetti i fiammiferi sono soltanto un lavoro secondario.
La mia vera attivit  gestire un bordello.
Costi ed entrate procedevano sempre testa a testa. Un affare
andato a monte, e il disastro sarebbe stato prossimo.
E questo a Roy Dillon non doveva succedere.
Durante il primo anno a Los Angeles, si era mantenuto
rigorosamente pulito. Un venditore indipendente con una
clientela di piccoli imprenditori. Quando era tornato con
discrezione al mestiere della truffa, era rimasto comunque
un venditore. E lo era ancora. Aveva una posizione finanziaria
e un conto in banca. Conosceva letteralmente centinaia
di persone che avrebbero attestato la sua ottima reputazione.
A volte chiedeva loro di fare proprio questo, quando
montava il sospetto che potesse ritrovarsi la polizia addosso.
Ma naturalmente non si rivolgeva mai due volte alla
stessa persona; e comunque non accadeva spesso. La sicurezza
gli dava fiducia in se stesso. Sicurezza e fiducia avevano
prodotto un alto grado di abilit.
Realizzando tutto questo, non aveva avuto tempo per le
donne. Nient'altro che gli incontri casuali, saltuari che qualunque
giovane potrebbe avere. Soltanto sul finire del terzo
anno aveva cominciato a guardarsi attorno in cerca di un
tipo particolare di donna. Che non fosse soltanto assai desiderabile,
ma che fosse disposta ad accettare, e perfino preferisse,
l'unico tipo di accordo che lui intendeva offrire.
...
.
...
La trov - Moira Langtry - in chiesa.
Era uno di quei gruppi di svitati che sembrano abbondare
sulla costa occidentale. Il capo clown era uno yogi, o uno
swami o qualcosa del genere. Mentre il suo pubblico lo ascoltava
come ipnotizzato, quello continuava a salmodiare della
Suprema Sapienza dell'Oriente, senza mai spiegare perch
la pi alta incidenza di malattia, morte e analfabetismo del
mondo persistesse alla fonte di detta sapienza.
Roy rimase un po' sorpreso di trovare tra i presenti una
persona come Moira Langtry. Non era proprio il tipo. Si
accorse della perplessit di lei quando lo vide, ma Roy aveva
le sue ragioni per essere l. Era un modo innocente per
trascorrere un po' di tempo. Pi economico del cinema e divertente
il doppio. Inoltre, pur passandosela gi benissimo,
non era insensibile alla possibilit di fare ancora meglio. E
in riunioni come queste, si poteva trovare un modo.
I partecipanti erano indiscutibilmente fessi. Per lo pi
fessi carichi di quattrini, vedove e zitelle di mezz'et; donne
afflitte da un vago prurito che si poteva lenire in cambio
di un bel malloppo. Sicch... Be', non si sa mai, giusto?
Potevi tenere gli occhi aperti, senza metterti in situazioni complicate.
Il clown termin il suo numero. Furono fatte circolare delle
ceste per l'"offerta di adorazione". Moira vi gett dentro il
suo programma e usc. Con un largo sorriso, Dillon la segu.
Indugiava nell'atrio, affaccendata a infilarsi i guanti.
Quando lui si avvicin, alz lo sguardo con cauta approvazione.
Allora, che cosa ci fa le disse una bella ragazza come
lei in un posto come questo?
Oh, sa com'. Rise sommessamente. Sono passata
per un bicchiere di yogurt.
Ohi ohi. Meno male che non le ho offerto un martini.
Ha ragione. Non mi accontenter di nulla di meno di
uno scotch doppio.
Fu da l che partirono.
E arrivarono rapidamente dov'erano ora. O a una copia
comunque molto simile.
Negli ultimi tempi, oggi in particolare, sentiva che lei
avrebbe voluto spingersi oltre.
C'era un solo modo di affrontare la cosa, a suo parere:
con mano leggera. Nessuno poteva ridere e fare sul serio
allo stesso tempo.
Lasci scivolare la mano sul suo corpo, sostando sull'ombelico.
Sai una cosa? disse. Se ci metti un chicco
d'uvetta possono scambiarti per un biscotto.
No fece lei, sollevandogli la mano e lasciandola cadere
sul letto.
Oppure puoi disegnarci intorno un cerchio e far finta di
essere una ciambella.
Sto cominciando a sentirmi come una ciambella replic
lei. La parte in mezzo.
Ah, bene. Avevo paura che fosse qualcosa di sconcio.
Lei lo interruppe con fermezza, rimettendolo in riga: Ma
tu sai cosa voglio dire, Roy. Non sappiamo niente l'uno dell'altro.
Non siamo amici. Non siamo nemmeno conoscenti.
Da quando ci siamo incontrati non  stato altro che correre a
letto e correre a letto.
Non mi sembrava che lo disprezzassi poi tanto.
Infatti. Per me  una cosa indispensabile. Ma non credo
sia tutto qui.  un po' come vivere di sandwich alla senape.
E tu vorresti il pt?
Bistecche. Qualcosa di nutriente. Ah, diavolo, Roy...
Scosse la testa con stizza. Non so. Forse non c' sul men.
Forse ho sbagliato ristorante.
Madame  troppo crudele! Pierre si annegher nella
soup!
A Pierre non importa niente ribatt se madame vive
o muore. Lo ha messo bene in chiaro.
Moira fece per alzarsi, con gesto che pareva definitivo.
Lui la afferr e la rispinse sul letto, tirandola nuovamente
a s. La tocc, le carezz i capelli e la baci sulle labbra.
Mmm, si disse. Si, ne sono sicuro. L'acquisto  definitivo,
la merce non si cambia.
Ecco che ricominciamo fece lei. Via verso la stratosfera
prima ancora di aver posato i piedi per terra.
Insomma, mi sono preso un bel po' di disturbo per trovarti.
Una piccola pernice molto graziosa. Forse nel bosco
ci sono prede migliori, ma forse no. ...
...  meglio una gallina a letto oggi che... O qualcosa del
genere. Ti sto rovinando il monologo, temo, Roy.
Aspetta! La trattenne. Sto cercando di dirti una cosa.
Che tu mi piaci e che sono un pigro. Non voglio continuare
a cercare. Fammi solo vedere il cartellino del prezzo, e se
posso comprer.
Adesso va meglio. Ho idea che potrebbe essere piuttosto
vantaggioso per tutti e due.
Allora da dove cominciamo? Qualche serata in citt?
Una botta di vita a Las Vegas?
Mmm, no, credo di no. E poi non potresti permettertelo.
Sorpresa replic, secco. Non ti farei nemmeno pagare
il viaggio.
Insomma, Roy... Gli arruff affettuosamente i capelli.
Non  il genere di cosa che ho in mente, comunque. Un
mucchio di ragazze, lustrini e cristalli. Se dobbiamo andare
da qualche parte, dovrebbe essere dall'altro lato della strada.
Distesi e tranquilli, capito, in modo che possiamo parlare
un po', tanto per cambiare.
Be', a La Jolla si sta bene in questo periodo dell'anno.
A La Jolla si sta bene in qualsiasi periodo. Ma sei sicuro
di poterti permettere...
Tu continua cos la avvert. Ancora una parola di questa
canzone, e avrai le chiappe pi rosse di tutta La Jolla.
La gente penser che ci sono due tramonti.
Puh! Credi di farmi paura?
E vattene fuori di qui, chiaro? Torna a strisciare nel tuo
cunicolo! Mi hai dissanguato, mi hai convinto a sperperare i
risparmi di una vita, e ora vuoi ammazzarmi di chiacchiere!
Lei rise con affetto e si alz. Quando fu vestita, torn a
inginocchiarsi di fianco al letto per salutarlo con un bacio.
Sei sicuro di star bene, Roy? Gli scost i capelli dalla
fronte. Sei piuttosto pallido.
Oh, Dio gemette lui. Non se ne andr mai pi, questa
donna? Prima mi fa fare il turno doppio, poi dice che sono
pallido!
Moira usc, sorridendo compiaciuta. Molto soddisfatta
di s.
Roy si alz fiaccamente e fece il viaggio di andata e ritorno
dal bagno con gambe tremanti. Ricadde sul letto di
schianto, per la prima volta un po' preoccupato. Quale poteva
essere, comunque, la causa di questa strana, opprimente
debolezza? Non certo Moira; a lei era abituato. Non l'aver
mangiato pochissimo negli ultimi tre giorni. C'erano spesso
periodi in cui non aveva appetito, e questo era uno di
quelli. Quel poco che aveva mangiato gli era tornato su sotto
forma di liquido brunastro. Strano, dato che non aveva
preso altro che gelato e latte.
Aggrottando la fronte, si chin per esaminarsi. Aveva
un tenue livido giallo-violaceo sullo stomaco. Ma non gli
faceva pi male, a meno che non premesse molto forte.
Non aveva pi sentito dolore dal giorno in cui si era beccato
il colpo.
E allora...? Scroll le spalle e torn a sdraiarsi. Cose che
capitano, pens. Non si sentiva male. Quando uno  malato,
si sente male.
Mise i cuscini uno sull'altro e si sistem in posizione semiseduta.
Cos pareva andar meglio, ma stanco com'era, si
sentiva irrequieto. Con uno sforzo si allung a prendere i
pantaloni da una sedia accanto al letto e tir fuori una moneta
da un quarto di dollaro dal taschino.
A prima vista sembrava una moneta qualsiasi, ma non lo
era per niente. La croce era consumata, la testa no. Tenendola
tra la base dell'indice e del medio, nascosta di taglio,
poteva individuare le due facce.
La lanci in aria, la afferr e la fece atterrare sul dorso
dell'altra mano con un sonoro schiaffo. Era proprio questo
"lo schiaffo", in una delle sue possibili versioni. Uno dei tre
trucchetti classici dei piccoli truffatori.
Croce mormor, e croce fu.
Lanci nuovamente la moneta, e disse testa. E venne testa.
Cominci a chiudere gli occhi a ogni dichiarazione, per
esser certo di non barare inavvertitamente. La moneta andava
su e gi e il palmo schiaffeggiava, ingannevole, il dorso
dell'altra mano.
Testa... croce... testa, testa...
Poi, pi nessuno schiaffo.
Gli occhi si chiusero, e chiusi restarono.
Era passato da poco mezzogiorno. Quando li riapr, il
crepuscolo oscurava la stanza e il telefono squillava. Si
guard attorno ansioso, senza capire e senza sapere dove
si trovasse. Perduto in un mondo tanto strano quanto spaventoso.
Poi, riprendendo coscienza, sollev la cornetta.
S fece; e poi: Cosa, cosa? Pu ripetere, per favore?
Perch quanto stava dicendo l'impiegato non aveva
alcun senso.
Una visita, signor Dillon. Una giovane signora molto attraente.
Dice, risatina discreta dice di essere sua madre.
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
A diciotto anni non ancora compiuti, Roy Dillon se n'era
andato di casa. Non aveva portato con s altro che i vestiti
che indossava, vestiti comprati e pagati da lui. Non si era
portato soldi, soltanto il poco che aveva in tasca, e anche quello se l'era guadagnato da s.
Non voleva niente da Lilly. Lei non gli aveva dato niente
quando lui ne aveva bisogno, quando era troppo piccolo per fare da s, e ormai era troppo tardi per lasciarla entrare nel gioco.
Quando se ne and, non ebbe alcun contatto con lei per
i primi sei mesi. Poi, a Natale, le mand un biglietto, e un
altro per la festa della mamma. Erano entrambi di quelli
caramellosi, di una sdolcinatezza nauseabonda, ma il secondo
era addirittura assurdo. Un nugolo di cuori e fiori e
angioletti cicciottelli in un folle, esilarante montaggio. Il
messaggio stampato era dedicato a "Quel Tesoro di Mammina"
e sprizzava lacrimevoli baci della buonanotte e vassoi
di biscotti caldi di forno e caraffe di latte per il ragazzino che tornava a casa dopo i giochi.
Si sarebbe potuto pensare che "Quel Tesoro di Mammina"
(Dio benedica la sua argentea chioma) fosse la proprietaria
di una latteria-pasticceria senza alcun cliente tranne il
suo birichino (con la bici e il palloncino).
Quando sped quel biglietto rise tanto forte che quasi imbratt
l'indirizzo. Ma poi riflett ed ebbe qualche ripensamento.
Forse era lui l'oggetto dello scherzo, no? Forse, prendendosi
gioco di lei, svelava una ferita profonda e duratura,
ammettendo che lei era pi dura di lui. E questo, ovviamente,
non andava. Lui aveva preso tutto quel che Lilly aveva
da dargli e niente lo aveva intaccato. E miseriaccia, non doveva mai farle pensare il contrario.
Cos, in seguito continu a farsi vivo con lei, a Natale,
per il compleanno e cos via. Ma molto correttamente. Non
aveva abbastanza considerazione di lei, si diceva, per cedere
al ridicolo. Ci voleva una donna molto migliore di Lilly Dillon, per turbarlo.
L'unica espressione dei suoi veri sentimenti erano i regali
che si scambiavano. Infatti Lilly poteva ovviamente
permettersi regali di gran lunga migliori, ma lui non voleva
ammetterlo. Almeno fino a quando lo sforzo di mantenersi
alla sua altezza o surclassarla cominci non soltanto a mettere
in pericolo i suoi obiettivi a lunga scadenza, ma si rivel
per quel che era: un'altra manifestazione delle sue ferite.
Lei lo aveva ferito, o cos pareva, e lui, puerilmente, respingeva i suoi tentativi di riparazione.
Era possibile che lei se ne convincesse, comunque, e Roy
non poteva permetterlo. Quindi, scrivendole, aveva buttato
l che lo scambio di regali era diventato un'abitudine troppo
dispendiosa e che da allora in avanti era meglio limitarsi
a ricordini simbolici. Se lei voleva fare beneficenza a suo
nome, bene. La Citt dei Ragazzi poteva essere una scelta
adeguata. Lui, naturalmente, avrebbe fatto una donazione a nome di lei.
Magari a qualche istituto per donne bizzose...
Be', ma stiamo anticipando la storia, saltando l'elemento principale.
New York dista due ore di macchina da Baltimora. A diciotto
anni non ancora compiuti, Roy part, per quella che
era la meta logica di un giovane le cui uniche risorse erano
un bell'aspetto e un'innata smania di dollari veloci.
Avendo bisogno di guadagnare (ed essere pagato) immediatamente,
cominci a lavorare come venditore con una
provvigione fissa. Porta a porta, roba cos. Riviste, buoni
sconto su servizi fotografici, utensili da cucina, aspirapolvere...
Qualsiasi cosa apparisse promettente. E tutto ci che
sceglieva prometteva molto e dava poco.
Forse il signor Miles del Michigan aveva fatto 1380 dollari
il primo mese mostrando agli amici le stoffe Extratessuto e
forse O'Hara dell'Oklahoma guadagnava 90 dollari al giorno
con le ordinazioni di girelli Birillo Girotondo. Ma Roy
nutriva fortissimi dubbi in proposito. Massacrandosi letteralmente
di fatica, riusc a tirar su al massimo 125 dollari in
una settimana. Ma fu la sua settimana migliore in assoluto.
La sua media era di settantacinque-ottanta dollari, e doveva sgobbare per arrivarci.
Comunque era sempre meglio che fare il fattorino o uno
di quei lavoretti impiegatizi che promettevano "buone opportunit"
e "possibilit di carriera" invece di un salario appetibile.
Costavano poco, le promesse. Magari poteva andare
in uno di quei posti e promettere che un giorno sarebbe
diventato presidente: allora, che ne dite di un bell'anticipo?
Vendere era uno schifo, ma non conosceva altro. Era molto
seccato con se stesso. Eccolo qui a diciannove anni, quasi
venti, e gi un fallito patentato. Cosa c'era che non andava in
lui, comunque? Cosa aveva Lilly che non avesse anche lui?
Quindi scopr di avere vent'anni.
Fu un colpo di fortuna. Il pollo, proprietario di un negozio
di sigari, se l'era proprio cercata. Preoccupato, Roy aveva
continuato a frugare in cerca di una moneta dopo aver
ricevuto il resto della banconota e il negoziante irrequieto,
costretto a far aspettare gli altri clienti, d'improvviso aveva perso la pazienza.
Cribbio, amico! sbott. Sono solo pochi centesimi!
Me li dar la prossima volta.
Quindi gli restitu il biglietto da venti, e Roy era a un isolato
di distanza quando si rese conto di quanto era successo.
A quella consapevolezza ne segu subito un'altra: un giovane
ambizioso non aspettava casi fortunati come quello. Li
creava. E lui cominci a farlo senza esitazioni.
Da due posti venne scacciato con freddezza. In altri tre gli
fecero notare, pi o meno educatamente, che non aveva diritto
alla restituzione dei venti dollari. Negli ultimi tre, incass.
La fortuna lo rese euforico (ed era stata eccezionale, la
sua fortuna). Si chiese se esistessero altri trucchetti simili a
quello dei venti dollari, modi di far su in poche ore tanti
soldi quanti ne guadagnava un fesso in una settimana.
Esistevano. Fece la loro conoscenza quella sera stessa in
un bar dov'era andato a festeggiare.
Un cliente si sedette di fianco a lui, urtandogli il gomito.
Un po' del contenuto del suo bicchiere si vers e l'uomo,
scusandosi, insist per offrirgliene un altro. Quindi offr
ancora un altro giro. A quel punto, naturalmente, fu Roy a
offrire un giro. Ma qualcosa aveva sviato l'attenzione dell'uomo.
Scrutava il pavimento, quindi si chin e raccolse un dado, che pos sul bancone.
 caduto a te, amico? No? Be', senti. Non mi piace bere
tanto in fretta, ma se vuoi giocarti un giro, cos, per metterci in pari...
Lanciarono il dado. Roy vinse. E naturalmente questo
non bastava. Lanciarono ancora, per il prezzo di quattro bicchieri,
e stavolta vinse il tizio. E naturalmente nemmeno
questo bastava. Non l'avrebbe permesso, punto. Diamine,
si stavano solo scambiando qualche bicchiere, amichevolmente,
e di sicuro non aveva intenzione di uscire di li da vincitore.
Ci giochiamo otto bicchieri stavolta, be', diciamo cinque verdoni tondi, e poi...
Il cubetto, con le puntate che raddoppiano rapidamente,
 una rovina per i fessi.  questa la sua perversa bellezza. A
meno che non sia parecchio carico, il favorito lo pela con
un numero relativamente innocente di lanci vincenti.
I proventi dei raggiri di Roy sparirono in venti minuti.
Altri dieci, e tutto il suo denaro onesto aveva subito la stessa
sorte. Al tizio dispiaceva tantissimo; lo aveva detto lui
stesso. Roy doveva recuperare un paio di dollari perduti, e...
Ma Roy sentiva forte in bocca il sapore della frode, il sapore
e l'odore. Dichiar con fermezza che si sarebbe ripreso
met dei soldi. L'imbroglione (si chiamava Mintz) poteva
tenersi l'altra met per i suoi servigi di maestro di truffa.
Puoi cominciare le lezioni subito disse. Partiamo da questo
scherzetto coi dadi che mi hai appena fatto.
Mintz protest indignato per un po', Roy disse qualche
parola dura. Ma alla fine si spostarono in un separ e per
quella sera e qualche altra interpretarono i ruoli di insegnante
e allievo. Mintz non nascondeva niente. Al contrario, parlava
tanto da sfiorare quasi la noia. Perch aveva una meravigliosa
opportunit di lasciar da parte la finzione. Poteva mostrare
quant'era in gamba, cosa che normalmente la sua esistenza
gli impediva di fare, e poteva farlo in assoluta sicurezza.
A Mintz non piaceva il giochetto dei venti dollari. Richiedeva
quel qualcosa di indefinibile che a lui mancava. E
non lavorava mai con un partner, uno che distraesse il pollo
durante il gioco. Neanche quello, lavorare con un partner,
gli piaceva. Il malloppo finiva dimezzato. Era come mettersi
una mela sulla testa e dare a quell'altro un fucile. Perch
i truffatori, a quanto pareva, erano affetti da un bisogno irresistibile
di battere i loro colleghi. C'era poca gloria a fregare
un fesso... Diamine, i fessi erano fatti apposta. Ma incastrare
un professionista, anche se alla lunga ti costava, ah,
era una bella lustratina per l'orgoglio.
Lo schiaffo piaceva, a Mintz. Era naturale, ecco. Tutti
lanciavano monetine.
Gli piaceva particolarmente il cubetto, le cui virt erano
pressoch incalcolabili. Aggancia un gruppo di persone con
quello e ti trovi la pappa pronta per tutta la settimana.
Il cubetto va giocato sempre su una superficie molto ristretta,
un tavolino di bar o di separ. In questo modo non
si pu far davvero rotolare il dado, anche se sembra di si.
Scuoti vigorosamente la mano, trattenendo il dado con il
numero alto sulla faccia superiore, senza in realt mai
scuoterlo, poi lo fai cadere, lasciandolo scivolare e oscillare
ma mai girare. Se le vittime cominciano a sospettare,
lanci il dado da un bicchiere (niente di pi facile, trovandosi
in un bar). Ma nemmeno stavolta lo scuoti. Lo trattieni,
come prima, facendolo battere vigorosamente contro
il vetro e fingendo di agitarlo, poi lo fai cadere come prima.
Ci voleva pratica, certo. Come per tutto.
Se l'aria si scaldava troppo, spesso il barista dichiarava
il fuori tutti in cambio di una buona mancia. Ti chiamava al
telefono o diceva che c'erano sbirri in arrivo, roba cos. I
baristi erano cronicamente stufi dei bevitori. Vederli in trappola
come polli non gli dispiaceva affatto, se c'era da guadagnarci
un dollaro e i tizi non erano amici loro.
Mintz conosceva parecchi altri giochetti, oltre ai tre classici.
Certi garantivano profitti superiori al tetto massimo di
mille dollari della piccola truffa, ma richiedevano sempre
pi di una persona, oltre a tempo e preparazione considerevoli;
in parole povere, rasentavano la truffa in grande. E
avevano un solo grave difetto: se il fesso mangiava la foglia,
eri in trappola. Non avevi commesso un errore, non eri
solo stato sfortunato: avevi chiuso, e basta.
Nel mondo dei truffatori c'erano due particolari di capitale
importanza che Mintz non spieg al suo allievo. Uno di
questi sfuggiva a ogni spiegazione. Era un tratto acquisito,
qualcosa che ciascuno deve fare da s e a modo suo; cio
mantenere un alto grado di anonimato quando si rimane in
circolazione. Non potevi travestirti, naturalmente. Era pi
questione di non fare niente. Evitare qualsiasi stravaganza,
qualsiasi espressione, tono o linguaggio caratteristico, qualsiasi
posa, gesto, camminata... Tutto quello che potrebbe essere ricordato.
Questo il primo elemento essenziale non spiegato.
Presumibilmente, Mintz non spieg il secondo poich
non ne vide la necessit. Era una cosa che Roy doveva di certo gi sapere.
Fine delle lezioni.
Roy si mise laboriosamente all'opera. Si procur un bel
guardaroba, si trasfer in un buon albergo. Pur concedendosi
diversi lussi, riusc a mettere insieme un rotolo di oltre quattromila dollari.
Passarono i mesi. Poi, un giorno, mentre pranzava in un
locale nei pressi dell'Astoria, venne a cercarlo un detective.
Conferendo con il proprietario, descrisse Roy con la massima
precisione. Non aveva una sua fotografia ma aveva
una ricostruzione fatta da un disegnatore della polizia, di una somiglianza straordinaria.
Roy li vide guardare dalla sua parte mentre parlavano, e
pens freneticamente di fuggire. Di battersela passando per
la cucina e uscendo dalla porta di servizio. Probabilmente
fu soltanto la debolezza delle sue gambe a trattenerlo. Poi
si guard nello specchio dietro il bancone ed esal un tremante sospiro di sollievo.
La giornata si era fatta calda dopo che aveva lasciato l'albergo,
e aveva depositato cappello, giacca e cravatta al guardaroba
della metropolitana. Poi, appena un'oretta prima, si
era fatto tagliare i capelli cortissimi, a spazzola.
Perci era cambiato, notevolmente. Comunque abbastanza
da impedire che fosse acciuffato. Ma era scosso, fino alle
suole delle scarpe. Si rintan nella sua camera d'albergo,
chiedendosi se avrebbe avuto il fegato di lavorare ancora.
Rest in albergo fino a sera, poi and a cercare Mintz.
Mintz aveva lasciato l'alberghetto dove abitava. Se n'era
andato da mesi, senza lasciare indirizzi. Roy cominci a
dargli la caccia. Per pura fortuna, lo trov in un bar a sei isolati di distanza.
Il truffatore si scandalizz, quando Roy gli raccont l'accaduto.
Hai lavorato qui per tutto questo tempo? Lavoro
fisso? Dio santo! Sai dove sono stato io negli ultimi sei
mesi? Una dozzina di posti! Fin gi alla costa e ritorno!
Ma perch? Cio, New York  una grande citt. Perch...
Mintz lo interruppe, impaziente. New York non era una
grande citt, disse. C'era solo molta gente, ammassata in
un'area relativamente piccola. E no, non faceva una gran
differenza se lasciavi l'affollatissima Manhattan per gli altri
distretti. Non soltanto continuavi a incappare nella stessa
gente, gente che lavorava a Manhattan e abitava all'Astoria,
a Jackson Heights eccetera, ma l davi pi nell'occhio.
Per i fessi era pi facile riconoscerti. E ragazzo mio, ti riconoscerebbe
anche un cieco. Guarda quei capelli! Guarda
quell'orologio elegante e quelle scarpe tricolori! Perch non
ti metti anche una benda nera sull'occhio e non ti fai tutti i denti d'oro?
Roy arross. Preoccupato, domand se tutte le citt fossero
cos. Dovevi saltare da un posto all'altro continuamente,
sperperando il capitale, costretto a levare le tende proprio
quando cominciavi a capire come muoverti?
Che cosa vorresti? Mintz scroll le spalle. L'ovetto
sbattuto? Di solito ci si pu fermare piuttosto a lungo a Los
Angeles, perch non  una citt sola. E una contea piena di
citt, a decine. E con quel maledetto traffico e una rete di trasporti
schifosa, la gente non si mischia come a New York.
Ma... agit severamente un dito, ma questo non significa
che puoi scatenarti, ragazzino. Sei un truffatore, capito? Un
ladro. Non hai casa e non hai amici, e nessun mezzo di sostentamento
visibile. E per la miseria,  meglio che non te lo dimentichi mai.
D'accordo promise Roy. Ma, Mintz...
Si?
Roy sorrise e scosse la testa, tenendosi il pensiero per s.
Metti che abbia una casa, una residenza stabile? Metti che
abbia centinaia di amici e conoscenti? Metti che abbia un lavoro e...
E bussarono alla porta, e lui disse: Entra, Lilly e sua madre entr.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Nei sette anni trascorsi dall'ultima volta che l'aveva vista,
non sembrava invecchiata di un solo anno. Lui ora aveva
venticinque anni, perci lei si avvicinava ai trentanove.
Ma sembrava che avesse appena passato i trenta, diciamo
trentuno o trentadue. Sembrava... Diamine, certo! Moira
Langtry! Ecco chi gli ricordava. Non si poteva dire che fossero
proprio due gocce d'acqua; erano entrambe brune e
pressappoco della stessa taglia, ma nel viso non si somigliavano
affatto. Era una affinit di tipo, pi che di lineamenti.
Appartenevano allo stesso branco: donne che sapevano
come mantenere e potenziare la propria naturale avvenenza.
Donne provviste del necessario, o che non si risparmiavano
per procurarselo.
Lilly prese una sedia con diffidenza, non sapendo bene
come sarebbe stata accolta, spiegando in fretta di trovarsi a
Los Angeles per affari. Mi sto occupando dei soldi dello
scarico all'ippodromo, Roy. Me ne torno a Baltimora appena
finite le corse.
Roy annu con calma. La spiegazione era ragionevole.
Fare lo scarico (abbassare la quota su un cavallo con pesanti
scommesse al totalizzatore) era comune, nel giro grosso
degli allibratori.
Lieto di vederti, Lilly. Mi sarei offeso, se non fossi
passata.
E io sono lieta di vedere te, Roy. Mi... Si guard attorno
e si chin leggermente a sbirciare nel bagno. Lentamente,
la sua diffidenza cedette il passo a un'espressione corrucciata
e stupita. Roy disse. Che storia  questa? Perch
abiti in un posto simile?
Cos'ha che non va?
Piantala di prendermi in giro! Non  da te, ecco cos'ha.
Ma guarda! Guarda quei clown insulsi appesi al muro!  un
esempio del buon gusto di mio figlio? A Roy Dillon piace
questa roba assurda?
Roy avrebbe riso se non fosse stato cos debole. I quattro
quadri erano una sua aggiunta all'arredamento. Nascosta
nelle cornici scorrevoli c'era la grana incassata con le truffe.
Cinquantaduemila dollari in contanti.
Bisbigli che aveva affittato il posto cos come l'aveva
trovato, il meglio che potesse permettersi. In fondo era solo
un agente di commercio e...
E c' anche questo fece Lilly. Quattro anni in una
citt come Los Angeles, e non riesci a trovare di meglio che
fare il venditore di noccioline! Ti aspetti che ci creda?  una
copertura, vero? Questa topaia  una copertura. C' sotto
qualcosa, e non dirmi che non  vero perch l'ho scritta io,
questa musica!
Lilly... La voce fioca sembrava provenire da lontanissimo.
Lilly, fatti gli affaracci tuoi...
La donna per un momento non disse nulla, troppo impegnata
a riprendersi da quel rabbuffo, ricordando a se stessa
che lui era pi un estraneo che un figlio. Poi, con tono mezzo
supplichevole: Non ce n' bisogno, Roy. Hai tante di
quelle possibilit, molte pi di quante io ne abbia mai avute
e... e... Sai come pu ridursi una persona, Roy. Io...
Lui teneva gli occhi chiusi. Evidente segnale per dirle di
star zitta o di andarsene. Con un sorriso forzato lei disse
che, okay, non avrebbe cominciato a rampognarlo al primo
istante del loro incontro.
Come mai sei ancora a letto, f-figliolo? Sei malato?
Niente borbott Roy. Solo...
Lilly si accost alla sponda del letto. Gli appoggi timidamente
il palmo della mano sulla fronte e si lasci sfuggire
un gridolino allarmato. Ma Roy, sei ghiacciato! Cosa...
Accese l'abat-jour e la luce inond i cuscini. Roy ud un
altro gridolino. Roy, che succede? Sei bianco come un lenzuolo!
Niente... Le labbra si muovevano a stento. Tutto a p-posto, Lilly.
Improvvisamente fu preso da una gran paura. Cap, senza
sapere perch, che stava morendo. E insieme al terrore
della morte c'era una tristezza insopportabile. Insopportabile,
perch non c'era nessuno a cui importasse, nessuno
che l'alleviasse. Nessuno al mondo, per dividerla con lui.
Soltanto una morte, Roy? Be', di cosa ti lamenti? Possono
ammazzarti, ma non possono mica mangiarti.
No! singhiozz, forzando la voce contro un'opprimente
sonnolenza. N-non ridere di me... Io...
No! Non sto ridendo, tesoro! Non... Ascoltami, Roy!
Gli strinse la mano con forza. Non sembri malato. Niente
febbre o... Dove ti fa male? Qualcuno ti ha ferito?
Non gli faceva male. Non sentiva dolore dal giorno della
botta. Ma...
Colpito... mormor. Tre giorni fa...
Tre giorni fa? Come? Dove ti hanno colpito? Cosa...
Aspetta un minuto, tesoro! Solo un momento, che mamma
fa una telefonata, poi...
In un tempo che per il Grosvenor-Carlton era da record,
ottenne una linea esterna. Parlava al telefono con voce
schioccante come una frusta.
... Lilly Dillon, dottore. Lavoro per la Justus Amusement
Company di Baltimora e... Cosa? Non mi scansare, cocco!
Non dirmi che non mi hai mai sentita nominare! Se vuoi che
ti faccia chiamare da Bobo Justus...! Bene, allora d'accordo.
Vediamo quanto ci metti ad arrivare qua! Sbatt gi la cornetta
e torn da Roy.
Il dottore arriv, senza fiato e un po' immusonito; poi dimentic
la dignit ferita per mangiarsi Lilly con gli occhi.
Mi dispiace molto di essere stato brusco, signora Dillon.
Ora non mi dir che questo gagliardo giovanotto pu essere
suo figlio!
Lasci perdere. Lilly gli tronc la sviolinata. Faccia
qualcosa. Mi sembra che stia piuttosto male.
Bene, vediamo un po'.
La oltrepass e guard la pallida figura distesa sul letto.
I suoi modi salottieri svanirono di colpo e la mano si
mosse veloce: a sentire il cuore di Roy, e saggiare pulsazioni
e pressione.
Da quanto tempo  in questo stato, signora Dillon?
Brusco, senza voltarsi a guardarla.
Non lo so. Quando sono arrivata, circa un'ora fa, era a
letto. Abbiamo parlato e sembrava stesse bene, a parte che
diventava sempre pi debole e...
Lo credo bene! Qualche precedente con l'ulcera?
No. Cio, non sono sicura. Non lo vedevo da sette anni
e... Che cos'ha, dottore?
Sa se ha avuto qualche incidente negli ultimi giorni?
Qualcosa che possa avergli provocato lesioni interne?
No... si corresse di nuovo. Be', si! Stava cercando di
dirmelo. Tre giorni fa  stato colpito allo stomaco... Qualche
ubriaco in un bar, credo...
Ha avuto vomito, dopo? Color caff? Il dottore tir
gi il lenzuolo, annuendo cupamente alla vista del livido.
Ebbene?
Non lo so...
Che gruppo sanguigno ha? Lo sa?
No. Io...
Il dottore lasci cadere il lenzuolo e prese il telefono.
Mentre chiamava l'ambulanza, battendo il record di chiamate
esterne dell'albergo per la seconda volta in quel giorno,
fissava Lilly con una specie di biasimo preoccupato.
Riattacc. Sarebbe utile conoscere il suo gruppo sanguigno
disse. Se potessi fargli una trasfusione subito, invece
di aspettare le analisi...
E... Star bene, vero?
Faremo tutto il possibile. L'ossigeno sar di qualche
aiuto.
Ma star bene?
Ha la pressione sotto i cento, signora Dillon. Ha avuto
un'emorragia interna.
La pianti! Aveva voglia di urlare. Le ho fatto una
domanda! Le ho chiesto se...
Mi dispiace, rispose in tono piatto la risposta  no.
Non credo che arriver vivo in ospedale.
Lilly barcoll. Si riprese, raddrizzandosi, ritrovando la
fermezza della voce. E parl al dottore con grande calma.
Mio figlio star bene disse. Altrimenti la far ammazzare.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
Carol Roberg giunse in ospedale alle cinque del pomeriggio,
un'ora prima dell'inizio del turno. Il solo pensiero di arrivare
al lavoro in ritardo la terrorizzava, e arrivando cos presto
poteva consumare un pasto in offerta speciale alla mensa
dei dipendenti prima di entrare in servizio. Era importantissimo
per Carol: un buon pasto a poco prezzo. Persino quando
non aveva fame, il che accadeva di rado, anche in America
dove mai nessuno sembrava aver fame, lei era sempre sottilmente
preoccupata per il suo pasto successivo.
La sua divisa bianca da infermiera era tanto rigida per
l'amido da produrre piccoli crepitii e scricchioli mentre attraversava
in fretta il corridoio di marmo. Di taglio troppo
lungo, all'europea, la faceva sembrare una bambina che indossa
i vestiti della madre; e la gonna e i polsini erano svasati
agli angoli e sembravano richiamare i suoi occhi, la bocca, le
sopracciglia e le punte dei capelli tagliati corti alla maschietta.
Tutti i suoi lineamenti parevano buffamente girati all'ins,
e non c'era solennit interiore che tenesse. In effetti, pi aveva
l'aria solenne, risoluta e severa, pi era difficile trattenere
il riso: una bambina che gioca a fare la donna.
Entrando in sala mensa, and dritta al lungo bancone
delle pietanze, arrossendo imbarazzata, evitando con cura di
incrociare gli occhi di chiunque potesse guardare dalla sua
parte. A volte, qui come altrove, l'avevano trascinata a tavoli
gi occupati da altri. E l'esperienza era stata dolorosamente
imbarazzante. Gli uomini, interni e tecnici, facevano
battute che erano fuori dalla portata del suo lessico limitato,
sicch non sapeva mai bene come reagire. Quanto alle
altre infermiere, erano abbastanza gentili; volevano essere
cordiali. Ma tra di loro c'era un abisso che solo il tempo
avrebbe potuto colmare. Lei non parlava, pensava o agiva
come loro, e sembravano considerare il suo atteggiamento
come una critica implicita.
Carol prese un vassoio e le posate dal bancone ed esamin
la fumante distesa di pietanze. Con cura, confrontando
tutti i piatti tra loro, fece le sue scelte.
Le patate con la salsa venivano otto centesimi. Quindi le
due portate facevano quindici, si? Un centesimo in meno.
I due piatti...? La donna grassa dietro il bancone rise.
Ah, vuoi dire un doppio?
Un doppio, si. Sono quindici?
La donna esit e si guard attorno con aria da cospiratrice.
Senti cosa ti dico, tesoro: facciamo lo stesso prezzo del
singolo, eh? Ci andr solo un po' pesante col cucchiaio.
Pu fare questo? Carol alz due occhioni spalancati,
colmi di reverenza. Non le causer problemi?
A me? Ah! Questo buco  roba mia, tesoro.
Carol pens che questo sistemasse le cose. Non sarebbe
stato come rubare. Placata la coscienza, accett anche le due
salsicce extra che la donna seppell nel piatto di Wurstel e
crauti.
Stava esitando di fronte ai dolci, sul punto di decidere
che, considerato il risparmio sulle altre portate, poteva prendere
uno strudel, quando ud le voci dall'altro capo del bancone:
la signora grassa che parlava con un'altra inserviente.
... La signorina Kosher si abboffa niente male, eh?
Quando pu farlo a sbafo, certo.  cos che tirano avanti
'sti giudei.
Per un attimo, Carol si sent gelare. Poi prosegu, rigida,
pag il conto e port il suo vassoio a un tavolo nell'angolo
opposto della stanza. Cominci a mangiare, metodica, costringendosi
a inghiottire il cibo diventato a un tratto insapore
finch torn a essere gustoso e desiderabile.
Era cos che bisognava procedere. Fare del proprio meglio
e accettare le cose com'erano. Di solito, dopo un po',
non sembravano tanto brutte. Se non erano realmente belle,
lo diventavano in virt delle tante cose peggiori. Quasi tutto
era relativamente bello. Mangiare era meglio che crepare
di fame, vivere meglio che morire.
Anche una cordialit simulata era meglio che niente. La
gente doveva interessarsi agli altri, almeno un pochino, per
riuscire a fingere. I suoi amici e parenti, immigrati come lei,
non sempre l'avevano fatto.
Era arrivata negli Stati Uniti grazie agli auspici di certi
parenti, uno zio e una zia che erano fuggiti dall'Austria prima
dell'anschluss. Divenuti benestanti, l'avevano presa in
casa loro accordandole la posizione provvisoria di figlia.
Ma a certe condizioni non dichiarate: che diventasse una
sola cosa con loro, che vivesse come vivevano loro, a prescindere
da come aveva vissuto prima. E questo, Carol non
poteva farlo.
Il rituale dei pasti, tutti quei servizi di piatti, ciascuno da
usare soltanto per un certo tipo di cibo, erano quasi offensivi
per lei. Tanto spreco in un mondo pieno di povert! Al contrario,
sembra sciocco digiunare nel mezzo dell'abbondanza.
La disgustava il barbuto Shiddem con la bocca rosa, nonostante
tutta la sua erudizione ebraica. A lei sembrava un
parassita, che avrebbe dovuto essere costretto a lavorare
come gli altri. La scioccava scoprire stupidit mascherata da
orgoglio (o quella che lei riteneva stupidit): la refrattariet
a una nuova lingua e un nuovo, forse migliore, modo di vivere.
Nel complesso, la spaventava quello scrupoloso isolamento,
in cui avvertiva i germi della tragedia.
Dal momento che erano buoni con lei, o quella era l'intenzione,
cerc di essere come loro. Era persino disposta a
credere che loro avessero ragione e lei torto. Ma il semplice
tentativo, la buona volont, a loro non bastavano. La accusarono
di aver abbandonato la propria fede, che non ricordava
di aver mai conosciuto. La loro tirannia, a suo modo,
pareva brutta quasi come quella da cui era fuggita, e infine
dovette fuggire anche da loro.
La vita fuori dal mondo dei profughi non era facile. Spesso
sembrava che l'alternativa fosse un mondo pieno di pregiudizi
quanto quello che aveva lasciato. Ma non era sempre
cos. Certi erano del tutto indifferenti a quello che era
stata; indifferenti nel senso che non la criticavano. Questi (i
pochissimi: la signora Dillon ne era l'esempio migliore)
l'accettavano per quel che era adesso. E...
Vide la signora Dillon avvicinarsi, oltrepassando gli altri
tavoli con disinvolta imperiosit. Carol pos frettolosamente
la tazza di t e si alz.
Prego, si sieda, signora Dillon. Le porto un po' di t, s?
Del caff? Qualcosa da mangiare...
Niente. Lilly sorrise, facendole cenno di sedersi. Non
mi fermo in ospedale stasera, e volevo parlarti prima di andar
via.
C' qualcosa che non va? Ho... ho fatto...
No, tu stai andando benissimo. Va tutto bene la rassicur
Lilly. Prendi ancora un po' di t, se ti va. Non c'
fretta.
Meglio di no Carol scosse la testa. Sono quasi le sei,
e l'altra infermiera...
Pago anche l'altra infermiera fece Lilly con voce piatta.
Lavora per me, non per l'ospedale. Se non vuole fare
un po' di straordinario per guadagnarsi il suo extra, se ne
pu anche andare.
Carol annu e mormor, docile. Questo era un aspetto
della signora Dillon che non aveva mai notato prima. A
Lilly torn il sorriso.
Ora rilassati e riposati tranquilla, Carol. Il tuo lavoro
mi piace. Tu mi piaci. Spero anch'io di piacerti... Mio figlio
e io.
Oh, s, moltissimo! Lei  stata tanto gentile con me.
Come mai non hai un lavoro stabile? Fai soltanto gli
extra?
Be'... Carol esit a rispondere. L'ospedale, quasi tutti
gli ospedali, diplomano le loro infermiere e io non ho quel
diploma. E per gli impieghi stabili, negli studi dei dottori
per esempio, di solito servono capacit che io non ho. Spesso
contabilit e stenografia e...
Capisco. Come te la cavi con questi incarichi speciali?
Bene?
Be', non guadagno sempre cos tanto rispose Carol
seriamente. Dipende da quanto lavoro riesco a prendere, e
non  sempre molto. E naturalmente ci sono le tasse per l'albo
delle infermiere. Ma... be', in ogni modo,  abbastanza.
Quando so di pi e quando capir meglio l'inglese...
Gi, certo. Quanti anni hai, Carol?
Ventisette.
Eh? Lilly era sorpresa. Non ti facevo cos vecchia.
Mi sento molto pi vecchia, certe volte. Come se fossi
vissuta in eterno. Ma, si, ho ventisette anni.
Be', non ha importanza. Hai un ragazzo? Esci con qualcuno?
No? Strano anche questo, pens Lilly. Per una
ragazza come te deve avere un mucchio di occasioni.
Carol scosse la testa, il viso all'ins comicamente solenne.
Abitava in una camera ammobiliata, fece notare, e li non
poteva ricevere come si deve i giovanotti. Poi, dal momento
che era necessario lavorare tutte le volte che poteva, e
dato che lei aveva orari irregolari, non era possibile fare
programmi in anticipo n essere sicuri di poter mantenere
un impegno, in caso ce ne fossero.
E poi, concluse arrossendo e poi, i giovanotti cercano
di fare certe cose. Loro... Spesso sono molto imbarazzata.
Lilly annu dolcemente, provando una strana tenerezza per
quella ragazza. Ecco qui qualcosa, qualcuno che era assolutamente
reale, e la realt era sempre un fatto positivo. Forse,
in circostanze diverse, anche lei sarebbe potuta diventare
altrettanto integra e onesta, e reale, quanto Carol. Ma - si scroll
di dosso il pensiero - al diavolo quelle sciocchezze.
Lei era quel che era, e per questo Roy era diventato quel
che era. E non c'era niente da fare per lei, ammesso che
volesse davvero farci qualcosa, ma forse non era troppo
tardi per...
Probabilmente ti stai chiedendo perch sono cos impicciona.
Curiosa, voglio dire precis Lilly. Be', le cose stanno
cos. Non voglio portar male a mio figlio dicendo che guarir,
ma...
Oh, sono sicura di s, signora Dillon! Io...
Non dirlo la interruppe Lilly bruscamente, battendo sul
legno del tavolo. Potrebbe portare sfortuna. Diciamo soltanto
che quando e se sar in grado di lasciare l'ospedale,
mi piacerebbe che continuassi a occuparti di lui per un po'.
Nel mio appartamento, dico. Pensi che ti piacerebbe?
Carol annu entusiasta, con gli occhi che brillavano. Aveva
gi lavorato due intere settimane per la signora Dillon,
pi di quanto avesse mai fatto prima. Che cosa meravigliosa
sarebbe stata continuare a lavorare per lei e il suo simpatico
figlio, senza limiti di tempo.
Be', d'accordo, allora concluse Lilly.  tutto deciso.
Ora devo correre, ma... Si?
Mi chiedevo soltanto... Carol esit. Mi chiedevo se...
se il signor Dillon mi vorrebbe. Lui  sempre molto gentile,
ma... esit ancora, non sapendo come dire ci che intendeva
senza sembrare maleducata. Lilly lo disse al posto suo.
Vuoi dire che  insofferente con me. E contrario a tutto
quel che faccio soltanto perch lo faccio io.
Oh, no. Non intendevo questo. Non esattamente, comunque.
Dicevo solo...
Be', non ci sei andata troppo lontano sorrise Lilly, cercando
di usare un tono leggero. Ma non preoccuparti, cara.
Tu lavori per me, non per lui. Tutto quello che faccio per
lui  per il suo bene, perci non importa se all'inizio sar
un tantino insofferente.
Carol annu, un poco dubbiosa. Lilly si alz e cominci
a infilarsi i guanti.
Che questa cosa rimanga tra noi, per il momento. Pu
anche darsi che sia Roy stesso a suggerirla.
Come vuole lei mormor Carol.
Arrivarono insieme all'ingresso della mensa. Poi Lilly si
avvi verso l'atrio e Carol si affrett verso la stanza del suo
paziente.
L'altra infermiera se ne and subito dopo che ebbero controllato
insieme la cartella clinica. Roy rivolse a Carol un pigro,
debole sorriso e le disse che aveva una gran brutta cera.
Lei dovrebbe stare a letto, miss Roberg fece. Le dar
un po' del mio.
Non  vero! Carol arross violentemente. Non lo far!
Oh, ma  vero. Ne ho gi viste, di ragazze con quella
cera. L'unica cosa che le guarisce  il letto.
Carol ridacchi riluttante, sentendosi molto maliziosa.
Roy le disse severamente che non doveva ridere di certe
cose.  meglio che si comporti bene, altrimenti non le dar
il bacio della buonanotte. Allora s che le dispiacer!
Non  vero! Carol arross, contorcendosi e ridacchiando.
La smetta, ora!
Dopo un paio di minuti, Roy smise di punzecchiarla. Era
sinceramente imbarazzata, gli parve, e nemmeno lui era tanto
in vena di scherzare.
Appeso a un supporto metallico alla sinistra del letto c'era
un contenitore pieno di sangue dall'aspetto sciropposo. Un
tubo si estendeva dal coperchio rovesciato fino a un ago da
siringa nel suo braccio. Alla destra del letto, un apparecchio
analogo gocciolava soluzione salina nell'arteria dell'altro
braccio. Lo avevano alimentato cos, a sangue e acqua, sin
dal suo arrivo in ospedale. Costantemente supino, con le
braccia distese, provava un dolore pressoch incessante e il
suo unico sollievo arrivava quando il corpo e le braccia si
intorpidivano. A volte si sorprendeva a domandarsi se la vita
valesse un prezzo simile, ma era solo una domanda ironica.
Alla morte aveva dato una bella occhiata, e non gli era
piaciuta per niente.
Era molto, molto felice di essere vivo.
Ora che, a quanto pareva, era fuori pericolo, comunque,
una sola cosa gli dispiaceva: che fosse stata Lilly a salvargli
la vita. Proprio alla persona di cui desiderava non essere
debitore, ora doveva tutto; mai avrebbe potuto sdebitarsi.
Poteva argomentare fra s fino a convincersene. Poteva
chiamare in causa l'incredibile resistenza della sua costituzione,
l'irresistibile desiderio di vivere, come i veri responsabili
della sua sopravvivenza. Anche i medici avevano detto
praticamente la stessa cosa, no? Era scientificamente impossibile,
avevano detto, che una persona sopravvivesse quando
la pressione sanguigna e l'emoglobina scendevano sotto
un certo livello. Eppure lui si era trovato ben al di sotto di
quel livello quando era arrivato in ospedale. Senza assistenza,
si era aggrappato alla vita da solo, prima di ricevere
qualsiasi cura. Sicch...
Sicch, niente. Aveva avuto bisogno di aiuto in fretta, e
Lilly glielo aveva procurato. Moira non si era accorta di
quell'urgenza, neppure lui, nessuno, tranne Lilly. E se  per
questo, da chi aveva preso la resistenza mentale e fisica
necessaria a tener duro fino all'intervento del medico? Da
qualche estraneo? No, no.
Da qualunque parte la si guardasse, doveva la vita a Lilly.
E Lilly, inconsciamente o deliberatamente, stava facendo in
modo che non lo dimenticasse.
Con quei suoi modi dolcemente felini, aveva trattato Moira
Langtry con un tale gelo che, dopo un paio di visite, Moira
aveva smesso di venire in ospedale. Chiamava ogni giorno
per dirgli quanto era preoccupata per lui, ma non era tornata
a trovarlo. E spesso Lilly trovava il modo di essere nei
paraggi durante le telefonate, cosicch la conversazione di
Roy si riduceva praticamente a monosillabi.
Era evidente che Lilly aveva intenzione di troncare la
sua storia con Moira. E le sue intenzioni non finivano l.
Gli aveva scelto un'infermiera di giorno che era una vera
patata lessa, piuttosto competente ma insipida come l'acqua.
Per la notte, al contrario, aveva scelto una bambola
che lo avrebbe affascinato anche se Lilly non le avesse
dato campo libero, senza la concorrenza di Moira.
Oh, capiva cosa stava succedendo. Dovunque guardasse,
vedeva l'ombra della delicata mano di Lilly. E cosa poteva
farci, comunque? Dirle di andarsene al diavolo e lasciarlo
in pace? Poteva dirle: Okay, mi hai salvato la vita; questo
ti d forse qualche diritto su di me?
Entr un medico, non quello che lo aveva visitato in albergo
(Lilly lo aveva congedato subito) ma un giovane dall'aria
allegra. Dietro di lui arriv un inserviente che spingeva
un carrello di metallo. Roy guard gli strumenti che c'erano
sopra e si lasci sfuggire un gemito.
Oh, no! Ancora quella roba!
Vuol dire che non le piace? Il dottore rise. Ci sta
prendendo in giro, vero, infermiera? Adora farsi aspirare
lo stomaco.
La prego. Carol aggrott la fronte, con aria di disapprovazione.
Non  divertente.
Ah,  impossibile offendere questo ragazzo. Muoviamoci,
adesso, e facciamola finita.
L'inserviente lo tenne da una parte, bloccando con una
mano l'ago della flebo. Carol teneva fermo l'ago nell'altro
braccio, con la mano libera sospesa sopra una ciotola di
minuscoli cubetti di ghiaccio. Il dottore prese un tubo di
gomma stretto e glielo spinse su per il naso.
Fermo, adesso, figliolo. Sta' fermo, altrimenti ti strappi
via gli aghi!
Roy tent di rimanere fermo ma non ci riusciva. Mentre
il tubo gli saliva nel naso e scendeva nella gola, si agit e
si dimen. Preso da conati di vomito, senza fiato, cercava
di liberarsi. E il dottore imprec allegramente contro di
lui, mentre Carol gli premeva pezzetti di ghiaccio tra le
labbra.
La prego, ingoi, signor Dillon. Ingoi e il tubo scender
insieme al ghiaccio.
Roy inghiott ripetutamente. Infine il tubo scese per la
gola e arriv allo stomaco. Il dottore fece qualche piccolo
aggiustamento, spostandolo leggermente su e gi.
Come va? Non ha toccato il fondo, vero?
Roy rispose che pensava di no. Sembrava tutto a posto.
Bene. Il dottore controll il recipiente di vetro a cui era
collegata la pompa. Torner fra trenta minuti, infermiera. Se
le crea qualche problema, gli dia un pugno nello stomaco.
Carol annu freddamente. Corrucciata, lo segu con lo
sguardo mentre usciva a grandi passi dalla stanza, quindi si
accost al letto e asciug il sudore dal volto di Roy.
Mi dispiace. Spero che non le dia troppo fastidio.
 tutto a posto. Si sentiva un po' imbarazzato per tutto
il chiasso che aveva fatto.  solo che lo sento, capisci?
S. La parte peggiore  mandarlo gi, ma neanche dopo
 bello. Non si riesce a deglutire bene e il respiro  sempre
un po' faticoso, e non ci si abitua mai. C' comunque la coscienza
di qualcosa che non va.
Parli come se fossi stata intubata anche tu.
Infatti, parecchie volte.
Emorragia interna?
No. Cominciavo a sanguinare dopo un po', ma non sanguinavo
dall'inizio.
Ah s? Aggrott la fronte. Non capisco. Perch ti aspiravano
se...
Non lo so. Improvvisamente sorrise e scosse la testa. 
stato tanto tempo fa. Comunque, non  piacevole parlarne.
Ma...
E poi credo che non dovrebbe parlare tanto. Resti sdraiato
tranquillo, per piacere, e non faccia niente per disturbare
il contenuto del suo stomaco.
Non vedo come potrebbe contenere qualcosa.
Be', stia tranquillo comunque concluse lei, decisa. E
lui non insist.
Era facile lasciar cadere l'argomento. Facile, nel suo insistente
bisogno di sopravvivere, ignorare ogni possibile distrazione.
Anni di allenamento lo avevano reso quasi automatico.
Stava tranquillamente disteso, guardando Carol che si
muoveva per la stanza, trovando nella sua giovanile purezza
un rinfrescante sollievo rispetto a Moira. Proprio una brava
bimba, pens, pi brava di cos non si pu. Perci non c'era
dubbio che dovesse restare com'era. D'altra parte, non sarebbe
stato un po' strano che una ragazza tanto attraente fosse
sempre rimasta dalla parte delle brave? Le probabilit erano
tutte a suo sfavore. E se lei conosceva la posta in gioco...
Be', era una cosa su cui riflettere. Certo sarebbe stato un
modo piacevole di rimettere Lilly al suo posto.
Il dottore torn. Controll il recipiente di vetro della pompa
e ridacchi soddisfatto. Nient'altro che bile. Ecco di che
cosa  pieno, infermiera, come se lei non lo sapesse.
Estrasse il tubo dallo stomaco. Poi, meraviglia delle meraviglie,
ordin di togliere le flebo dalle braccia di Roy.
Perch no? Perch dovremmo coccolare un lavativo come
lei?
Oh, vada al diavolo. Roy gli sorrise, flettendo le braccia
con gran gusto. Mi lasci soltanto sgranchire.
Ah, impertinente. Che ne direbbe di qualcosa da mangiare?
Vuol dire quel gesso liquido che chiamate latte? Lo porti
pure, fratello.
Nossignore. Stasera si mangia bistecca, pur di patate,
annessi e connessi. Pu anche fumare un paio di sigarette.
Sta scherzando.
Il dottore scosse la testa, facendosi serio. Non sanguina
pi da tre giorni.  tempo che il suo stomaco riprenda la
peristalsi, cominci a rinforzarsi, e non pu farlo con i soli
liquidi.
Roy si sentiva un pochino a disagio. Dopo tutto, era il
suo stomaco. Il dottore lo assicur che non aveva di che
preoccuparsi.
Se il suo stomaco non regge, dovremo soltanto aprire e
tagliar via un pezzo. Nessun problema.
Usc fischiettando.
Carol lo guard di nuovo accigliata. Quell'uomo! Oh,
quanto mi piacerebbe dargli una bella scrollata!
Pensi che vada bene? domand Roy. Prendere cibo
solido, voglio dire. Non ho molto appetito, e...
Certo che va bene! Altrimenti non le avrebbero dato il
permesso.
Gli prese una mano tra le sue, guardandolo in modo cos
protettivo da fargli venir voglia di sorridere. Soffoc quell'impulso,
tenendole stretta la mano e attirandola dolcemente
sulla sedia di fianco a lui.
Sei una brava bimba disse piano. Non ho mai conosciuto
nessuno come te.
G... grazie... Abbass gli occhi e la voce si ridusse a
un mormorio. Nemmeno io ho mai conosciuto qualcuno
come lei.
Rimase disteso a studiarla nel crepuscolo che si addensava
nella stanza, esaminando quel visino sincero dai teneri
lineamenti all'ins, pensando a quanto somigliava a un solenne
bambino innocente. Poi si gir su un fianco, spostandosi
lentamente sulla sponda del letto.
Mi mancherai, Carol. Ti vedr ancora quando sar uscito
di qui?
Io... non lo so. Respirava a fatica, continuando a non
guardarlo. Mi... mi piacerebbe, m-ma devo lavorare ogni
volta che posso, ogni volta che mi chiamano e...
Carol?
S?
Vieni qui.
L'attir a s prendendola per mano e appoggiandole la
mano libera attorno alle spalle. Infine lei alz gli occhi, colmi
di terrore, tirandosi disperatamente indietro. Poi, di colpo,
fu tra le braccia di Roy, il viso premuto contro il suo.
Ti piaccio, Carol?
Oh, s! La testa scatt in su e in gi. Tanto, tantissimo!
M-ma...
Ascolta le disse. E mentre lei si metteva in ascolto, in
attesa, lui rimase in silenzio. Con il piede sul freno. Dicendosi
che doveva finire qui.
Ma era proprio vero? Avrebbe avuto bisogno di cure per
un po', no? Lilly aveva accennato a qualcosa del genere, suggerendo
di ospitarlo nel suo appartamento suppergi per una
settimana. Lui era stato contrario, naturalmente, anzitutto perch
il suggerimento veniva da lei e in secondo luogo perch
gli sembrava inutile. Lei sarebbe stata via molto spesso, alle
corse, e lui sarebbe rimasto solo comunque. Ma...
Carol rabbrivid delicatamente al suo contatto. Lui fece
per respingerla e, senza volerlo, le sue braccia si strinsero attorno a lei.
Stavo pensando disse. Quando uscir di qui sar ancora un po' traballante. Forse...
S? Carol sollev la testa e gli sorrise emozionata. Vorrebbe che mi occupassi di lei per un poco, s? E questo?
Ti piacerebbe?
S! Oh, cielo, s!
Bene fece lui, impacciato. Ci penseremo. Vediamo cosa ne dice mia madre. Io abito in albergo, perci dovrei stare a casa sua. E...
E andr benissimo! Le danzavano gli occhi. Lo so.
Che vuoi dire?
Voglio dire,  quello che vuole sua madre! Io... noi non
volevamo ancora dirle niente. Non sapeva come l'avrebbe presa e... e...
La sua voce si affievol sotto lo sguardo piatto e fisso di
lui. Un'ansia inattesa le tese gli angoli all'ins della bocca.
Per piacere. C' qualcosa che non va?
Proprio niente rispose lui. Nossignore, va tutto alla grande.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
La quarta corsa era finita. La folla dell'ippodromo si rivers
nel corridoio che passava sotto la tribuna principale e
conduceva all'ampio spazio coperto da una volta e occupato
da bar, tavole calde e sportelli del totalizzatore. Alcuni si
affrettavano, con un ampio sorriso o con un ghigno tronfio
a labbra strette. Gli altri, la maggioranza, procedevano pi
lentamente, scorrendo i programmi, i bollettini di informazione,
le statistiche e le previsioni, con facce indifferenti, disperate,
infuriate o scure. Erano i perdenti, alcuni dei quali
proseguivano verso le uscite e nel parcheggio mentre altri
si fermavano al bar e la maggior parte si dirigeva verso gli
sportelli delle scommesse.
La giornata era appena all'inizio. C'era ancora un mucchio
di tasche piene. La folla non si sarebbe scaldata troppo
prima della fine della sesta corsa.
Lilly Dillon incass tre scommesse ad altrettanti sportelli.
Mettendo i soldi su un lato della borsetta (perch di quelli
avrebbe dovuto rendere conto) si diresse rapidamente verso
gli sportelli delle scommesse. I soldi da scommettere, la
grana dello scarico che le arrivava ogni giorno via telegrafo,
era gi divisa in fasci da venti, cinquanta e cento. Usava
i venti per quanto le consentiva il suo tempo limitato, in
genere cinque e dieci alla volta. Con i cinquanta ci andava
pi cauta; dei cento si disfaceva con la massima avarizia.
Forse, anzi probabilmente, la sua cautela era in gran parte
superflua. A quelli del fisco non interessavano le scommesse,
normalmente andavano a caccia soltanto delle vincite,
le manciate di scontrini riscossi da cinquanta e da cento
dollari. E Lilly non era li per vincere, e vinceva di rado. La
sua era un'attivit perlopi cautelativa, che in genere non
riguardava i favoriti o i semi-favoriti. Le quote di quei cavalli
si gestivano praticamente da s. Lei si occupava principalmente
dei "probabili" e dei meno quotati, con cui raramente
si facevano i soldi. Quando succedeva, lei incassava
soltanto quando sembrava che non ci fosse alcun rischio.
Altrimenti, si limitava a non riscuotere, conservando gli
scontrini come promemoria.
In una certa misura, era autonoma. Si atteneva ad alcune
istruzioni generali, nel cui ambito, per, le era consentito
seguire il proprio giudizio (ed era previsto che lo facesse).
Questo non le rendeva le cose pi facili, naturalmente.
Al contrario. Era un lavoro duro, e glielo pagavano bene.
E c'erano modi per arrotondare quella paga. Modi che
Bobo Justus disapprovava, ma che erano molto difficili da
scoprire. Si diresse verso uno dei bar, lo sguardo scaltramente
vigile dietro gli occhiali scuri. Un paio di volte si
chin rapidamente a raccogliere uno scontrino gettato via,
aggiungendolo a quelli che aveva nella borsetta. Gli scontrini
perdenti di solito venivano gettati. Se non erano strappati
o calpestati in modo sospetto, poteva farli passare per
denaro speso.
Un certo numero di biglietti, almeno. Non era una cosa
su cui contare troppo. Soltanto una volta aveva esagerato
con questo giochetto, ed era stato un errore. O meglio,
l'aveva fatto per coprire un errore.
Era successo quasi tre settimane prima, subito dopo che
Roy era entrato in ospedale. Forse era stato per questo: aveva
in testa lui invece del suo lavoro. Comunque, un autentico
cagnaccio, dato 70 a 1, aveva vinto. E lei non ci aveva
puntato nemmeno un centesimo.
Era stata troppo spaventata e preoccupata per dormire
quella notte. E la paura fu ancora pi grande il giorno dopo,
quando i giornali allusero a pesanti scommesse clandestine
su quel brocco. Per precauzione, costosa ma necessaria, aveva
mandato cinquemila dollari dei suoi a Baltimora, le sue
presunte vincite su quel cavallo. E apparentemente era servito
a toglierle le castagne dal fuoco, poich non aveva avuto
notizie da Bobo. Ma passarono giorni prima che riuscisse
a riposare tranquillamente.
Per qualche tempo si era portata appresso la pistola anche
quando andava in bagno.
Era in piedi al bancone del bar, sorseggiando rum e cola,
guardando la folla brulicante con una sensazione prossima al
disgusto. Da dove vengono? pens stancamente. Perch si
affannano in un traffico stupido come questo? Molti erano
decisamente squallidi. Certi avevano perfino i bambini con s.
Madri con ragazzini... Uomini in camicia sportiva da quattro
soldi e braghe cascanti... Nonne con la sigaretta penzolante
dalla bocca.
Bleah! Era sufficiente a far rivoltare lo stomaco.
Distolse lo sguardo, spostando il peso stancamente da un
piede all'altro. Indossava un completo sportivo: semplice
ma costoso, era formato da pantaloni di un color fulvo, camicetta
e giacca, e un paio di oxford basse di pelle scamosciata.
Tutto era elegante e leggero, i capi pi comodi che
potesse mettere. Ma nulla riusciva a compensare quelle ore
in piedi.
Pass la quinta corsa, pass la sesta, mentre lei andava
avanti e indietro dagli sportelli delle scommesse a quelli delle
riscossioni; la crescente stanchezza in lotta con la costante
necessit di stare all'erta la portarono quasi a un punto morto.
Era difficile pensare a qualunque cosa che non fosse sedersi
e riposare per almeno pochi minuti. Ed era impossibile
pensarci. Bisogno e necessit si combattevano, tirandola di
qua e di l, spingendola avanti e trattenendola, aggiungendo
un peso insopportabile a quello che gi aveva sulle spalle.
Nella tribuna principale c'erano posti a sedere, naturalmente,
ma quelli erano per i cafoni. Una volta raggiunte le
tribune, avrebbe gi dovuto essere agli sportelli. C'era pi
fatica che guadagno, ad andare avanti e indietro. Quanto al
circolo sportivo, con le sue comode poltrone e la gradevole
sala bar, be', naturalmente era fuori discussione. Troppo
profumo di soldi, troppe scommesse pesanti. I ragazzi del
fisco lo adoravano, quel posto.
Pos la tazza di caff (la terza in un'ora) e si trascin
verso i totalizzatori. Stava per cominciare la settima corsa,
la penultima. Questa attirava sempre alcune tra le scommesse
pi forti della giornata, e i cafoni si precipitavano a comprare
scontrini. Mentre si apriva un varco tra di loro, Lilly
fu improvvisamente colta da un pensiero sardonico e, malgrado
la stanchezza, quasi si mise a ridere.
Allora, non  fantastico? pens. Venticinque anni per
venir fuori dalla plebaglia, ed eccomi di nuovo qui, immersa
fino al collo. Miseria, non ne sono mai uscita!
Incass un paio di scommesse sulla settima, mettendo via
i soldi mentre si dirigeva in fretta verso il parcheggio. Non
c'era niente di imperdibile nell'ultima corsa. Se se la filava
adesso, prima che la folla sciamasse dalle tribune, poteva
evitare l'ingorgo dell'ultimo minuto.
La sua auto era parcheggiata vicino all'ingresso, nel posto
pi vicino che una buona mancia potesse comprare. Era
una decappottabile, un'ottima macchina ma certo non tra le
pi care. Neppure minimamente vistosa. La sua unica peculiarit
era qualcosa che non si vedeva: un bagagliaio segreto
che conteneva centotrentamila dollari in contanti.
Quando, avvicinandosi, vide l'uomo fermo accanto alla
sua auto, Lilly si domand se sarebbe vissuta abbastanza per spendere quei soldi.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
Bobo Justus aveva capelli ondulati grigio ferro e il volto
abbronzatissimo, che pareva tagliato con lo scalpello.
Era piccolo, basso, cio, ma aveva la testa e il torace di un
uomo alto un metro e ottanta. Conoscendo la sua suscettibilit
riguardo all'altezza, Lilly fu lieta di non portare i
tacchi. Quello, almeno, era un punto a suo favore. Ma dubitava
che l'avrebbe aiutata molto, a giudicare dall'espressione di Bobo.
Le parl con voce piatta, muovendo a malapena le labbra.
Maledetta stupida oca! Girare con quel dannato carrozzone
da circo! Perch non ci dipingi sopra un bersaglio? O
non appendi un paio di campanacci al paraurti?
Dai, Bo. Le decappottabili sono molto comuni in California.
Le decappottabili sono molto comuni in California le
fece il verso lui, dondolando in qua e in l le spalle in modo
affettato. Comuni come le troie doppiogiochiste traditrici?
Eh?  cos, piccola zoccola schifosa?
Bo... Si guard rapidamente attorno. Non  meglio se
andiamo in un posto pi tranquillo?
Tir indietro una mano come per schiaffeggiarla, poi le
diede una spinta verso la macchina. Cammina disse. Beverly
Hills. Quando saremo soli ti far scoppiare tutti i brufoli
che hai su quel bel culetto rosa!
Lilly avvi la macchina e usc dal cancello. Quando furono
nel flusso del traffico diretto in citt, Bobo riprese i
suoi insulti a denti stretti.
Lilly ascoltava attentamente, cercando di decidere se
stesse accumulando o scaricando la pressione. La seconda
ipotesi era la pi probabile, essendo gi trascorse quasi tre
settimane da quando aveva fatto quella fesseria. Fosse stato
in preda a una furia omicida, probabilmente si sarebbe
mosso prima.
Per la maggior parte del tempo rimase in silenzio, reagendo
soltanto a domande esplicite o quando sembrava
strettamente necessario.
... Ti avevo detto di tener d'occhio quella quinta corsa,
o no? E per Dio, l'hai tenuta d'occhio davvero, dico bene?
Scommetto che eri li con un ghigno largo come tutta la faccia,
mentre quel brocco vinceva!
Bo, io...
Qual  stata la tua fetta del bottino, eh? O i tuoi compari
ti hanno tirato la stessa fregatura che tu hai tirato a me?
Che diavolo sei, comunque, uno stallone con le tette?
Avevo scommesso su quel ronzino disse piano Lilly.
Lo sai che  cos, Bo. Dopo tutto, non avresti voluto che
io puntassi fuori tabellone.
Ci avevi scommesso, eh? Ora ti far una sola domanda:
vuoi insistere con questa storia o vuoi tenerti i tuoi denti?
Voglio tenermi i miei denti.
Ora ti far un'altra domanda. Credi che io non abbia
contatti, quaggi? Credi che non possa procurarmi un elenco
completo delle giocate su quel cavallo?
No, non lo penso. Sono sicura che puoi farlo, Bo.
Quel ronzino ha pagato esattamente il prezzo di apertura.
Da quando hanno affisso le quote, sul tabellone del
totalizzatore non  pi comparsa la minima puntata. Accese
una sigaretta e aspir un paio di boccate rabbiose. E
comunque che razza di stronzate mi stai rifilando, Lilly?
Il totalizzatore non si sposta di una virgola e tu dichiari
una vincita di cinque testoni! Allora, com' la storia? Ti decidi a rigare dritta?
Lilly trasse un respiro profondo. Esit. Annu. Restava
soltanto una cosa da fare: dire la verit e sperare in bene.
Cos fece. Justus sedeva voltato verso di lei, studiando,
analizzando la sua espressione dall'inizio alla fine dello
spettacolo. Quando Lilly ebbe finito, lui torn a guardare
davanti a s, in un silenzio impassibile, per vari minuti.
Sicch sei stata soltanto stupida. Dormivi in piedi. Pensi che me la beva?
Lilly annu con calma. Se l'era gi bevuta, gli disse, tre
settimane prima; aveva sospettato la verit prima ancora che
gli venisse detta. Sai che  cos, Bo. Altrimenti sarei morta, a quest'ora.
Non  ancora finita, sorella! Forse desidererai essere morta.
Forse.
Ho tirato fuori pi di dieci cucuzze per farmi fottere.
Praticamente il pezzo di fica pi costoso della storia. Sto
pensando di prendermi quello per cui ho pagato.
Allora  meglio che ci pensi ancora un po' replic Lilly.
Non sono lo scendiletto di nessuno.
Proprio sicura?
Al mille per mille. Dammi una sigaretta, per piacere.
Justus prese una sigaretta dal pacchetto e gliela butt sul
sedile. Lei la raccolse e gliela tir indietro.
Accendila, Bo, ti spiace? Mi servono tutt'e due le mani
con questo traffico.
Lilly ud un suono a met tra una risata e uno sbuffo, tra
la rabbia e l'ammirazione. Poi l'uomo accese la sigaretta e
gliela infil tra le labbra.
Mentre guidava, percepiva gli sguardi che le lanciava,
vedeva quasi la sua mente al lavoro. Lei era un problema,
per lui. Una dipendente molto speciale e preziosa, che gli
piaceva sul serio, ma che aveva commesso un grosso sbaglio.
Era stato involontario, il suo unico errore grave in oltre
vent'anni di fedele servizio. Questa era una solida argomentazione
a favore del perdono. D'altro canto, lui stava
dando prova di un'insolita pazienza permettendole di vivere,
e non sembrava proprio il caso di fare di pi.
Ovviamente, c'era parecchio da dire a favore o contro
quelle soluzioni. Avendo perdonato tanto, avrebbe potuto
perdonare completamente. Oppure, avendo perdonato tanto,
non occorreva che perdonasse di pi.
Erano quasi arrivati all'albergo quando prese la decisione.
Ho parecchia gente che lavora per me, Lilly. Non posso
permettere che succedano cose del genere.
Non era mai successo, Bo. Si sforz di mantenere la
voce neutra, priva di qualunque traccia di supplica. E non
succeder pi.
 successo una volta disse lui. Per me,  praticamente
lo stesso che prendere il vizio.
D'accordo. Sei tu che fai la musica.
Non ce l'hai un soprabito lungo, in macchina? Qualcosa
che puoi metterti sopra i vestiti per andare a casa?
No. Sent una fitta sorda allo stomaco.
L'uomo esit, poi disse che non importava. Le avrebbe
prestato il suo impermeabile. Dovrebbe essere l'ultima
moda, da queste parti. Ci sono le donne pi schifosamente
sciatte che abbia mai visto.
Lilly ferm la macchina all'ingresso dell'albergo, affidandola
a un inserviente. Bobo la aiut a salire le scale,
quindi le porse cavallerescamente il braccio entrando nell'edificio.
Attraversarono l'atrio; Bobo camminava tutto impettito,
ed entrarono in ascensore.
Aveva una suite al quarto piano. Dopo aver aperto la porta,
si spost per lasciarla entrare prima di lui. Lei entr, lasciando
che il suo corpo scaricasse la tensione, preparandosi
per quello che sapeva sarebbe arrivato. Ma  impossibile prepararsi
del tutto a una cosa del genere. Lo spintone improvviso
la scagli nella stanza, dove perse l'equilibrio, inciamp
e infine atterr sul pavimento con uno scivolone scomposto.
Mentre si tirava lentamente su, Bobo chiuse la porta a
chiave, accost le tende ed entr in bagno, uscendone subito
dopo con un ampio asciugamani. And alla credenza,
prese un certo numero di arance da una ciotola di frutta, le
gett nell'asciugamani sollevandone i lembi per farne un
sacco. Le si avvicin facendolo oscillare. Lilly cerc di nuovo
di prepararsi, allentando la tensione muscolare.
Conosceva le arance. Conosceva tutti quei giochetti, anche
se non ne era mai stata vittima. Quello delle arance era
uno dei ferri del mestiere dei truffatori di assicurazioni, roba
da professionisti simulatori di incidenti.
Una persona picchiata con quella frutta riportava lividi di
gran lunga sproporzionati rispetto al danno reale subito.
Sembrava seriamente ferita, senza esserlo affatto.
Ma si poteva anche fare del male, colpendo con forza
sufficiente e in certe parti del corpo. Senza sentire un dolore
forte sul momento, ci si pu ritrovare con gli organi
interni maciullati. Usate nel modo giusto (o sbagliato), le
arance producono un effetto analogo a quello di un clistere
o di un'irrigazione a base di gesso a presa rapida.
Bobo si avvicin, fermandosi di fronte a lei. Si spost da
un lato, giusto alle sue spalle.
Afferr l'asciugamani con entrambe le mani. E lo fece roteare.
E lasci cadere le arance sul pavimento, inoffensive.
Le rivolse un cenno.
Lei si pieg per raccogliere la frutta. E si ritrov di nuovo
in terra. Con le ginocchia di Bobo sulla schiena e le sue
mani sulla testa. Inchiodata lunga distesa sul tappeto.
Nel corridoio pass una coppia, ridendo e chiacchierando.
Da un altro pianeta. Dalla sala da pranzo (un altro mondo)
proveniva una musica attutita.
Vi fu il clic di un accendino, l'odore del fumo. Poi, l'odore
di carne bruciata mentre Bobo le premeva la brace ardente
sul dorso della mano destra, con fermezza misurata, perch
continuasse a bruciare senza schiacciarsi.
Le ginocchia lavoravano con crudelt esperta.
La sigaretta le bruciava la mano e le ginocchia dell'uomo
le sondavano i nervi sensibili della spina dorsale.
Era un mondo senza tempo, un inferno senza fine. Dal
quale non c'era via di scampo. Nessun sollievo. Non poteva
gridare. Era impossibile persino dibattersi. Il mondo
era una cosa che andava sopportata e, al tempo stesso, insopportabile.
E l'unico sollievo possibile era all'interno
del proprio piccolo corpo.
Urina bollente le zampill dai lombi. Pareva riversarsi da
lei come un diluvio.
Bobo si alz, liberandola, e lei si tir su e and in bagno.
Tenne la mano sotto il rubinetto dell'acqua gelata, poi la
tampon con un asciugamani e la esamin. Era una brutta
bruciatura, ma non sembrava grave. Non toccava nessuna
delle vene pi grandi. Si abbass i pantaloni e si pul con
un asciugamani lievemente inumidito. Non c'era molto altro
che potesse fare, li. L'impermeabile avrebbe coperto gli
abiti macchiati.
Usc dal bagno, raggiunse il salottino dov'era seduto
Bobo e accett il bicchiere che le offr. L'uomo estrasse il
portafogli e le porse uno spesso fascio di banconote nuove.
I tuoi cinque testoni, Lilly. Quasi dimenticavo.
Grazie, Bo.
Come te la cavi ultimamente, comunque? Mi stai rubando parecchio?
Non molto. I miei non hanno tirato su figli stupidi rispose
Lilly. Gratto un dollaro qua e uno l. Il mucchio cresce, ma nessuno si fa male.
Ben fatto Justus annu in segno di approvazione. Poco si prende, poco si lascia.
Io la vedo cos disse Lilly, esponendo astutamente la
filosofia del suo interlocutore. Chi non sa badare a se stesso
 troppo stupido per badare a qualcun altro.  un peso
morto, giusto, Bo?
Decisamente! Hai ragione al mille per cento, Lil!
O altrimenti ti sta fregando. Se non ruba poco, sta rubando alla grande.
Giusto!
Bello quel vestito, Bo. Non so cos'ha, ma ti fa sembrare
molto pi alto.
Ah s? Le rivolse un sorriso raggiante. Credi davvero?
Sai, me l'hanno gi detto in tanti.
L'amabile conversazione continu mentre il crepuscolo si
insinuava nella stanza. Lilly aveva la mano dolorante e i vestiti
bagnati le bruciavano e irritavano la pelle. Doveva andarsene
facendolo sentire ben disposto verso di lei. Doveva
assicurarsi che tra loro non ci fossero pi conti in sospeso e
che davvero lui la lasciasse andar via a cuor leggero.
Discussero diverse questioni d'affari di cui si era occupata
per lui a Detroit e nelle Twin Cities lungo il suo tortuoso
percorso verso la costa. Bobo confess di trovarsi in
citt solo per quel giorno. L'indomani sarebbe tornato a est
passando per Vegas, Galveston e Miami.
Un altro bicchierino, Lilly?
Be', solo un dito. Tra poco devo correre.
Che fretta c'? Pensavo che potremmo cenare insieme.
Mi piacerebbe, ma...
Era meglio non fermarsi, meglio chiudere finch era in
vantaggio. Apparentemente era stata molto, molto fortunata,
ma la fortuna pu anche esaurirsi.
Ho un figlio che vive qui, Bo. Un agente di commercio.
Non riesco a vederlo molto spesso, cos...
Bene, certo, certo annu lui. Come se la passa?
 in ospedale. Un problema di stomaco. Di solito vado
a trovarlo tutte le sere.
Certo, naturalmente aggrott le sopracciglia. Ha tutto
quello che gli serve? Posso fare qualcosa?
Lilly lo ringrazi, scuotendo la testa. Tutto a posto. Credo
che uscir tra un giorno o due.
Be',  meglio che corri disse Bobo. Un ragazzo, quando
 malato, vuole sua madre.
Tir fuori l'impermeabile dall'armadio e se lo allacci
con la cintura. Si diedero la buonanotte e lei usc.
Un po' di urina le era gocciolata gi per le gambe, dandole
prurito e irritazione, oltre a una spiacevole umidit
molliccia nelle scarpe. Le mutande bruciavano e pizzicavano
e a quanto pareva il fondo dei pantaloni si era completamente
inzuppato. Il dolore alla mano destra aumentava, spandendosi
lentamente fino al polso e al braccio.
Sperava di non aver imbrattato il salottino di Bobo. Era
stata davvero fortunata, considerata la cifra che doveva essergli
costata la sua fesseria, ma una piccola cosa come
quella avrebbe potuto rovinare tutto.
Prese la macchina e si allontan dall'albergo.
Entrando in casa si lev le scarpe con un calcio e cominci
a strapparsi i vestiti di dosso, lasciandoseli alle spalle in
una scia mentre correva in bagno. Chiuse la porta. Si inginocchi,
crollando di fronte alla tazza del gabinetto come
fosse un'altare, e un potente singhiozzo la scosse tutta.
Gemendo istericamente, ridendo e piangendo, cominci
a vomitare.
Fortunata...
Cavata con poco...
Gente, che fortuna che ho!
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
Qualche minuto prima di mezzogiorno, Moira Langtry
usc dalla porta ad arco dell'ospedale e attravers la strada,
diretta al parcheggio. Quel giorno si era alzata insolitamente
presto per prepararsi con la massima cura, e il risultato
era stato all'altezza delle sue migliori speranze. Era una
bruna da sogno, una fragrante visione di avvenenza dagli
occhi ammalianti. Le infermiere l'avevano seguita con lo
sguardo, invidiose, mentre percorreva il corridoio. Medici
e interni quasi si erano messi a sbavare, indugiando con gli
occhi sul fremito delicato dei suoi seni e il dondolio sensuale
delle piccole natiche rotonde.
Moira non piaceva quasi mai alle donne. Ne era lieta: lo
prendeva come un complimento e ricambiava l'antipatia.
Gli uomini,  chiaro, erano immancabilmente attratti da lei,
reazione che lei si aspettava e coltivava, ma che la lasciava
emotivamente fredda. Assai di rado si sentiva attratta da
loro. Roy Dillon era una delle rare eccezioni. A modo suo,
gli era stata fedele durante i tre anni della loro relazione.
Roy era divertente. Roy la eccitava. In materia di uomini,
lui era un lusso che si era concessa non pi di una mezza
dozzina di volte nella sua vita. Sei uomini sui cento che
avevano avuto il suo corpo.
Se fosse riuscita a impiegarlo per scopi pratici, benissimo.
Sperava e credeva di poter fare proprio questo. In caso
contrario, lo voleva comunque e non intendeva lasciarselo
portare via. Naturalmente, non era che non potesse proprio
fare a meno di lui; le donne che si comportavano cos con
gli uomini erano solo roba da film. Ma non poteva permettersi
una simile perdita, sarebbe stata una chiara minaccia
per la sua sicurezza.
Quando fosse arrivata al punto di non riuscire a tenersi
un uomo, sarebbe stata finita. Tanto valeva fare un bel tuffo
dalla prima finestra a portata di mano.
Sicch, si era alzata presto, facendosi in quattro per essere
uno schianto. Pensando che se fosse arrivata in ospedale
fuori dall'orario di visite avrebbe potuto vedere Roy da
solo, tanto per cambiare, e stuzzicargli l'appetito per quello
a cui aveva rinunciato. Era una cosa indispensabile, lo sentiva.
Specie con sua madre che la osteggiava, gettandogli tra
le braccia quella graziosa infermiera.
E oggi, dopo tutta la pena che si era data, quella dannata
spocchiosa di sua madre era l. Era quasi come se la signora
Dillon le avesse letto nel pensiero, intuendo la sua visita
in ospedale e filando come una scheggia per arrivare alla
stessa ora.
Moira, bruciante di rabbia, raggiunse il parcheggio. Il
custode brufoloso si affrett ad aprirle la portiera dell'auto
e lei, montando, gli concesse un'occhiata alle sue gambe.
Usc dal parcheggio respirando a fatica, col desiderio di
sorprendere Lilly Dillon da sola in un bel vicolo buio. Pi
pensava alla visita appena conclusa, pi s'infuriava.
Ecco cosa si ottiene a cercare di essere gentili con le persone!
Tu cerchi di essere gentile e quelli ti fanno passare
per stupida!
La prego, non mi dica che non posso essere davvero la
madre di Roy, signora Langtry. Comincio a stancarmi di
sentirlo.
Mi spiace, non dicevo sul serio, naturalmente. Lei deve
avere una cinquantina d'anni, giusto, signora Dillon?
Pressappoco, cara. Pressappoco la sua et.
Penso sia meglio che vada!
Posso darle un passaggio, se vuole.  solo una Chrysler
decappottabile, ma forse  meglio che prendere l'autobus.
Grazie! Ho la bicicletta.
Lilly, la signora Langtry ha una Cadillac.
Sul serio! Ma non crede che siano piuttosto convenzionali,
signora Langtry? Sono ottime auto, lo so, ma sembra
che tutte le battone impennacchiate che si vedono in giro
guidino una Cadillac.
Le mani di Moira si strinsero sul volante.
Si disse che avrebbe potuto tranquillamente ammazzare
la signora Dillon. Strangolarla a mani nude.
Arrivata al suo condominio, lasci la Cadillac al portiere
e passando per l'atrio and alla sala ristorante.
Mezzogiorno era passato da un po'. Molti tavoli erano
occupati e camerieri in elegante giacchetta bianca alla marinara
entravano e uscivano in fretta dalla cucina con vassoi
colmi di vivande dal profumo delicato. Uno di loro port
a Moira un gigantesco menu. Lo studi, esitando sul sandwich
di filet mignon con funghi farciti ($ 6,75).
Aveva fame. A colazione aveva preso il solito pompelmo
senza zucchero e caff nero. Ma aveva bisogno di bere
pi che di mangiare: due o tre bicchieri forti e rassicuranti.
E poteva permettersi soltanto una certa quantit di calorie
al giorno.
Richiuse il men e lo restitu al cameriere.
Soltanto un aperitivo per ora, Allen sorrise. Manger
pi tardi.
Certamente, signora Langtry. Un martini, magari? Un
Gibson?
Mmm, no. Qualcosa con un po' pi di carattere, direi.
Un sidecar, per esempio, con bourbon al posto del brandy.
E, Allen, niente Triple Sec, per piacere.
Assolutissimamente! Il cameriere scrisse sul taccuino.
Usiamo sempre il Cointreau, per il sidecar. E desidera l'orlo del bicchiere zuccherato?
No, semplice. Due parti e mezzo circa di bourbon per
una parte di Cointreau, e un po' di scorza di lime invece che
limone.
Subito, signora Langtry.
E, Allen...
Si, signora Langtry?
Lo voglio in un calice da champagne. Bicchiere ben
ghiacciato, per favore.
Certamente.
Guardandolo allontanarsi di scatto, Moira nascose una
risatina incipiente dietro l'espressione di assoluta compostezza.
Guarda che roba, pens. Non c'era da stupirsi che il
mondo stesse andando a scatafascio, quando un uomo adulto
se ne andava in giro tutto impettito, vestito da scimmia, a
leccare il culo a signore che la facevano tanto lunga per ordinare
un intruglio! Dove era cominciato tutto questo? si
domand. Da dove era partita questa deviazione che aveva
portato la civilt a miscelare cocktail con una mano e tirar
bombe con l'altra?
A questo pensava, non nei termini esatti, certo. Semplicemente
sentendo che i tempi erano fuori di sesto e che le
occupazioni pi insignificanti venivano caricate della pi
grande enfasi.
A ben guardare, tutto si riduceva al desiderio generale di
rendersi la vita impossibile a vicenda, senza una ragione al
mondo. E il guaio era che non sembrava ci fosse il modo di
rimettersi sui binari giusti. Non potevi pi essere te stesso.
Se una donna avesse ordinato un semplice whisky doppio
da mandar gi con una birra in un posto come questo, probabilmente
l'avrebbero buttata fuori. Idem, se avesse chiesto
un hamburger con cipolle crude.
Non potevi pi ballare al ritmo della tua musica, ecco. Al
giorno d'oggi, nemmeno potevi sentirla... Lei non riusciva
pi a sentirla. Era andata perduta, la musica che ciascuno
ha dentro di s e che ci fa andare a tempo con il mondo
come dovrebbe essere. Perduta, insieme a quell'uomo grande,
grosso e brusco, l'uomo scherzoso e introspettivo, che
le aveva insegnato ad ascoltarla.
Cole Langley (Lindsey, Lonsdale). Cole "Contadino"
Langley.
Il drink arriv e ne bevve un rapido sorso. Poi, con una
punta di disperazione, vuot met del bicchiere. Serv allo
scopo: riusc a pensare a Cole senza desiderare di farla finita.
Lei e il Contadino avevano vissuto insieme per dieci
anni, i dieci anni pi meravigliosi della sua vita. Era un'esistenza
quasi da accampati, di quelle che farebbero storcere
il naso alla maggior parte della gente, ma era cos per scelta,
non per necessit. Con Cole, sembrava l'unico modo
possibile di vivere.
Viaggiavano sempre in carrozza pullman, all'epoca. Si
vestivano come gli andava, in genere tuta o pantaloni di tessuto
militare per lui e di cotone a quadretti per lei. Quando
riusciva a procurarsela, Cole teneva una bottiglia da un litro
e mezzo di whisky di mais in un sacchetto di carta. Invece
di mangiare nei vagoni ristorante, si portavano appresso
lauti pranzi avvolti in carta di giornale. E ogni volta che
il treno si fermava, Cole saltava gi e comprava dolciumi,
bibite e biscotti a palate, e qualunque altra cosa su cui riuscisse
a mettere le mani.
Non ce l'avrebbero mai fatta a mangiare tutta quella roba
da soli, ovviamente. Cole si compiaceva di abbondare, ma
nel mangiare era piuttosto schizzinoso e nel bere addirittura
morigerato. Cibo e liquore dovevano essere passati in
giro, e lui offriva con tanta grazia che mai nessuno rifiutava.
Sapeva esattamente cosa dire a ciascuno: un versetto
della Bibbia, una citazione di Shakespeare, una battuta alla
buona. Erano in treno da meno di un'ora, e tutti gi mangiavano,
bevevano e fraternizzavano tra loro. E Cole li guardava
raggiante, quasi fossero una banda di ragazzini e lui il
padre amorevole.
Le donne non la odiavano, allora.
Gli uomini non la guardavano come ora.
La cordialit, la capacit di stringere amicizia, erano gli
strumenti del Contadino, ovviamente. Qualcosa che alla
fine assicurava un profitto da incassare tramite banche di
piccole citt attraverso una serie di manovre apparentemente
semplici ma sbalorditive. Lui per insisteva a considerare
i pagamenti nulla pi di uno scambio equo. In cambio di
semplice denaro, una cosa inutile e priva di significato in
s, lui dava grandi speranze e una nuova visione della vita.
E non si faceva mai nulla che permettesse di intravedere il
pastrocchio per quello che era. La gente se ne andava sempre
piena di speranza e fede.
Che cosa potevano volere di pi, comunque? Cosa poteva
esserci di pi importante nella vita, che avere qualcosa
in cui sperare, in cui credere?
Per oltre un anno, vissero in una fattoria abbandonata nel
Missouri, sessanta acri di roccia e terreno argilloso e una
casa tutta da rimodernare, con il cesso all'esterno. Fu il periodo
migliore che trascorsero insieme.
Il cesso aveva due buche, e a volte ci stavano seduti insieme
per ore. A sbirciare fuori qualcuno che passava ogni
tanto sulla strada di argilla rossa piena di solchi. A guardare
gli uccelli che saltellavano per il cortile. A parlare piano
o leggere vecchi giornali e riviste prese dalla pila che ingombrava
un angolo dell'edificio.
Guarda qua, Moira diceva, indicando un annuncio pubblicitario.
Il prezzo delle bistecche  aumentato di ventitr
centesimi a libbra negli ultimi dieci anni, mentre il prezzo del
carbone  salito soltanto di un centesimo e mezzo a libbra.
Pare che i commercianti di carbone ci lascino respirare, no?
Be'... Non sempre lei sapeva come reagire, non sempre
capiva se lui stesse facendo un commento ozioso o volesse
dirle qualcosa.
O forse no, concludeva poi se consideri che la carne
di solito viene venduta a libbre e il carbone a tonnellate.
Ogni tanto, Moira se ne usciva con la risposta perfetta,
come quella volta che lui aveva affermato che quattro
medici su cinque prendono l'aspirina. Cosa ne pensava
lei, allora?
Direi che il quinto medico  stato fortunato rispose. 
l'unico che non soffre di mal di testa. E Cole era stato
molto contento di lei.
Si divertivano un sacco, con le pubblicit. Anni dopo,
poteva ancora capitarle di guardare qualche annuncio all'apparenza
banalissimo e scoppiare a ridere.
E tu ce l'hai, l'accensione rapida?... Germi in agguato in
ogni angolino?... Anche tu puoi imparare a ballare!
Ancora adesso la facevano ridere. Ma con ironia, con sardonica
amarezza. Non come aveva riso con Cole Langley.
Un giorno, mentre Cole cercava di pescare dal fondo della
pila di riviste, questa si rovesci scoprendo una piccola
struttura simile a una cassa con un buco intagliato sul coperchio.
Un gabinetto per bambini.
Moira aveva commentato che era grazioso. Ma Cole continuava
a fissarlo e il riso gli mor negli occhi, la bocca si
afflosci con disgusto. Poi si volt e le sussurr:
Scommetto che hanno ammazzato il bambino. Scommetto
che  sepolto l, sotto di noi...
Lei rimase sbigottita, senza parole. Stette l seduta a
guardarlo, incapace di muoversi o parlare, e Cole parve
prendere il suo silenzio per un assenso. Continu a parlare
a voce bassa, ancor pi stringente e persuasivo di quanto
fosse di solito. E dopo un po' non esisteva altra realt
che l'orrore da lui creato, e lei si ritrov ad annuire mentre
lui parlava.
No, a nessun bambino dovrebbe essere permesso di vivere.
Si, tutti i bambini dovrebbero essere uccisi appena nati
o appena possibile. Era la cosa pi generosa che si potesse
fare. Era l'unico modo per risparmiar loro l'inutile tormento,
la frustrante e insensata tortura, il caos paradossalmente
crudele rappresentato dalla vita sul pianeta Terra.
Nel suo subconscio, Moira sapeva che lo stava vedendo
per la prima volta e che il Cole socievole e ridanciano
era soltanto un'ombra che rifuggiva le convinzioni del suo
proprietario.
Nel subconscio, avrebbe voluto gridare che si sbagliava,
che non esistevano assoluti di alcun genere e che l'uomo
reale avrebbe potuto anche abbandonare l'ombra.
Ma le mancava il lessico per simili pensieri, l'intelligenza
per cucirli insieme. Vagavano nel suo subconscio, sconnessi
e senza una guida, mentre Cole, come sempre, era del
tutto convincente. Sicch, alla fine, l'aveva persuasa. Convenne
con tutto quello che lui aveva detto.
E all'improvviso aveva cominciato a inveire contro di lei.
Allora anche lei era falsa! Un'ipocrita schifosa! Non poteva
fare niente per se stessa e niente per nessuno, perch non
credeva in niente.
Da quel giorno, il Contadino cominci a precipitare sempre
pi in basso. Dalla campagna passarono a St. Louis, e
quando non era ubriaco fradicio si imbottiva d'oppio fino
alle orecchie. Avevano un malloppo sostanzioso - o meglio,
l'aveva Moira. In segreto, alla maniera di tante mogli (anche
se non era legalmente sua moglie), aveva sfilato soldi
per anni. Ma la cospicua somma che aveva nascosto non
sarebbe durata un mese, a quel ritmo. Cos, per come la
vedeva lei, c'era solo una cosa da fare. Si mise a battere.
Non era un mestiere stigmatizzato, nella loro cerchia
professionale. In realt, per una donna, prostituirsi quando
il suo uomo era a terra era una pratica accettata. Ma le
puttane nude e crude venivano un centesimo la dozzina e
soltanto le ragazze "di classe", le signore ben agghindate
riuscivano a fare i soldi grossi. E la Moira di classe faceva
infuriare Cole.
L'accusava con fanatismo di essere un'ipocrita e una
"miscredente", e la zittiva a forza di urla quando lei si giustificava
dicendo che voleva soltanto aiutarlo. Furibondo,
dichiarava che lei era una puttana per vocazione, che era
sempre stata una puttana, lo era anche quando l'aveva conosciuta.
Non era vero. Quando aveva cominciato a lavorare, come
modella per un fotografo e cameriera in un cocktail bar,
qualche volta si concedeva agli uomini e riceveva in cambio
dei regali. Ma non era lo stesso che battere. Gli uomini
in questione le piacevano. Quello che dava, lo dava gratis,
senza contrattare, e lo stesso valeva per i regali ricevuti.
Cos le false accuse di Cole, per quanto formulate in stato
di incoscienza, presero a farle sempre pi male. Forse non sapeva
quel che diceva, o forse s. Ma anche il colpo innocente
inferto da un bambino pu essere doloroso, forse ancor pi
di quello di un adulto, poich la vittima non riesce a restituirlo.
La sua unica via di scampo, quando il dolore diventa insopportabile,
 mettersi fuori dalla portata del bambino...
L'ultimo ricordo che Moira aveva di Cole "Contadino"
Langley era quello di un uomo in tuta che singhiozzava senza
ritegno, gridando Puttana! dal marciapiedi di fronte al
loro appartamento chic mentre un tassista ghignante la portava via.
Avrebbe voluto lasciargli tutti i soldi che aveva nascosto.
O almeno la met. Ma sapeva che sarebbe stato inutile.
Se non glieli avessero rubati, li avrebbe gettati al vento. Ormai
era impossibile aiutarlo (per lei, in ogni caso) e qualunque
cosa avesse fatto non sarebbe servita che a prolungare
la sua agonia.
Cosa ne fosse stato di lui, non lo sapeva. Aveva deliberatamente
cercato di evitare di venirlo a sapere. Ma sperava
fosse morto. Era il meglio che potesse sperare, per l'uomo che aveva amato tanto.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
Moira diede una lunga sorsata al suo terzo sidecar al
bourbon. Sentendosi appena un po' alticcia (l'ubriachezza
vera e propria le faceva orrore), sorrise all'uomo che si stava avvicinando al suo tavolo.
Si chiamava Grable, Charles Grable, ed era l'amministratore
del condominio. Indossava pantaloni rigati e giacca da
tight di drap nera, aveva gli occhi piuttosto ravvicinati e un
viso paffuto, dall'aria stizzosa. Il tentativo di apparire austero,
mentre si sedeva, confer alla piccola bocca un broncio infantile.
Ora non mi dica fece Moira con solennit che lei 
Addison Simms di Seattle e che abbiamo pranzato insieme nell'autunno del 1902.
Come? Di che cosa stai parlando? sbott Grable. Ora ascoltami, Moira! Io...
Ce l'hai l'accensione rapida? Germi in agguato in ogni angolino?
Moira! Si chin verso di lei con rabbia, abbassando la
voce. Te lo dico per l'ultima volta, Moira. Voglio che mi
saldi il conto oggi stesso! Fino all'ultimo centesimo, l'affitto
e tutte le altre spese! O paghi, o ti chiudo fuori dall'appartamento!
Suvvia, Charles. Non pago sempre i conti, forse? Non
li saldo sempre... in un modo o nell'altro?
Grable arross e si sbirci dietro la spalla. Nella sua voce
spunt una nota tra il supplichevole e il piagnucoloso.
Non posso pi farlo, Moira. Non posso proprio! Gente
che resta in casa a contratto scaduto, che entra in anticipo
sulla data del contratto, pagando con soldi che io non segno
sui libri contabili! Io... io...
Capisco. Moira gli lanci un'occhiata triste, seducente.
Non ti piaccio pi.
No, no, non  questo! Io...
Invece s insist, imbronciata. Se ti piacessi, non faresti
cos.
Te l'ho detto che non potevo farci niente! Io... io...
Vide lo scherno nascosto negli occhi di lei. Va bene! ringhi.
Ridi pure, ma non farai pi di me un ladro! Sei una
donna da due soldi...
Da due soldi, Charles? Be', non mi pareva di costare
cos poco.
Basta con le chiacchiere dichiar deciso. Se non saldi
entro le cinque di stasera te ne vai, e tutto quello che possiedi
resta a me!
Se ne and pestando i piedi, con una specie di indignazione
furtiva.
Moira scroll le spalle, indifferente, e sollev il bicchiere.
Deve avere problemi di prostata, si disse. Non pi alzarsi di notte, uomini!
Fece segno che le portassero il conto e annot un dollaro
di mancia per il cameriere. Quello annu con grazia, scostandole
la sedia mentre si alzava, e lei gli disse che anche lui poteva imparare a ballare.
Tutto quello che ti serve  il passo magico.  semplice come l'ABC.
Lui rise educatamente. Le battute fatte in quel certo stato
di grazia erano roba vecchia, in posti come quello. Le porto
un po' di caff prima che vada, signora Langtry?
Grazie, no Moira sorrise. I drink erano davvero ottimi, Allen.
Usc dalla sala e ripass per l'atrio. Risal in macchina e si diresse in centro.
Tutto considerato, la sua vita era stata piuttosto parsimoniosa
da quando era arrivata a Los Angeles. Parsimoniosa,
cio, per quanto riguardava i suoi soldi. Del bottino
con cui era venuta via da St. Louis aveva ancora diverse
migliaia di dollari, pi, naturalmente, articoli subito
negoziabili come la macchina, i gioielli e le pellicce. Ma
negli ultimi tempi aveva avuto la sensazione sempre pi
forte che la sua vita stesse arrivando al termine e che fosse
tempo di incassare tutto quel che poteva, ogni volta che poteva.
Non le andava per niente di lasciare la citt; in particolare
odiava l'idea di rinunciare a Roy Dillon. Ma non doveva
essere necessariamente cos, e in caso contrario, be', non ci
si poteva fare niente. Bisognava dar retta alle sensazioni.
Fare quel che bisognava fare.
Una volta in centro, lasci l'auto in un parcheggio privato.
Apparteneva a una gioielleria di gran classe, che aveva
frequentato tanto come compratrice quanto come venditrice,
anche se soprattutto in quest'ultimo ruolo. Il portiere si
tocc il berretto e le apr la porta a vetri, mentre un giovane
della direzione veniva avanti, sorridendo.
Signora Langtry, che piacere rivederla! Mi dica, in che
cosa possiamo servirla oggi?
Moira glielo disse. Lui annu gravemente e la condusse
in un piccolo ufficio privato sul retro. Chiuse la porta, la
fece accomodare alla scrivania e sedette di fronte a lei.
Moira estrasse dalla borsetta un braccialetto e glielo porse.
L'uomo spalanc gli occhi, ammirato.
Bellissimo mormor, allungando la mano per prendere
la lente. Un oggetto di pregevolissima fattura. Dunque,
vediamo un po'...
Moira lo osserv mentre accendeva una lampada a collo
d'oca e rigirava il braccialetto tra le mani pulite e forti.
L'aveva gi servita parecchie volte. Non era bello; quasi
insignificante, in realt. Ma le piaceva e sapeva che era fortemente
attratto da lei.
Lasci cadere la lente dall'occhio e scosse la testa con
autentico rammarico.
 una cosa che non capisco disse. Non si vedono quasi
mai, cose del genere.
Come... cosa vuol dire? Moira si accigli.
Voglio dire che questa  filigrana di platino tra le pi
fini che abbia mai visto. Praticamente un'opera d'arte. Ma
le pietre no. Non sono diamanti, signora Langtry. Imitazioni
eccellenti, ma pur sempre imitazioni.
Moira non riusciva a crederci. Cole aveva pagato quattromila
dollari per quel braccialetto.
Ma devono essere diamanti! Tagliano il vetro!
Signora Langtry, sorrise sardonico anche il vetro taglia
il vetro. Qualunque cosa pu farlo, in pratica. Lasci che
le mostri un test infallibile per i diamanti.
Le porse la lente e prese dalla scrivania un contagocce.
Con cura, lasci cadere una microscopica quantit d'acqua
sulle pietre.
Vede come l'acqua ci schizza sopra e scivola via tutta
in una volta? Con i diamanti veri non accade. Aderisce alla
superficie in goccioline minuscole.
Moira annu fiaccamente e si tolse la lente dall'occhio.
Per caso sa dove  stato acquistato, signora Langtry?
Sono certo che potremmo recuperare il suo denaro.
Non lo sapeva. Possibilissimo che Cole l'avesse comprato
come falso. Non ha alcun valore per voi?
Ma certo che ne ha rispose con calore. Posso offrirle...
Be', cinquecento dollari?
Benissimo. Mi faccia un assegno, per piacere.
Con permesso disse l'uomo, e si assent per alcuni minuti.
Torn con l'assegno, lo mise in una busta e si sedette.
Ora, disse spero non sia rimasta troppo delusa di noi.
Ci dar l'opportunit di servirla ancora, mi auguro.
Moira esit. Lanci un'occhiata alla targhetta sulla scrivania.
Sig. Carter. Il negozio si chiamava Carter's. Il figlio
del padrone, forse?
Avrei dovuto dirglielo, signora Langtry. Con una cliente
preziosa come lei, saremmo ben felici di farle visita a
casa sua. Non  affatto necessario che venga lei in negozio.
Se crede di avere qualcosa che potrebbe interessarci...
Ho soltanto una cosa, signor Carter. Moira lo guard,
con calma. Le interessa?
Be', dovrei vederla, naturalmente. Ma...
La sta vedendo, signor Carter. La sta guardando dritta
in faccia.
Parve stupito, poi sconcertato. Quindi il suo viso assunse
un'espressione simile a quella che aveva mentre esaminava
il braccialetto.
Sa una cosa, signora Langtry? Un braccialetto come
quello che ci ha venduto, ci imbattiamo di rado in un oggetto
del genere. Una bella montatura e una buona fattura
di solito indicano la presenza di pietre preziose.  sempre
una sofferenza per me scoprire che non  cos. Spero sempre
alz gli occhi di essermi sbagliato.
Moira sorrise, apprezzandolo pi che mai.
A questo punto credo che dovrei dire ohi.
Lo dica per tutti e due, signora Langtry rise lui. Questa
 una di quelle volte in cui quasi vorrei non essere sposato.
Quasi.
Andarono insieme all'ingresso, la bella donna elegante e
il giovane modesto e pulito. Mentre si salutavano, lui le tenne
la mano per un momento.
Spero che tutto si sistemi, signora Langtry. Avrei davvero
voluto poterla aiutare.
Resti al suo posto e lanci la palla gli disse Moira. Lei
 nella squadra giusta.
Ormai decisamente affamata, prese un caff e un'insalatina
a una tavola calda. Quindi, torn al condominio.
L'amministratore le stava dando la caccia e lei quasi non
fece in tempo a chiudere la porta che gi bussava. Bruscamente,
le cacci sotto il naso un conto dettagliato. Moira lo
esamin, alzando le sopracciglia di tanto in tanto.
Un bel po' di soldi, Charles mormor. Non l'avrai
mica gonfiato un po', eh?
Non parlarmi in questo modo! Mi devi ogni dannato
centesimo e lo sai, e pagherai, cribbio!
Magari la grana pu darmela tua moglie, che ne dici,
Charlie? Magari i tuoi marmocchi possono rompere il maialino
salvadanaio.
Lasciali fuori da questa storia! Se ti avvicini alla mia
famiglia, io... io... La voce gli si spezz, trasformandosi in
un gemito implorante. T-tu... tu non lo faresti, vero, Moira?
Moira lo guard con disgusto. Oh, non bagnarti le mutande,
per l'amor di Dio! Segna come pagato quel maledetto
conto e ti far avere i soldi.
Si volt di colpo ed entr in camera da letto. Aprendo la
borsetta, ne estrasse un rotolo di biglietti di banca e lo lasci
cadere sulla toeletta. Poi, mentre si spogliava rapidamente,
scivolando in un diafano nglig nero, la smorfia di
stanchezza svan all'improvviso, e si mise a ridacchiare.
Ridendo in silenzio, si sdrai sul letto.
Spesso la prendevano accessi improvvisi di allegria. Di
fronte a un qualche aspetto sgradevole del presente, costringeva
la propria mente ad allontanarsi, lasciandola vagare
a briglia sciolta finch non afferrava qualche analogia
o paradosso ridicolo. E allora, senza una ragione apparente,
rideva.
Ora, per qualche istante, la risata divenne udibile e
Grable, sospettoso, le chiese da dietro la porta:
Cosa stai combinando, Moira? Cos'hai da ridere?
Non capiresti, Charles;  solo una cosa che ho visto sul
men del pranzo. Entra.
Entr. La guard e deglut, poi distolse freneticamente lo
sguardo.
Voglio quei s-soldi, Moira! Li voglio subito!
Be', eccoli l. Il nglig si apr mentre, con un piede
nudo, indicava la specchiera. L ci sono i soldi e qui c' la
piccola Moira.
Si avvi deciso verso la toeletta. Appena prima di raggiungerla,
tentenn e si volt lentamente.
Moira, io... io... La fissava, deglutendo di nuovo, leccandosi
la saliva apparsa all'improvviso sugli angoli della bocca
infantile. E stavolta non riusc a distogliere lo sguardo.
Moira abbass gli occhi su se stessa, seguendo lo sguardo
di lui.
Il cambio automatico, Charles mormor.  compreso
nel prezzo, con la tappezzeria di lusso e l'accensione rapida.
Si affrett verso di lei. Si ferm, fiacco, la mano tesa in
un triste gesto di supplica.
Ti p-prego, Moira! Ti prego, ti prego! Sono stato buono
con te! Ti ho lasciato restare qui un mese dopo l'altro e...
Lo farai, vero? Solo...
Nossignore, disse Moira, non si poteva. Tutti i passeggeri
devono pagare quando salgono, niente biglietti gratis o riduzioni.
 una rigida norma della Commissione Commercio
Rapporti, a cui sono soggetti tutti i veicoli comuni.
Ti prego! Devi! Tu d-devi farlo! Quasi singhiozzando,
croll in ginocchio di fianco al letto. Oh, Dio, Dio, Dio!
N-non farmi...
Il cliente ha un'unica scelta replic Moira con fermezza.
La signora o il malloppo. Allora, cosa decidi? E poi,
mentre l'uomo si lanciava repentinamente su di lei: Sai che
sorpresa...
Stava distesa guardando in alto oltre le spalle di lui, cercando
di cancellare la sua presenza ansimante, invadente.
Costringendosi a non pensare a lui ma a Roy Dillon. Il loro
ultimo pomeriggio in albergo. Perch quell'emorragia improvvisa,
comunque, per un ragazzo che sembrava avere
uno stomaco di ferro? Che cosa l'aveva provocata? Era stato
sincero, poi? Poteva essere una fregatura architettata da
sua madre per dividerli?
Sembrava il tipo! Decisamente! Si vedeva, che era svelta
come una lince e dura il doppio... Chiunque sapesse come
muoversi, l'avrebbe capito. E poi era carica di grana e...
Moira non voleva pensare a lei, a quella streghetta spocchiosa!
Qualsiasi altra cosa, ma non lei! Avrebbe voluto
fare qualcosa al riguardo, ma...
Rote gli occhi verso il soffitto. Che tipo, questo qui!
Che tipo rivoltante! Doveva avere addosso quaranta dollari
d'acqua di colonia e intruglio per capelli, ma quella roba
non riusciva a toccarlo. Era come se lo avvolgesse soltanto,
come la stagnola attorno a un pezzo di gorgonzola, e quando
andavi a sentire sotto...
Ahi ahi! Strinse in fretta le labbra e le guance si gonfiarono
di ilarit repressa. Cerc di distrarsi dall'oggetto che
l'aveva provocata, quel maledetto, pazzesco menu. Ma non
voleva andarsene, e di nuovo era scossa dalle risate.
Cosa c'? ansim Grable. Come fai a ridere di un...
Niente. La... lascia stare, Charles. E solo che... ah, ah,
ah... Mi spiace, ma... ah, ah, ah, ah...
Piatto del giorno: pomodoro di serra alla griglia sotto una
generosa fetta di formaggio stagionato.
...
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...
CAPITOLO 12.
...
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...
L'appartamento di Lilly Dillon si trovava all'ultimo piano
di un edificio sul Sunset Strip, pochi isolati a est del confine
urbano di Beverly Hills. Gi ammobiliato, era composto
da camera da letto, bagno, toiletta, cucina, soggiorno e
studiolo. Lo studiolo era nella parte posteriore, il lato sud
dell'edificio, e vi era stato collocato un letto da ospedale per
Roy. Adesso era sdraiato li, in pigiama e vestaglia, la testiera
del letto sollevata in modo da permettergli di guardare
miglia e miglia di sconfinati giacimenti petroliferi, oceano e paesini sul mare.
Si sentiva pigro e comodo. Si sentiva irrequieto e colpevole.
Era all'inizio della sua terza settimana fuori dall'ospedale.
Si era rimesso completamente e non aveva alcuna scusa
valida per restare li. Eppure non si decideva. Era Lilly a
volerlo. I medici lo incoraggiavano passivamente a restare,
considerando che quella convalescenza prolungata, pur non
essendo un gran vantaggio, dava comunque un ampio margine di sicurezza.
I vasi lesionati dello stomaco avrebbero potuto riaprirsi, in
determinate circostanze. Avrebbero potuto rompersi di nuovo.
Sicch, se desiderava rimanere totalmente inattivo e lontano
dal bench minimo rischio, per i medici andava pi che bene.
A parte Lilly e la propria salute, Roy aveva un'altra ragione
per restare. Una ragione legata al senso di colpa, che
cercava di non confessare a se stesso. Lei, Carol Roberg,
adesso era in cucina, a sparecchiare i piatti del pranzo e,
senza dubbio, preparare un dolce per loro due. Personalmente,
lui non ne voleva (era ingrassato di oltre tre chili
nelle ultime due settimane) ma sapeva che lei non desiderava
altro. E per nulla al mondo si sarebbe opposto.
Carol aveva gusti raffinati nel mangiare, come in ogni
cosa. Ma Roy non aveva mai visto nessuno che riuscisse a
farsi simili scorpacciate e tanto in fretta.
Pensava a quello, al suo insaziabile appetito, quando non
pensava a lei in un modo diverso. Quasi tutte le donne che
conosceva, sembrava non mangiassero affatto. Moira, per esempio...
Moira...
Si dimen, a disagio, ricordando la sua visita di quella
mattina. La sera precedente le aveva detto, durante una pacata
conversazione telefonica, che l'indomani Lilly sarebbe
uscita presto, e le aveva proposto di fare un salto da lui.
Cos era venuta, fermandosi sorpresa nel vedere Carol e lanciandogli
una rapida occhiata interrogativa.
Carol si sedette in soggiorno insieme a loro. Evidentemente
pensava che fosse educato far cos, e cerc di parlare
del tempo e dei soliti normali argomenti di conversazione.
Quando finalmente, dopo la mezz'ora pi lunga che la storia
ricordi, si scus e and in cucina, Moira si volt verso
di lui, la bocca serrata.
Ho cercato di mandarla via disse Roy discolpandosi.
Le ho detto di prendersi qualche ora libera.
Hai cercato? Se fossi stata io, mi avresti semplicemente
detto di filarmela.
Mi spiace rispose. Avrei voluto quanto te stare almeno
un po' da soli.
Roy gett una rapida occhiata dietro di s, poi si avvicin
alla sedia e prese Moira tra le braccia. Lei si lasci baciare,
ma senza reagire. La baci di nuovo, lasciando vagare
le mani sul suo corpo, saggiando le curve soffici, dolcemente
profumate. Dopo settimane di castit forzata e la tentazione
costante rappresentata da Carol, non aveva mai desiderato
Moira come in quel momento. Ma lei, bruscamente, si
era scostata.
Mi dici per quanto tempo pensi di restare ancora qui,
Roy? domand. Quando ritorni in albergo?
Be', non saprei. Molto presto, immagino.
Non hai una gran fretta, vero? Stare qui ti piace.
Imbarazzato, Roy rispose che non aveva nulla di cui lamentarsi.
Era ben curato, molto meglio di quanto avrebbe
potuto esserlo in albergo, e Lilly desiderava tanto che restasse.
Hmm, ci scommetto, e scommetto anche che vieni proprio
curato a puntino!
Cosa vuoi dire?
Stai scherzando? Ho visto come guardavi quella cretina
di infermiera dal sorriso ebete! O stai perdendo lo smalto, o
pensi che sia troppo perbene per scoparci. Lei s, ma io no!
Oh, santo cielo... Arross. Senti, mi dispiace per oggi.
Se avessi trovato il modo di liberarmi di lei senza ferirla...
Naturalmente, non potevi fare una cosa simile. Oh, no!
Allora diciamo soltanto che non volevo farlo ribatt,
stanco di scusarsi.
Be', lascia perdere. Raccolse i guanti e si alz. Se sta
bene a te, sta bene anche a me.
La segu fino all'ingresso, cercando di appianare lo screzio
senza ammorbidirsi troppo. Provando attrazione per lei,
desiderandola pi che mai, ma attento come sempre a evitare
che stringesse la presa su di lui.
Uno di questi giorni sar fuori di qui le assicur. Diavolo,
probabilmente sono molto pi ansioso di te.
Be'... Lei sorrise esitante, scrutandogli il viso con gli
occhi scuri. Non ne sono cos sicura.
Vedrai. Magari possiamo andare a La Jolla questo fine
settimana...
Solo magari?
Ne sono praticamente sicuro rispose. Ti do un colpo
di telefono, eh?
Cos aveva sistemato le cose, almeno per il momento, e
alla meno peggio. Ma non aveva ottenuto nulla in cambio,
nient'altro che lo status quo, e il desiderio insoddisfatto si
dibatteva in lui senza tregua. Andare avanti cos non si poteva,
si disse. Con la presenza di Moira che ancora aleggiava,
con Carol cos a portata di mano...
Carol. Si domand che cosa fare con lei, comunque.
Ammesso che fosse il caso di fare qualcosa. L'impressione
che dava era assolutamente verginale, e se cos era, fine
del discorso. Tale sarebbe rimasta, per quanto lo riguardava.
Ma l'aspetto poteva ingannare; e a volte, quando acconsentiva
a dargli un bacio e restava stretta a lui per un
momento, be', non era pi tanto sicuro della sua condizione.
In effetti era quasi certo di essersi fatto un'idea sbagliata.
E in tal caso, naturalmente...
Lei arriv dalla cucina con due coppe di gelato con la
panna. Roy ne accett una e lei si sedette con l'altra. Sorridendo,
la guard tuffarcisi dentro, preso dal desiderio di
stringerla tra le braccia e darle una bella strizzata.
Buono? le domand.
Meraviglioso! esclam lei, entusiasta. Poi, alzando lo
sguardo su di lui e arrossendo imbarazzata: Quando sono
qui, mangio tutto il tempo! Penserai che sono proprio un
maiale, non  vero?
Roy rise. Se esistessero maiali come te, metterei su un
allevamento. Che ne dici di mangiare anche il mio?
Ma  tuo. Non potrei assolutamente mangiarne ancora!
Certo che puoi fece lui, dondolando i piedi gi dal letto.
Verrai in camera da letto quando hai finito?
Vengo subito. Vuoi il tuo massaggio, si?
No, no rispose subito lui. Non c' fretta. Finisci prima
il tuo gelato.
Attravers la folta moquette del soggiorno ed entr in
camera da letto. Sulla soglia, esit per un lungo istante, quasi
decidendo di fermarsi subito, finch era ancora in tempo.
Poi, rapidamente, prima di poter cambiare idea, si strapp
di dosso vestaglia e giacca del pigiama e si sdrai sul letto.
Carol arriv dopo un paio di minuti. Fece per prendere il
flacone dell'alcol dal bagno e lui tese la mano verso di lei.
Vieni qui, Carol. Voglio chiederti una cosa.
Lei annu e si sedette sulla sponda del letto. Roy l'attir
a s, portandole il viso contro il proprio; e poi, quando le
loro labbra si incontrarono, cominci a farla sdraiare.
Nervosamente, irrigidendosi all'improvviso, cerc di staccarsi
da lui. Oh, no! Per piacere, Roy. Io... io...
 tutto a posto. Voglio chiederti una cosa, Carol. Mi
dirai la verit?
Be' si sforz di sorridere.  cos importante per te?
O forse mi stai di nuovo prendendo in giro, s?
 molto importante per me rispose. Sei vergine, Carol?
Il sorriso svan di colpo dal suo volto, che per un momento
si fece di un bianco assoluto. Poi vi torn una traccia di
colore e gli occhi si abbassarono, e lei scosse la testa quasi
impercettibilmente.
No, non sono vergine.
Non lo sei? Era vagamente deluso.
Non lo sono. Da lungo tempo. La sua voce, sotto la
fermezza di superficie, trem lievemente. E adesso non ti
piacer pi.
Non piacermi? Come, certo che mi piaci. Mi piaci pi
che mai!
Ma... Il sorriso tremulo cominci a risplendere di una
specie di gioiosa incredulit. Dici sul serio? Non scherzeresti
su una cosa tanto importante?
Cosa c' di tanto importante? Su, vieni qui, dolcezza!
Ridendo gioiosamente, gli permise di attirarla a s e lo
abbracci con gioioso stupore. Oddio, disse. Era tanto felice.
E poi, senza opporre una vera resistenza, scoppiando di
felicit, gli disse: Ma... non dovremmo aspettare, Roy?
Non ti piacerei di pi?
Non potresti piacermi pi di cos! Le stratton con
impazienza l'uniforme bianca. Come si leva questo maledetto
coso...?
Ma c' un'altra cosa che devi sapere. Hai il diritto di
saperlo. Io... io non posso avere figli, Roy. Mai.
Questo lo ferm, lo fece esitare, ma solo per un secondo.
Carol aveva un modo goffo di formulare le frasi, di rigirarle
e capovolgerle mettendo l'accento nei posti sbagliati. Sicch
non poteva avere bambini ed era tanto di guadagnato,
ma lui ci avrebbe fatto attenzione comunque.
Che importa? le disse, quasi gemendo per la fame che
aveva di lei. Va bene cos e va bene anche se non sei vergine.
Ora vuoi smetterla di parlare, per l'amor del cielo, e...
S! Oh, si, Roy! Si strinse a lui con dolcissimo abbandono,
guidandogli le mani brancolanti. E poi, lo voglio. Ed  tuo diritto...
L'uniforme le cadde di dosso, poi la biancheria. L'innato
pudore, le paure, il passato. Nella penombra creata dalle
tende tirate nella stanza, era rinata e non c'era passato, ma soltanto il futuro.
Il marchio purpureo era ancora li sul braccio sinistro abbandonato,
ma ormai non era che una cicatrice dell'infanzia:
attenuata dal tempo, rattrappita dalla crescita. Non aveva
importanza. Quello che rievocava non aveva importanza
- la sterilizzazione, la perdita della verginit - perch lui
aveva detto che non contava. Cos, la cosa stessa era priva
di significato: l'impronta indelebile del campo di concentramento di Dachau.
...
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CAPITOLO 13.
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Usc dal bagno, indossando pudicamente la biancheria
intima, ancora rossa in faccia, calda e luminosa. Protettiva
e composta, tir su il lenzuolo e glielo rimbocc sul petto.
Devo prendermi cura di te gli disse. Ora, pi che mai,
tu sei tanto importante per me.
Roy le rivolse un pigro sorriso. Era dolce, una gran donna,
pens. E probabilmente la pi sincera che avesse mai
conosciuto. Se non gli avesse detto di non essere vergine...
Va tutto bene, Roy? Ti fa male da qualche parte?
Non sono mai stato meglio in vita mia rise. E non 
che non mi sia mai capitato di sentirmi in vena.
Questo  un bene. Sarebbe orribile se ti avessi procurato
dolore.
Ripet che stava benissimo; lei era proprio quello di cui
aveva bisogno. Carol rispose seriamente che anche lei aveva
avuto bisogno di lui e Roy rise ancora, strizzandole
l'occhio.
Ti credo, dolcezza. Quanto tempo  passato, comunque,
o non dovrei chiederlo?
Quanto tempo? Si accigli un poco, perplessa, la testa
inclinata. Poi: Oh fece. Be', ...  stato...
Lascia stare disse in fretta lui. Non pensarci.
 stato l. Tese il braccio tatuato. Come  l che mi
hanno resa sterile.
L? Aggrott la fronte. Non... Questo cos', comunque?
Lei spieg, lo sguardo assente, il sorriso che si congelava;
gli occhi all'ins che lo guardavano e lo trapassavano
fissando qualcosa di distante, remoto. In apparenza, stava
parlando di un'astrazione, un teorema noioso e inconsistente
che era inutile descrivere. In apparenza, stava leggendo
una favola, un racconto pieno di terrori attaccati l'uno all'altro,
stagnanti, senza che la trama o l'argomento si evolvessero
mai, fisicamente immobile, nient'altro che un cumulo di orrore su orrore che finiva per sprofondare lentamente
trascinando con s l'ascoltatore.
S, s,  vero. Gli sorrise come a un bambino precoce.
Si, ero molto giovane, sette o otto anni, credo. Era questa la
ragione, capisci: scoprire la pi giovane et possibile in cui
una femmina pu concepire. Pu succedere molto presto,
anche solo a cinque anni, mi pare. Ma loro cercavano l'et
minima media. Per mia madre e mia nonna, era il contrario:
cio, quanto vecchia pu essere la femmina. Mia nonna mor
poco dopo l'inizio dell'esperimento, ma mia madre...
Roy aveva voglia di vomitare. Avrebbe voluto scuoterla,
picchiarla. Distaccato da se stesso, proprio come Carol mentre
raccontava, era furioso con lei. Soggettivamente, i suoi
pensieri erano un corrispettivo non troppo distante della comune
filosofia popolare. Le cose che si sentivano e si leggevano
e si vedevano dappertutto. Le pie lamentazioni per il
peccato, la gioiosa assoluzione dei peccatori, gli sguardi imbarazzati
e obliqui rivolti a quanti ne ricordavano i misfatti.
In fondo gli amici di un tempo, poveretti, erano ancora nostri
amici ed era di cattivo gusto mostrare i forni in televisione.
In fondo non si poteva condannare un popolo, no?
E se fossimo stati noi a farlo? Avremmo commesso lo stesso
deplorevole errore? In fondo, odiavano i rossi tanto quanto
noi, erano ansiosi quanto noi di spedire all'inferno ogni schifoso
rosso al mondo. E in fondo, quella gente, le presunte
vittime della colpa, perlopi se l'erano andata a cercare.
La colpa era loro.
La colpa era sua.
Ora ascoltami la interruppe con rabbia. No, non voglio
pi sentire, per la miseria! Se me l'avessi detto subito,
invece di dire soltanto che... Farmi credere che... che...
Lo so disse lei.  stato molto brutto da parte mia. Ma
anche io stavo pensando a qualcos'altro.
Be', insomma, borbott non voglio metterti dalla parte
del torto. Tu mi piaci; penso tutto il bene possibile di te,
Carol. Ecco perch ti ho chiesto quello che ti ho chiesto, ti
ho detto che era importante per me. Adesso capisco che
potresti averla presa nel modo sbagliato e non so cosa darei
per riaggiustare le cose. Ma...
Perch continuava a guardarlo in quel modo, con quel
sorriso totalmente vuoto, in attesa che lui lo riempisse di
vita? Disse che gli dispiaceva, si scus per qualcosa che in
parte era colpa di lei. Ma lei continuava a stare seduta li, in
attesa. Sul serio si aspettava che lui rinunciasse alla sua vita,
all'unico stile di vita che trovava accettabile, e solo per correggere
un errore? Be', non ne aveva il diritto! Anche se lui
avesse potuto darle quello che si era aspettata e che apparentemente
ancora desiderava, lui non l'avrebbe fatto comunque.
Era una brava ragazza, e non sarebbe stato giusto nei suoi
confronti.
Facciamo cos le disse con un sorriso accattivante. Non
possiamo cambiare quello che  gi successo, quindi perch
non facciamo finta che non sia successo? Che te ne pare, eh?
Okay? Dimentichiamo soltanto questo e ricominciamo tutto
da capo?
Carol lo guard in silenzio.
Bene fece Roy, sbrigativo. Brava la mia ragazza.
Adesso io schizzo fuori di qui cos finisci di vestirti... e,
ehm...
Se ne and, infilando la vestaglia mentre usciva dalla
stanza. Tornato nello studiolo, croll di nuovo sul letto da
ospedale, fissando senza vederlo il panorama a sud, con
ancora negli occhi la ragazza in camera da letto. Si era veramente
espresso male, pensava. La sua consueta eloquenza
gli era venuta meno proprio quando ne aveva pi bisogno
e aveva parlato in modo stizzoso e meschino.
Cosa gli era successo? si domand. Cosa c'era di sbagliato
nel suo discorso?
Era stato un errore in buona fede. E lei, in realt, non ci
aveva rimesso niente. Perch non riusciva a farglielo capire?
Perch, proprio lui che era cos bravo a organizzare grandi
truffe senza la minima ripercussione?
Non puoi truffare una persona onesta, pens. E fu irragionevolmente
irritato dall'idea.
La sent arrivare, il fruscio inamidato dell'uniforme. Si
costrinse a sorridere, si mise a sedere e si gir.
Lei si era messa il soprabito, un curioso indumento fuori
moda. Aveva in mano la valigetta da infermiera.
Adesso me ne vado disse. Desideri qualcosa prima
che esca?
Te ne vai! Ma... Oh, ascolta fece con tono suadente.
Non puoi farlo, sai? Non  professionale. Un'infermiera
non pu abbandonare il paziente.
Tu non hai bisogno di un'infermiera. Lo sappiamo tutti
e due. A ogni modo, io ho smesso di essere un'infermiera
per te.
Ma... ma, per la miseria, Carol...
Lei si volt e si diresse verso la porta. Per un istante la
segu con lo sguardo, impotente, poi la raggiunse, la prese
per le spalle e la gir verso di s.
Insomma, non ho intenzione di lasciarti fare questo
disse. Non c' ragione. Hai bisogno del lavoro, e mia madre
e io vogliamo che tu lo mantenga. Perch...
Lasciami andare, per piacere. Si scost da lui, tornando
a dirigersi verso la porta.
Lui le si piazz davanti, in fretta. No implor. Se ce
l'hai con me, d'accordo; forse pensi di averne il diritto. Ma
c' anche mia madre. Che cosa penser, cio, che cosa le
dir quando arriva e scopre che tu...
Si interruppe, arrossendo, rendendosi conto di aver dato
l'impressione di avere paura di Lilly. L'ombra di un sorriso
sfior le labbra di Carol.
Tua madre sar delusa, ma non sorpresa, credo. Pensavo
che tua madre non ti capisse, ma ora so che non  vero.
Roy distolse gli occhi. Disse bruscamente che non era
affatto quello, che voleva dire. Ti spettano dei soldi, la tua
paga. Se vuoi dirmi quanto. 
Niente. Tua madre mi ha pagato ieri sera.
D'accordo, allora, ma c' ancora oggi.
Per oggi niente. Non ho dato niente di prezioso rispose.
Roy sbuff di rabbia. Smettila di comportarti come una
bambina di due anni, capito? Ti spettano dei soldi e perdio,
li prenderai! Afferr il portafogli dalla tasca della vestaglia,
ne estrasse bruscamente il contenuto e lo tese verso di
lei. Allora, quanto? Quanto ti devo per oggi?
Lei guard i soldi. Delicatamente, scorrendoli con un
dito, scelse e tir su tre banconote.
Tre dollari, si? Ho sentito dire che  il prezzo abituale.
Pare che tu lo sappia sbott. Ah, Carol, perch...
Grazie.  davvero troppo.
Si volt, attravers il pavimento di moquette fino alla
porta e usc.
Roy alz le mani impotente e le lasci cadere lungo i
fianchi. Questo era tutto. Impossibile cavar sangue da una
rapa.
And in cucina, scald un po' di caff e lo bevve, restando
in piedi. Sciacquando la tazza, diede un'occhiata all'orologio
sopra il fornello.
Lilly sarebbe tornata tra poche ore. C'era qualcosa che
doveva fare prima che arrivasse. Non avrebbe sistemato la
faccenda di Carol agli occhi di lei e avrebbe comportato
uscire allo scoperto, ma doveva esser fatto. Per il bene stesso
di Roy.
Quando si vest e scese in strada era appena un po' traballante.
Ma non perch avesse qualche problema, soltanto
per la lunga inattivit. Una volta preso il taxi e raggiunto il
suo albergo, si sent pi forte che mai.
Fu un po' imbarazzato dall'accoglienza che ricevette in albergo.
Naturalmente, si era sempre sforzato di rendersi piacevole;
era un elemento essenziale della sua copertura. Tuttavia
si sent coccolato e vagamente sconcertato dal modo in
cui Simms e i suoi dipendenti gli diedero il benvenuto a
casa (casa!). Era contento di non averli dovuti prendere per
i fondelli, lasciarli nella melma dove sempre finiva chi aveva
simpatia per lui.
Innervosito, accett le loro felicitazioni per la guarigione
e li rassicur sul suo attuale stato di salute. Convenne con
Simms che la malattia pu affliggere chiunque, sempre inopportuna
e inattesa, e cos va il mondo.
Finalmente si rifugi nella sua stanza.
Prese tremila dollari da uno dei quadri dei clown. Quindi,
dopo aver riappeso con cura il quadro alla parete, lasci
l'albergo e torn all'appartamento di Lilly.
La casa sembrava stranamente vuota senza Carol. Voracemente
vuota, come sempre quando una cosa o una persona
familiare non  pi dov'era prima. C' una sensazione
persistente di mancanza, di imperfezione. C' una nicchia
che supplica di essere colmata, e l'unica cosa che potrebbe
farlo non  disponibile.
Vagando irrequieto da una stanza all'altra, continuava
a tendere l'orecchio per sentirla, continuava a vederla con
l'occhio della mente. La vedeva dappertutto, la figurina
inamidata, i lucidi capelli con le punte arricciate, il viso
bianco e rosa, i lineamenti minuti, puliti, girati all'ins con
innocenza infantile. Sentiva dappertutto la sua voce e
c'era sempre lui, tu, nelle sue parole. Voleva qualcosa?
C'era qualcosa che poteva fare per lui? Come stava, si
sentiva bene? Doveva sempre dirle, per piacere, se desiderava
qualcosa.
Stai bene, si? Sarebbe orribile se ti avessi procurato
dolore.
Fece per entrare in bagno, poi si ferm all'improvviso
sulla soglia. C'era un asciugamani appeso sopra il lavandino.
Strofinato, risciacquato e messo ad asciugare ma ancora
impregnato del giallastro indistinto del sangue sbiadito.
Roy deglut dolorosamente. Poi lo butt nella cesta e sbatt il coperchio.
Le lunghe ore si trascinarono, ore che fino a quel giorno
erano sempre sembrate brevi.
Poco dopo il crepuscolo, Lilly ritorn.
Come al solito, lasci i suoi problemi fuori dalla porta ed
entr con un sorriso pieno di aspettativa.
Ehi, sei tutto vestito! Che bello disse. Dov' la mia
cara Carol?
Non  qui rispose Roy. Lei...
Oh? Be', credo di essere un po' in ritardo, e tu stai bene,
naturalmente. Si sedette, facendosi vento con la mano. Uff,
che schifo di traffico! Avrei fatto prima saltellando su un piede
solo.
Roy esit; voleva dirglielo ma era grato di qualsiasi scusa
buona per rimandare.
Come va la mano, la bruciatura?
Bene la agit con noncuranza. Sono marchiata a vita,
pare, ma almeno mi ha imparato - insegnato - qualcosa.
Sta' lontano dai fessi col sigaro.
Credo che dovresti fartela fasciare.
Impossibile. Devo infilarla nella borsetta troppo spesso.
Comunque sta andando a posto perfettamente.
Liquid l'argomento con noncuranza, compiaciuta ma
in un certo senso imbarazzata da quell'insolito interesse.
Nella stanza cal il silenzio; prese una sigaretta dalla borsetta
e sorrise allegramente mentre Roy si affrettava ad accendergliela.
Ehi, a quanto pare sono davvero popolare da queste parti!
Ancora un po' di questo trattamento e... Quello cos'?
Abbass lo sguardo sui soldi che le aveva lasciato cadere in grembo. Accigliandosi, rialz gli occhi.
Tremila dollari disse lui. Spero che bastino a chiudere
i nostri conti, le spese dell'ospedale e tutto il resto.
Be', certo. Ma non puoi... Oh sospir con stanchezza.
Immagino che tu possa, giusto? Speravo che rigassi dritto, ma immagino...
Ma sapevi che non era cos annu Roy. E adesso c' un'altra cosa che devi sapere. A proposito di Carol.
...
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...
CAPITOLO 14.
...
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...
Dal Sunset Strip un clamore attutito, in progressione crescente,
sal fino all'appartamento di Lilly, i rumori dell'ora
di cena e il primo risveglio della vita notturna. Nelle ore
precedenti, dalle quattro fin verso le sette, il chiasso era
quello del traffico lavorativo: camion, furgoni pesanti e leggeri
che effettuavano le ultime consegne della giornata per
poi fare dietrofront verso la citt; auto private che acceleravano,
sbandavano e si destreggiavano per farsi strada sciamando
dal centro dirette ai loro ducati di Brentwood, Bel
Air e Beverly Hills. Erano auto di tutti i tipi e dimensioni,
da quelle truccate in su, ma c'era una impressionante abbondanza,
preponderanza, a volte, di macchine d'alta classe.
Una volta, bloccato nel traffico sullo Strip, Roy ne aveva
esaminato gli occupanti e, tranne per due motociclette e
una Ford, non aveva visto altro che Cadillac, Rolls-Royce,
Lincoln e Imperial a perdita d'occhio.
Ora, ascoltando il pulsare della notte, Roy avrebbe voluto
trovarsi gi sullo Strip o praticamente in qualunque altro
luogo tranne quello in cui era. Aveva detto a Lilly di Carol
pi in fretta possibile, ansioso di chiudere la faccenda. Ma,
buttata li a quel modo, forse era sembrata peggiore che se
fosse andato nei dettagli. Aveva sentito il bisogno di
ripercorrerla da capo, di spiegare esattamente cosa aveva
portato a cosa. Ma questo tentativo, a quanto pareva, aveva
solo peggiorato la situazione, facendolo apparire come uno
che posa da giovane onesto seppure spigliato, messo in posizione
di vergognoso svantaggio dalla cocciuta stupidit di
una giovane donna.
Non c'era un buon modo di raccontare la storia, pens.
Semplicemente non esisteva, nonostante l'assoluta mancanza
di moralismo di Lilly e il fatto che non aveva mai interpretato
il ruolo di madre, per come la vedeva lui.
Sobbalz quando la borsetta di Lilly scivol sul pavimento
con un tonfo. Si chin per raccoglierla, quindi si ritrasse,
a disagio, nel vedere l'oggetto che era caduto dalla
borsa: una piccola pistola con il silenziatore.
Lei chiuse la mano intorno all'arma. Si raddrizz, soppesandola
distrattamente. Poi, vedendo il disagio di Roy,
storse la bocca in un sorriso forzato.
Non preoccuparti, Roy.  una tentazione, lo ammetto,
ma mi costerebbe il porto d'armi.
Be', non vorrei mai, comment lui dopo tutti i problemi
che ti ho gi procurato.
Oh, su, non dovresti sentirti cos disse Lilly. Hai pagato
il tuo conto, no? Mi hai gettato quei soldi come fossero
passati di moda. Hai spiegato e ti sei scusato, ma in realt non
hai fatto niente che richiedesse spiegazioni o scuse, vero? Io
sono stata una stupida. Lei  stata una stupida, tanto stupida
da amarti e fidarsi di te e interpretare nel modo migliore possibile
quello che facevi e dicevi. Noi siamo state stupide, in
altre parole, e il lavoro dei truffatori  fregare gli stupidi.
Mettila come ti pare sbott Roy. Mi sono scusato,
ho fatto tutto quel che potevo. Ma se vuoi diventare sgradevole...
Ma sono sempre stata sgradevole, no? Ti ho sempre
reso la vita difficile. In me non c' mai stato niente di buono,
mai un bel niente. E per la miseria, tu non hai mai perso
un'occasione per ripagarmi!
Coosa? Le lanci un'occhiata tagliente. Che diavolo
stai dicendo?
La stessa cosa per cui hai passato la vita a rimuginare e
a compatirti, e a punzecchiarmi. Perch da bambino soffrivi.
Perch non corrispondevo al tuo ideale materno.
Scontroso, Roy sbott dicendo che lei non corrispondeva
agli ideali di nessuno. Poi, un po' vergognoso, tent una
mezza ritrattazione: Insomma, non dicevo sul serio, Lilly;
mi hai solo fatto perdere la pazienza. Comunque, ora hai sicuramente
fatto molto, molto pi di quanto avessi diritto di
aspettarmi, e...
Lascia perdere lo interruppe. Non  stato sufficiente.
Lo hai dimostrato. Ma ci sono un paio di cose che vorrei
chiarire, Roy. A tuo modo di vedere, sono stata una cattiva
madre... no,  vero, perci guardiamo la verit in faccia. Mi
domando, per, se ti sia mai passato per la mente che io non
mi consideravo affatto tale.
Be'... esit. Be', no, immagino di no.
 tutta questione di paragoni, giusto? Nei bei quartieri
dove sei cresciuto, e in confronto alle altre madri che vedevi
l, io facevo schifo. Ma io non sono cresciuta in quel tipo
di ambiente, Roy. Dove sono cresciuta io, un bambino era
fortunato se faceva tre mesi di scuola in tutta la vita. Era
fortunato se non moriva di rachitismo o di vermi o di fame
pura e semplice, se non peggio. Non ricordo un solo giorno,
sin da quando sono stata grande abbastanza da ricordare
qualcosa, in cui abbia avuto da mangiare a sufficienza e
non sia stata picchiata...
Roy accese una sigaretta, gettandole uno sguardo al di
sopra del fiammifero, pi irritato che interessato da quanto
gli stava dicendo. Qual era il senso di tutto il discorso,
comunque? Poteva darsi che lei avesse avuto un'infanzia
dura, anche se doveva crederle sulla parola, quanto a questo.
Lui conosceva soltanto la propria. Ma avendo avuto
un'infanzia del genere e sapendo che cosa si prova, perch
gli aveva inflitto lo stesso tipo di trattamento? Sapeva
come vanno le cose. Non era stata soggetta alle stesse pesanti
pressioni sociali che avevano dovuto sopportare i
suoi genitori. Insomma, che diavolo, era sposata e non viveva
pi a casa gi all'et in cui lui aveva finito le scuole
medie!
Qualcosa in quest'ultimo pensiero gli scav dentro, forando
la barriera stratificata di razionalizzazioni che lo riscaldava
con il suo bagliore rosato tenendo lei lontana nelle
tenebre. Irritato, si chiedeva soltanto come fare a tagliare la
corda con decenza il pi presto possibile. Non voleva nient'altro.
Niente scuse, niente spiegazioni. Per via di Carol e
per via del fatto che doveva qualcosa a Lilly, era stato costretto
a vestire i panni di quello che si scusa e d spiegazioni.
E, virilmente, lo aveva accettato. Ma...
Finalmente si rese conto del silenzio che riempiva la
stanza. Era cos da un po'. Lilly stava appoggiata allo schienale
della sedia, guardandolo con uno stanco sorriso a labbra
serrate.
Ti sto tenendo sveglio, pare disse. Perch non fili via
e mi lasci cuocere nei miei peccati?
Insomma, Lilly... fece un gesto di difesa. Non hai mai
sentito un rimprovero, da me.
Ma hai un mucchio di cose da rimproverarmi, no?  stata
una bella porcata da parte mia essere una bambina quando
lo eri anche tu. Comportarmi da bambina invece che da
donna adulta. Sissignore, sono stata proprio una disgraziata
a non crescere e non agire da grande abbastanza in fretta
quanto tu avresti voluto.
Roy si sent ferito. Cosa vuoi che faccia? domand.
Vuoi che ti metta l'aureola? Te la cavi benissimo da sola.
Per far passare te da mascalzone, eh? Ma  cos che
sono fatta, sai; lo sono sempre stata. Sempre a trovare qualcosa
da ridire sul povero piccolo Roy.
Oh, per l'amor di Dio, Lilly...!
Ho soltanto un'altra cosa da dire. Non credo che servir,
ma devo dirla comunque. Lascia perdere le truffe, Roy.
Escine fuori subito e restane fuori.
Perch? Perch tu non ne esci?
Perch? Lilly lo fiss. Mi chiedi seriamente perch?
Perch, stupido scervellato, sarei morta se anche avessi solo
l'aria di volerne uscire! Funziona cos da quando avevo diciotto
anni. Non si esce da una cosa come questa, si viene
buttati fuori!
Roy si umett le labbra nervosamente. Forse non stava
esagerando, anche se era confortante crederlo. Ma lui non
era di quella categoria, n mai lo sarebbe stato.
Faccio solo piccole truffe, Lilly disse. Solo roba da
poco. Posso smettere in qualsiasi momento.
Non sar sempre roba da poco. Non nel tuo caso. Hai
solo venticinque anni e gi puoi tirar fuori tre testoni senza
batter ciglio. Hai solo venticinque anni e ti sei inventato un
trucchetto nuovo: spillar soldi ai fessi senza cambiare albergo.
Allora, hai intenzione di fermarti a questo? Lilly scosse
la testa negando con convinzione. No-no-no. Le truffe
sono come tutto il resto. Non si sta fermi. Si va su o gi, di
solito gi, ma il mio Roy andr su.
Roy si sentiva lusingato e colpevole. Ribad che in ogni
caso si trattava sempre di piccole truffe. Non c'erano i pericoli
del racket organizzato.
Ah no, eh? fece Lilly. Be', quasi me la facevi. Sai,
ho sentito di uno all'incirca della tua et che hanno colpito
nelle budella cos forte che l'hanno quasi ammazzato.
Be', uh...
Certo, certo, quello non conta. Quello  diverso. Ed ecco
un'altra cosa che non c'entra niente. Alz la mano bruciata.
Sai come mi sono fatta questa bruciatura, in realt? Bene,
adesso te lo dico...
Glielo disse e lui ascolt nauseato, pieno di vergogna e
imbarazzo. Non disposto ad associare sua madre a situazioni
del genere e incapace di collegarle a se stesso. Fin quando
ci fosse riuscito, avrebbero solo allargato la frattura che
c'era tra lui e Lilly.
Lei vide come l'aveva presa; vide che era inutile. Una
lenta furia mont nel suo corpo stanco.
Sicch questo  tutto fece e non ha niente a che fare
con te, giusto? Solo uno dei tanti capitoli delle "Rischiose
Abitudini di Lilly Dillon".
 molto interessante, anche rispose lui, con tono frivolo.
Forse dovresti scrivere un libro, Lilly.
Forse dovresti scriverne uno tu ribatt lei. Quello su
Carol Roberg sarebbe un bel capitolo.
Roy si alz in piedi, rigido. Annu freddamente, prese il
cappello e si avvi verso la porta; poi si ferm con un gesto
per attirare la sua attenzione. Lilly, dov' che vuoi andare
a parare, comunque? Cosa posso fare per Carol pi di quello che ho gi fatto?
Lo chiedi a me disse Lilly, amara. Hai davvero il fegato
di startene li e chiedere a me cosa dovresti fare!
Ma... vuoi dire che dovrei sposarla? Chiederle di sposarmi?
Oh, via, piantiamola! Bell'affare sarebbe, per lei!
Oh, Dio! Dio, Dio, Dio gemette Lilly.
Avvampando, Roy si calc il cappello in testa. Mi spiace
di essere una tale delusione per te. Adesso vado.
Lilly lo guard, mentre ancora esitava, e fece mostra di
non essersene accorta.  la seconda volta che mi freghi
stasera comment. Prima  qui, adesso  qua, e dove va
nessun lo sa.
Usc in fretta.
Mentre percorreva il corridoio a grandi passi, rallent e
si ferm, vacillando, sul punto di tornare indietro. Quasi
nello stesso istante, Lilly salt su dalla sedia, and verso la
porta e si ferm anche lei, indecisa.
Erano tanto simili, tanto parte l'uno dell'altra. Furono
cos vicini... per un momento.
Il momento pass; un istante prima del disastro. Poi, contravvenendo
all'istinto, ciascuno prese la propria decisione.
Ciascuno, come aveva sempre fatto, and per la sua strada.
...
.
...
CAPITOLO 15.
...
.
...
Roy consum la sua tarda cena in un ristorante del centro.
Mangi con appetito, dicendosi, e certo credendoci sul
serio, che era bello mangiare al ristorante. L'indefinibile
omogeneit del cibo, qualunque fosse il locale, aveva qualcosa
di rassicurante, un po' come il latte materno per un
bambino. Con le sue caratteristiche di nutrimento familiare
e sicuro, rafforzava la fede incrollabile in questa verit: pi
le cose cambiavano, pi restavano le stesse.
Analogamente, era bello essere tornato al suo letto d'albergo.
Perch anche il suo letto sarebbe sempre stato qui,
ovunque lui si trovasse: standardizzato, sempre pronto e
in attesa, per offrirgli al tempo stesso i piacevoli benefici
della stabilit e della precariet. Forse, nei suoi sogni, Carol
per breve tempo aveva diviso quel letto con lui e questo
lo fece sussultare, quasi gridare. Ma c'erano spettri assolutamente
benevoli, anch'essi rassicuranti e standardizzati,
che ben presto gli vennero in soccorso. Non gli chiedevano
pi di quanto lui chiedesse a loro, una penetrazione sensuale
ma immacolata, che raggiungeva il suo obiettivo
senza alcun coinvolgimento mentale o morale. Ci si poteva
immergere in fretta o a lungo, senza il pericolo di avvicinarsi all'acqua.
Sicch, tutto sommato, Roy Dillon dorm bene quella notte.
Si svegli presto e rimase per un po' nella prevedibile
posizione di tutti gli uomini che si svegliano. Mani intrecciate
sulla nuca, occhi assenti al soffitto, la mente libera di
vagare. Poi, abbandonando bruscamente il letto, si lav, si
vest e usc dall'albergo.
Fece colazione. And da un barbiere, si concesse il "servizio
completo" e torn alla sua suite di due stanze. Dopo
aver fatto il bagno si rivest completamente di abiti puliti,
compresi scarpe e cappello, e usc di nuovo dall'albergo.
Prese l'auto dal parcheggio e si infil nel traffico.
Dapprincipio si sent un po' maldestro, nervoso dopo la
prolungata assenza dal volante. Ma pass presto. Dopo qualche
isolato era di nuovo lui e manovrava l'auto con automatica
disinvoltura, guidando con la stessa abilit distratta
della stenodattilografa davanti alla macchina per scrivere.
Faceva parte di quel fiume di automobili, ne agevolava lo
scorrere indolente e ne era a sua volta agevolato. Senza
perdere la propria identit, libero di sottrarsi alla corrente
quando avesse voluto, era comunque parte di un qualcosa di pi ampio.
Come molte imprese che un tempo costituivano, per tradizione,
parte integrante dell'identit cittadina, la societ
commerciale Sarber & Webb aveva ora sede in un quartiere
quasi residenziale, ampiamente sganciata, con uno iato
irrequieto, dal gigante in espansione che avrebbe finito inevitabilmente
per circondarla di nuovo. La ditta era situata
in uno spazioso edificio di arenaria e mattoni, composto per
circa tre quarti della sua superficie di un elevato piano unico.
Sulla parte posteriore si protendeva per un piano e mezzo,
accogliendo cos gli uffici dell'azienda.
Roy port l'auto al parcheggio privato di fianco all'edificio.
Fischiettando distrattamente, con un'occhiata di approvazione
allo scenario familiare che lo circondava, prese dall'auto la sua valigetta.
Qualcun altro, vide, stava guardando il medesimo scenario,
ma non con lo stesso distacco. Un giovane - be', forse
non era proprio cos giovane - in maniche di camicia ma
con il panciotto. Aveva l'aspetto di un impiegato, era in piedi
ben accosto al muro sull'ampio marciapiedi che costeggiava
l'edificio, a guardare qua e l con occhio critico, scarabocchiando
ogni tanto qualcosa su un taccuino.
Si volt e osserv Roy avvicinarsi, con uno sguardo
dapprincipio intransigente, di incipiente disapprovazione.
Poi, quando Roy venne avanti con determinazione e sorrise,
fece un cenno e disse Salve, lo sguardo registr un
certo calore e il suo proprietario rispose al cenno di saluto.
Salve disse, quasi la parola lo imbarazzasse.
Roy prosegu, sorridendo, scuotendo la testa tra s.
All'interno dell'edificio, lungo tutto il lato anteriore, si
stendeva un lungo e largo bancone di servizio, alla cui estremit
si apriva uno sportello. Dall'altra parte, gli scaffali
delle giacenze erano orientati verso il retro, ordinatamente
zeppi di un migliaio degli articoli venduti da Sarber &
Webb, e formavano una mezza dozzina di corsie parallele.
Era presto, e lui era l'unico venditore-cliente. Di solito,
a quest'ora, gli impiegati stavano quasi tutti prendendo il
caff dall'altra parte della strada oppure si riunivano in
gruppetti, appoggiati al bancone a fumare e chiacchierare
finch non riuscivano a rassegnarsi al lavoro della giornata.
Ma stamattina non c'era traccia di simili confidenziali stupidaggini.
Ciascuno era al proprio posto e non si vedeva in giro una
sigaretta o un bicchiere di caff. Le corsie pulsavano di attivit:
selezionare le ordinazioni, inventariare, ricostituire le
scorte, spolverare e riordinare. Erano tutti indaffarati o, con
molta pi energia, fingevano di esserlo.
Negli anni, aveva stretto amicizia con tutti loro, e tutti si
fecero avanti per una stretta di mano e qualche parola di
felicitazioni per la sua guarigione. Ma senza stare a perdere
troppo tempo. Sconcertato, Roy si rivolse all'impiegato che
gli stava aprendo un catalogo.
Cosa  capitato qui dentro? domand. Non vedevo
nessuno darsi tanto da fare da quando questo buco ha preso fuoco.
 capitato Kaggs, ecco cosa!
Kaggs? E una roba tipo peste bubbonica?
L'impiegato fece una risata tetra. Puoi dirlo forte, fratello!
si asciug del sudore immaginario dalla fronte. Se quel
figlio di puttana resta in circolazione ancora per molto...
Kaggs, venne a sapere, era uno dei pezzi grossi della sede
centrale, e a quanto pareva era un misto di controllore della
gestione, mediatore ed esperto di efficienza.  arrivato subito
dopo che sei entrato in ospedale, uno di quei culattoni
con la laurea, pare. Mai una parola gentile per nessuno.
Nessuno capisce un tubo tranne lui e tutti quanti sono o fessi,
o incapaci. E tu lo sai che non  vero, Roy. Un gruppo di
ragazzi pi efficiente, che lavora pi sodo di noialtri non lo
trovi da nessuna parte!
Vero Roy annu consenziente, anche se era ben lontano
dal crederci. Potrebbe sbattermi fuori, che ne pensi?
Stavo per dirtelo. In effetti ha tagliato qualche testa, tra
i venditori; semplicemente non li rifornisce pi. Ma che
senso ha? Vendono tutti su commissione. Se non vendono,
non fanno un soldo, perci... ssst, eccolo che arriva!
Come Roy aveva sospettato, Kaggs era il giovane dall'occhio
critico che aveva visto li fuori. Un secondo netto
dopo che l'impiegato aveva parlato, fu sopra di loro, sparando
in avanti una mano quasi fosse un'arma.
Kaggs. Sede centrale disse. Piacere di conoscerla.
Le presento il signor Dillon fece l'impiegato, nervosamente
ossequioso. Roy  uno dei nostri venditori migliori, signor Kaggs.
 il migliore. Kaggs non diede neppure un'occhiata
all'impiegato. Non che questo sia un gran complimento
per la ditta. Voglio parlarle, Dillon.
Si volt, continuando a stringere la mano di Roy come
per trascinarlo con s. Roy rimase dov'era, facendo rigirare
Kaggs con uno strattone. Sorrise amabilmente mentre
l'uomo della sede centrale lo guardava allibito, battendo le palpebre.
 stato un complimento piuttosto ambiguo, signor
Kaggs, disse e questo genere di cose non le lascio passare
a nessuno. Altrimenti non sarei un buon venditore.
Kaggs riflett su quelle parole; annu con brusca accortezza.
Ha ragione. Le chiedo scusa. Comunque, vorrei sempre parlarle.
Faccia strada disse Roy, prendendo la sua valigetta.
Kaggs lo ricondusse lungo il bancone, deviando bruscamente
dallo sportello e dirigendosi verso l'ingresso dell'edificio.
Che ne direbbe di un caff? Non daremo il buon esempio,
certo. Qui ci si gingilla gi fin troppo. Ma  difficile
parlare, con tanta gente che cerca di origliare.
Non sembra avere molta stima di loro osserv Roy.
Kaggs rispose brusco, mentre attraversavano la strada, di
non nutrire alcun sentimento per le persone in astratto. Dipende
da come reggono il confronto. Se ci sanno fare, ho
per loro una grande considerazione.
Nel ristorante, chiese del latte insieme al caff, miscelandoli
poco per volta mentre sorseggiava dalla tazza. Ulcera
spieg.  anche il suo problema, giusto? Poi, senza
aspettare risposta, continu: L'ho notata quando ci siamo
incrociati stamattina, Dillon. Niente di sdolcinato o di sentimentale,
in lei. Aveva l'aria di uno che sta andando da
qualche parte e conosce la strada. Allora ho immaginato che
doveva essere Dillon; l'ho subito collegata con le sue vendite.
E quando ho detto che non era un gran complimento
per la Webb & Sarber - che lei fosse il migliore, cio - dicevo
sul serio. Lei  il primo della mia lista, ma qui non ha
avuto nessun incentivo. Nessuno che le stesse alle costole.
Soltanto un mucchio di mezzi somari, quindi ha assunto la
tendenza a non sforzarsi troppo. Sto sbattendo via i cialtroni,
a proposito. Per me non fa alcuna differenza se lavorano
solo su commissione. Se non mettono insieme dei bei soldi,
non ci fanno una buona pubblicit e non possiamo permetterci di tenerli. Che esperienze di vendite ha, comunque?
Prima di venire qui, voglio dire.
Da quando ho finito il liceo non ho fatto altro che vendere
rispose Roy, non sapendo dove andasse a parare quel
discorso ma disposto a fare la sua parte. Lei nomini una
cosa, e io l'ho venduta. Tutta la roba porta a porta. Campioni,
spazzole, pentole e padelle, riviste.
Questa si che  musica per le mie orecchie. Kaggs fece
un sorriso sbilenco. Sono uno che si  fatto tutto il college
vendendo abbonamenti. Quando  venuto da noi  passato
alla vendita alle aziende; perch?
 pi facile mettere il piede nelle porte, rispose Roy
e ci si pu fare una clientela regolare. Di solito, nel porta a
porta puoi sparare un colpo solo.
Kaggs annu con approvazione. Mai fatto supervisione
dei venditori? Sa, guidarli un po', tenerli sul chi vive.
Ho diretto squadre di piazzisti Roy scroll le spalle.
Chi non l'ha fatto?
Io. Non ho il talento necessario, in un certo senso.
O il tatto? sorrise Roy.
O il tatto. Ma lasciamo perdere le mie vicende, me la
cavo benone. Il punto  che la Webb & Sarber ha bisogno
di un direttore commerciale. Dovrebbe averlo subito. Qualcuno
che abbia dimostrato di essere un buon venditore e che
sappia gestire altri venditori. Avrebbe parecchi rami secchi
da tagliare o da riempire di linfa fresca. Assumere gente
nuova e spronarli se hanno stoffa. Cosa ne pensa?
Penso che sia una buona idea dichiar Roy.
Ora, su due piedi, non so quale sia stato il suo reddito
massimo in un anno. Attorno ai seimilaseicento, credo. Ma
mettiamola cos: al guadagno del suo anno migliore aggiungeremo
millecinquecento, diciamo ottomila per fare
cifra tonda. Questo  soltanto un inizio, naturalmente. Per
un anno prende ottomila, e se non vale molto di pi la
sbatto fuori a calci e tanti saluti. Ma so che lei varr di pi.
Ho saputo che era il mio uomo dall'istante in cui l'ho vista
stamattina. E adesso che abbiamo chiarito la cosa, le
chieder una delle sue sigarette e prender una vera tazza
di caff, e se al mio stomaco non piace sbatter fuori anche lui e tanti saluti.
Roy allung il pacchetto di sigarette. Durante il fuoco
di fila del discorso di Kaggs, si era fatto sfuggire il significato
delle parole. Che ora gli arriv bruscamente, colpendolo
come un pugno e provocandogli uno scatto convulso della mano.
Kaggs lo guard battendo gli occhi. Qualcosa non va?
A proposito, non la disturbano sigarette e caff? La sua ulcera, dico.
Roy annu, scosse la testa. Io, ehm, non era una brutta
ulcera. Solo piazzata in un brutto punto. Ha spaccato una
vena. Io... senta, signor Kaggs...
Perk, Roy, Perk che sta per Percy, e sorridi quando lo
dici. Quanti anni hai, Roy? Venticinque, ventisei? Benissimo.
Non c' motivo perch tu non possa...
La mente di Roy galoppava disperata. Direttore commerciale!
Lui, Roy Dillon, truffatore di prima classe, un direttore
commerciale! Ma non poteva, maledizione! Sarebbe
stato troppo restrittivo, troppo limitante. Avrebbe perso la
libert di movimento necessaria per continuare con le sue
truffe. Il lavoro in s, la sua importanza, avrebbe precluso
qualsiasi attivit del genere. Come agente di commercio,
poteva ragionevolmente bazzicare i luoghi in cui le truffe si
praticano. Ma come direttore commerciale della Webb &
Sarber... no! Il minimo brusio l'avrebbe mandato a fondo.
Non poteva accettare quel posto. D'altro canto, come faceva
a rifiutarlo senza suscitare sospetti? Come facevi a rifiutare
ragionevolmente un lavoro che sembrava tagliato per
te, non solo molto migliore di quello che avevi ma che prometteva
di diventare ancor migliore, e di gran lunga?
... lieto che abbiamo sistemato questa faccenda, Roy
stava dicendo Perk Kaggs. Ora, abbiamo perso abbastanza
tempo qui, se hai finito con quel caff...
Signor Kaggs... Perk fece Roy. Non posso accettare
il posto. Non posso farlo subito, cio. Mi sono rimesso in
piedi soltanto oggi e sono solo passato a fare un salutino e...
Oh? Kaggs lo guard con aria giudiziosa. Be', in effetti
sei un po' pallido. Quando sarai pronto, tra una settimana?
Be', io... Ho il controllo dal medico tra una settimana,
ma non sono sicuro che...
Due settimane, allora. O prenditi anche dell'altro tempo,
se ne hai bisogno. C' un bel po' di lavoro, e devi essere in forma.
Ma vi serve una persona subito! Non sarebbe giusto per
voi...
A cosa sarebbe giusto ci penso io. Kaggs si concesse
un sorriso glaciale. Le cose sono andate in malora fino a
oggi, possono andarci ancora per un po'.
Ma...
Ma non c'era nient'altro da dire. Forse avrebbe potuto
pensare a una scappatoia durante la settimana seguente, ma
in quel momento non gliene veniva in mente nessuna.
Riattraversarono la strada assieme, poi lui and da solo
alla sua auto. Vi mont, incerto, accese il motore, lo rispense.
E adesso? Come poteva sfruttare il tempo che Kaggs gli
aveva dato? Vendere era fuori questione, ovvio, dato che si
presumeva che non fosse pronto per lavorare. Ma c'era l'altra
sua occupazione, quella vera; la fonte della ricchezza
dietro i quattro quadri dei clown.
Riavvi l'auto. Poi, con un grugnito sgomento, la rispense
ancora. Se di lavoro non si parlava, lo stesso valeva per le
truffe. Non avrebbe osato fare trucchi. Non prima del fine
settimana, almeno, quando normalmente sarebbe stato libero
e avrebbe potuto concedersi, senza destare sospetti, un giretto dei locali.
Il fine settimana. Ed era solo mercoled.
Pens a Moira. Con un cipiglio inconsapevole la scacci
dalla mente. Non oggi. Era passato troppo poco tempo da Carol.
Avvi l'auto per la terza volta e guid senza meta per un
paio d'ore, poi pranz a un ristorante drive-in e torn in albergo.
Trascorse un pomeriggio irrequieto, leggendo. Cen,
poi ammazz il tempo al cinema.
Dovendo affrontare altro ozio il giorno dopo, si sent di
nuovo spinto a chiamare Moira. Ma chiss come, in apparenza
senza pensarci, compose invece il numero di Carol.
Lei venne al telefono con voce insonnolita e disse che
non poteva vederlo. Non c'era ragione che si vedessero.
Oh, ma forse c' obiett lui. Perch non stiamo insieme
e ne parliamo?
Lei esit. Di cosa, esattamente?
Be'... lo sai. Di tante cose. Pranzeremo insieme e...
No lo interruppe, decisa. No, Roy.  impossibile, comunque.
Adesso lavoro regolarmente in ospedale. Turno di
notte. Di giorno devo dormire.
Di sera, allora. Improvvisamente era diventato importantissimo
per lui vederla. Prima che cominci a lavorare.
Oppure posso venire a prenderti al mattino, quando
stacchi. Io...
Parl precipitosamente. Aveva un nuovo lavoro, spieg.
Almeno, be', stava pensando di accettare un nuovo lavoro.
Voleva il suo parere in proposito e...
No disse lei. No, Roy.
E riappese.
...
.
...
CAPITOLO 16.
...
.
...
Il giorno dopo chiam Moira Langtry. Ma fu un altro
smacco. Rest sorpreso oltre che irritato poich, sul momento,
era sembrata felice di partire in anticipo per il loro
fine settimana a La Jolla, salvo cambiare idea neppure un
istante dopo. Non si poteva fare, spieg. Per lo meno, a
causa di delicate ragioni femminili, una periodica difficolt,
non sarebbe stato molto pratico. Domani? Mmh, no, temeva
di no. Ma il giorno dopo, domenica, sarebbe andato benissimo.
Roy sospettava che semplicemente ce l'avesse un po'
con lui, che questa fosse la punizione per averla trascurata
per settimane. Comunque lui non era certo dell'umore per
supplicarla, perci disse, distaccato, che domenica andava
benissimo anche a lui, e si accordarono di conseguenza.
Ammazz il resto della giornata, o almeno una buona
parte, con una gita alle spiagge di Santa Monica. Dato che
il giorno dopo era sabato, era libero di darsi nuovamente ai
raggiri. Ma dopo un po' di tira-e-molla mentale, decise di non farlo.
Lasciamo perdere. Non era proprio dell'umore adatto.
Aveva bisogno di staccare la spina ancora un po', scuotersi
di dosso certi ricordi inquietanti che avrebbero potuto
sovrapporsi ai rischi di una professione gi abbastanza pericolosa.
Bighellon tutto il giorno, si mise a rimuginare; quasi si
compativa. Che maniera di vivere, pens risentito. Sempre
a pesare ogni parola che diceva, esaminare minuziosamente
ogni parola che gli veniva rivolta. E mai fare una mossa
che non fosse stata studiata nei dettagli. Metaforicamente,
attraversava la vita camminando su un filo, dal quale poteva
distrarsi solo a suo rischio e pericolo.
Certo, i suoi sforzi erano ben ripagati. Il bottino si era
accumulato in fretta e avrebbe continuato ad accumularsi.
Ma era proprio quello il problema: si accumulava e basta!
Inservibile per lui come altrettanti buoni sconto sulle saponette.
Inutile dire che questo stato di cose non sarebbe andato
avanti per sempre; non avrebbe vissuto sempre una vita di
seconda classe in un albergo di seconda classe. Ancora cinque
anni e i proventi delle truffe gli sarebbero bastati per
mettersi in pensione e avrebbe potuto abbandonare la cautela
assieme all'attivit che la richiedeva. Ma quei cinque
anni erano necessari per assicurarsi la sua pensione e riempirla
di tutte le cose cui era stato costretto a rinunciare. E
mettiamo che non vivesse altri cinque anni. O anche un
anno solo. O persino un giorno. O...
Le cupe meditazioni si esaurirono. E anche lui. Quella
giornata interminabile pass, e Roy si addorment. E poi,
meraviglia, venne il mattino. A quel punto, finalmente, aveva qualcosa da fare.
Avrebbero viaggiato in treno, quello dell'una diretto a
sud, e Moira lo avrebbe raggiunto alla stazione. Roy lasci
l'auto al parcheggio della stazione (ne avrebbe noleggiata
un'altra per la vacanza) e prese la borsa dal portabagagli.
Erano soltanto le dodici e un quarto, decisamente troppo
presto per trovare Moira. Roy compr i biglietti, consegn
il foglietto con il numero dei posti e la sua borsa a un facchino
insieme a una generosa mancia ed entr nel bar della stazione.
Prese un drink e se lo fece durare, dando un'occhiata all'orologio
di tanto in tanto. All'una meno venti si alz dal
suo sgabello e si diresse all'entrata della stazione.
Il treno della domenica diretto a sud era sempre affollato:
portava non soltanto i civili, ma sciami di Marines e
marinai che tornavano alle loro basi di Camp Pendleton e
San Diego. Roy li guard scorrere attraverso i cancelli numerati
e le lunghe rampe che portavano ai treni. Un po'
nervoso, guard di nuovo l'orologio.
Dieci minuti all'una. C'era ancora tempo, certo, ma non
troppo. La stazione occupava pi di un isolato in profondit
e la rampa del treno era lunga praticamente altrettanto. Se
Moira non fosse arrivata molto presto, tanto valeva che stesse a casa.
Cinque minuti all'una.
Quattro minuti.
Stizzito, Roy si arrese e fece per tornare al bar. Moira non
l'avrebbe mai fatto di proposito, ne era sicuro. Probabilmente
era rimasta bloccata in un ingorgo, uno di quei nodi
gordiani di macchine intrappolate che affliggevano le presunte
superstrade ad alta velocit. Ma per la miseria, se per
una volta si fosse mossa un po' prima, invece di aspettare
l'ultimo minuto...!
Si sent chiamare.
Si volt di scatto e la vide arrivare dall'entrata, trotterellando
dietro il facchino che portava il suo bagaglio. L'uomo,
passando, lanci a Roy un luminoso sorriso. Faccio
del mio meglio capo. Voi statemi dietro.
Roy afferr Moira e la trascin con s.
Scusa ansim lei. Dannato condominio! Ascensore
bloccato, e...
Lascia perdere. Risparmia il fiato disse lui.
Si fecero di corsa tutta l'estensione pavimentata di marmo
dell'edificio, oltrepassarono il cancello e attraversarono
il tratto apparentemente interminabile della rampa. All'estremit
opposta c'era un ferroviere, orologio alla mano. Mentre
si avvicinavano, mise in tasca l'orologio e sal sulla corta
rampa laterale che portava alla piattaforma di carico.
Lo seguirono, lo sorpassarono.
Mentre il treno partiva, presero al volo l'ultima carrozza.
Un controllore li accompagn ai loro posti. Senza fiato,
vi si accasciarono. E per i trenta minuti seguenti non mossero un dito.
Infine, mentre uscivano dalla citt di Fullerton, la testa
di Moira si gir sullo schienale orlato di bianco del sedile e gli sorrise.
Lei  un brav'uomo, McGee.
E lei  una brava donna, Mrs. Murphy rispose lui. Qual  il suo segreto?
Biancheria intima nella zuppa, ovvio. E il suo?
...
NOTA: Il riferimento  a una canzone popolare dal titolo Mrs. Murphy's Chowder, La zuppa della signora Murphy, famosa per contenere gli ingredienti pi vari e improbabili. FINE NOTA.
...
Roy disse che nasceva dalle letture ispirate. Stavo leggendo
un racconto meraviglioso, proprio quando lei  arrivata.
L'autore si chiama Bongo Ballonis. Ne ha sentito parlare?
Mmh, in effetti suona vagamente familiare.
Credo che questo sia il suo lavoro migliore continu
Roy.  ambientato nel bagno degli uomini di una stazione
di autobus, e i protagonisti sono un vecchietto pulito e un
ragazzo grasso che abitano in un gabinetto a gettoni. Non
chiedono molto al mondo. Soltanto la riservatezza inerente
al fare quel che viene naturale. Ma la ottengono? Diavolo,
no! Ogni volta che stanno per liberarsi - voglia perdonare
il linguaggio - spunta un deficiente diarroico e infila dieci
centesimi nella fessura. E la sua volgare resa al bisogno disperde
il loro desiderio. Alla fine, frustrato ogni buon esito,
raccolgono i torsoli di mela dagli orinali e se ne vanno nel
bosco a fare una torta.
Moira lo squadr severamente.
Adesso chiamo il controllore dichiar.
Potrei comprare il tuo silenzio con un bicchiere?
Il silenzio lo compro io: un paio d'ore, dopo questo. Tu
compra da bere, e bada a sciacquarti bene la bocca.
Roy rise. Ti aspetter, se vuoi.
Va' disse Moira con decisione, chiudendo gli occhi e
appoggiandosi allo schienale. Va', ragazzo, va'!
Roy le diede un buffetto sul fianco. Si alz, attravers
due vagoni e raggiunse la carrozza bar. Si sentiva di nuovo
bene, in forma. La cupa introspezione degli ultimi giorni era
scivolata via, e aveva voglia di darci dentro.
Come prevedeva, il bar era affollato. A meno di riuscire
a stringersi insieme a qualche gruppo, come intendeva fare,
non c'era posto per sedersi.
Contempl la scena con approvazione, poi si rivolse all'inserviente
dietro il piccolo banco del bar. Un bourbon
con acqua ordin. Di marca.
Spiacente, signore. Non posso servirla se non  seduto.
Vediamo. Quanto fa, comunque?
Ottantacinque centesimi, signore. Ma non posso...
Due dollari annu Roy, posando sul banco due banconote.
Niente resto, okay?
Ebbe il suo whisky. Con il bicchiere in mano si incammin
lungo la corsia, ondeggiando di tanto in tanto con il movimento
del treno. A met carrozza, si lasci proiettare contro
un tavolino al quale sedevano quattro militari, facendo sussultare
i loro bicchieri e rovesciando sul tavolo parte del suo.
Si profuse in scuse. Dovete lasciarmi offrire un giro.
No, insisto. Cameriere!
Visibilmente felici lo invitarono a sedersi, stringendosi
sui sedili per fargli posto. I drink arrivarono e scomparirono.
Ignorando le loro proteste, offr un altro giro.
Ma non  giusto, amico. Il prossimo lo offriamo noi.
Non c' problema fece Roy, cordiale. Non sono sicuro
di riuscire a berne un altro, ma...
Si interruppe, lanci un'occhiata al pavimento. Aggrott
la fronte, strinse gli occhi. Quindi si chin e allung un
poco la mano sotto il tavolo. Quando si fu raddrizzato, gett
sul tavolo un piccolo dado.
 caduto a qualcuno? domand.
Il cubetto girava. Le puntate raddoppiavano e si quadruplicavano.
Con la stessa ingannevole rapidit del treno, i soldi
si riversavano nelle tasche di Roy Dillon. Quando i suoi
quattro merli in seguito ripensarono a lui, fu come a "un gran
simpaticone", tanto amabilmente turbato dalle proprie vincite
indesiderate e involontarie da rendere vergognoso qualunque
turbamento da parte loro. Quando Roy in seguito ripens
a loro... Ma lui non lo faceva. Il suo pensiero era tutto
concentrato su di loro al momento di pelarli; sulla necessit
di mantenerli costantemente distratti e disarmati. E nell'intensit
di quella concentrazione, alimentandone le fiamme incandescenti,
di loro non gli restava nulla per i ripensamenti.
Loro si godevano le bevute; le sue non sapevano di niente.
Uno di loro, qualche volta, andava al bagno; lui non poteva.
Ogni tanto guardavano dal finestrino, commentando la bellezza
del paesaggio che scorreva, perch era bello davvero,
con le spiagge candide come neve, il verde e l'oro degli alberi,
il blu-grigio delle montagne e le case bianche con le tegole
rosse: ricordava non poco il sud della Francia. E Roy assentiva
e interveniva con i commenti appropriati, ma non guardava
dove guardavano loro e non vedeva quel che vedevano.
Infine, emergendo dalla sua concentrazione, si accorse che
la carrozza si era svuotata e che il treno era penetrato nella
periferia industriale di San Diego, la stazione capolinea. Si
alz, stringendo la mano a tutti i militari, e si volt per uscire
dalla carrozza bar. Sulla soglia c'era Moira che gli sorrideva.
Ho pensato che era meglio venire a cercarti disse. Divertito?
Oh, sai com'. Ci si gioca un paio di bevute scroll le
spalle. Scusa se ti ho lasciata sola per tanto tempo.
Non ci pensare sorrise lei, prendendogli il braccio.
Non mi  dispiaciuto per niente.
...
.
...
CAPITOLO 17.
...
.
...
Roy noleggi un'auto a San Diego, con cui arrivarono
all'albergo di La Jolla. Si trovava su un ampio prato, in
cima a una scogliera affacciata sul Pacifico. Moira ne fu deliziata.
Inspirando l'aria fresca e pulita, insist per fare un
giretto l attorno prima di entrare.
Ecco, ora s che ci siamo dichiar. Questa  vita! E,
ammiccando seducente: Non so come mostrare la mia riconoscenza.
Oh, qualcosa mi verr in mente fece Roy. Magari
puoi lavarmi i calzini.
Si occup della registrazione, e seguirono il fattorino di
sopra. Le loro camere erano sui lati opposti del corridoio e
Moira gli diede un'occhiata tra l'interrogativo e il divertito,
domandando una spiegazione.
Come mai questa storia dell'apartheid? domand. Non
che non possa sopportarlo, se ci riesci tu.
Ho pensato che fosse meglio cos, camere separate con
i nostri veri nomi. Nel caso dovesse esserci qualche problema,
sai.
Perch dovrebbe esserci qualche problema?
Roy disse tranquillamente che non ce ne sarebbero stati;
non c'era motivo che ce ne fossero. Ma perch rischiare?
In fondo siamo proprio uno di fronte all'altra. Ora, se vuoi
che ti mostri quanto  comodo...
La prese tra le braccia e rimasero fermi, allacciati, per un
momento. Ma quando lui fece per cominciare da li, lei lo respinse.
Pi tardi, eh? Si chin davanti allo specchio, lisciandosi
i capelli con indolenza. Stamattina ho fatto cos di
corsa che sono mezza scombinata.
E pi tardi sia Roy si disse d'accordo. Ti va di mangiare
qualcosa adesso, o preferisci aspettare la cena?
Oh, la cena, senz'altro. Ti far uno squillo.
La lasci ancora china sullo specchio e pass nella sua
stanza. Mentre disfaceva la valigia, decise che Moira era pi
incuriosita che seccata per la faccenda delle camere separate,
e che in ogni caso quella sistemazione era di vitale importanza.
Lui era conosciuto come scapolo. Se avesse abbandonato
quella condizione, avrebbe dovuto usare un nome
falso. E che fine avrebbe fatto la sua copertura, costruita con
tanta cura e fatica negli anni?
Era vincolato alla copertura, e dalla copertura. Se Moira
era perplessa o seccata, be', poteva solo superare la perplessit
e la seccatura. Avrebbe voluto non doverle spiegare
niente: le spiegazioni erano sempre pericolose. Gli dispiaceva
anche che l'avesse visto all'opera nella carrozza bar.
Ma quel desiderio e quel dispiacere erano piccole cose, riflessioni
indolenti pi che preoccupanti.
Chiunque poteva giocarsi un paio di bevute. Chiunque
poteva essere prudente con le registrazioni in albergo. Perch
Moira avrebbe dovuto considerare la prima come un'attivit
professionale e la seconda come una copertura della
prima, una facciata che lo seguiva sempre, come un'ombra?
Finito di disfare i bagagli, Roy si sdrai sul letto, sorprendentemente
lieto dell'occasione di riposare. Non si era reso
conto di essere tanto stanco, di poter essere tanto felice di
coricarsi. A quanto pareva, riflett, non si era ancora ripreso
del tutto dalle conseguenze dell'emorragia.
Cullato dal battito distante dell'oceano, cadde in un rinfrancante
sopore, svegliandosi appena prima del crepuscolo.
Si stiracchi pigramente e si alz a sedere, con un inconsapevole
sorriso di piacere. L'odore di salsedine penetrava
dalle finestre. A ovest in lontananza, sotto un cielo pastello,
un sole rosso-arancio si inabissava lento nell'oceano.
Aveva visto tante volte il tramonto del sole dalla costa della
California del sud, ma ogni volta era un'esperienza nuova.
Ogni tramonto sembrava pi bello del precedente.
Quando squill il telefono, si distolse con riluttanza da tanto
splendore. La voce allegra di Moira lo raggiunse dal filo.
Bu, brutto cattivo! Hai intenzione di offrirmi la cena
o no?
Assolutamente no. Dammi una sola buona ragione per
farlo.
Non posso. Non per telefono.
Scrivimi una lettera, allora.
Non posso. Niente consegna, di domenica.
Scuse borbott lui. Sempre scuse! Be', d'accordo, ma
si cena rigorosamente ad hamburger.
Presero un cocktail al bar del patio. Poi, dopo una corsa
in macchina in citt, mangiarono in un ristorante di pesce,
proteso sull'oceano. Moira aveva raggiunto un armistizio
con la sua dieta, e dimostr che faceva sul serio.
La cena ebbe inizio con un cocktail di aragosta, praticamente
un pasto a s. Servita con pane all'aglio caldo e insalata
verde fresca, la portata principale consisteva in un rovente
piatto di pesce e frutti di mare assortiti guarnito di
patate delicatamente rosolate. Quindi arriv il dessert, una
soffice torta e caff nerissimo a volont.
Moira sospir felice accettando una sigaretta. Come dicevo
prima, questa  vita! Francamente non credo di farcela
a muovermi!
Allora, naturalmente, non ti andr di ballare.
Sciocco. Chi ti ha messo in testa un'idea del genere?
Adorava ballare, ed era bravissima; come lui, se  per
questo. Pi di una volta aveva notato gli sguardi degli altri
avventori puntati su di loro; e Moira, notandoli a sua volta,
si stringeva di pi a lui, premendo il corpo flessuoso contro
il suo.
Dopo aver ballato per circa un'ora, quando la pista si fu
affollata in maniera opprimente, fecero una passeggiata in
auto al chiaro di luna sul litorale, facendo inversione per
tornare indietro a Oceanside. Le onde montanti della marea
notturna spumeggiavano di fosforo. Affluivano dalle remote
profondit dell'oceano, abbattendosi contro la riva con
una serie costante di scrosci simili al tuono. Dalle rocce affioranti
sulla riva, qui e l riluceva il nero di una foca.
Erano quasi le undici quando arrivarono in albergo, e
Moira soffoc uno sbadiglio. Si scus, dicendo che era colpa
del tempo, non della compagnia. Ma quando si ritrovarono
di fronte alle porte delle rispettive camere, lei gli diede
la buonanotte salutandolo con la mano.
Non ti dispiace, vero, Roy? E stata una serata talmente
meravigliosa. Credo di essere proprio spossata.
Ma certo fece lui. Anch'io sono piuttosto stanco.
Sicuro? Sei sicuro che non ti dispiace?
Fila ribatt, spingendola oltre la porta. Va tutto bene.
Ma ovviamente non andava bene, e gli dispiaceva un
bel po'. Entr nella sua stanza, trattenendo il rabbioso impulso
di sbattere la porta. Si lev i vestiti e sedette sull'orlo del letto; si mise a fumare una sigaretta, cupo. Proprio
una vacanza da pazzi! Se l'avesse mollata, le sarebbe stato
bene!
Il telefono diede un flebile squillo. Era Moira. Parlava
trattenendo le risa.
Apri la porta.
Cosa? Roy sorrise speranzoso. Perch?
Apri e lo scoprirai, capoccione!
Riappese e apr la porta. Vi fu un sibilo: Pista! dalla
porta di fronte alla sua. Indietreggi. E Moira attravers
saltellando il corridoio. I capelli neri erano raccolti sul
capo in una placida crocchia. Era completamente nuda.
Con l'aria seria, un dito sotto il mento, gli fece l'inchino.
Spero che non le dispiaccia, signore. Ho appena lavato
i vestiti, ed erano inservibili.
Poi gorgogliando, soffocando dal ridere, croll tra le sue
braccia. Oh, Roy! ansim. Avresti dovuto vederti quando
ti ho detto buonanotte! Avevi un'aria cos... cos... ah,
ah, ah...
La sollev e la gett sul letto.
Si divertirono come pazzi.
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
.
...
Ma poi, dopo che lei se ne fu tornata nella sua camera, fu
colto dalla depressione e quello che gli era sembrato uno
spasso fenomenale divenne sgradevole, persino un po' disgustoso.
Era la depressione da saziet, la coda dell'aquilone
della passione soddisfatta. Volavi alto, ardito e bello,
approfittando della brezza che avrebbe potuto sospingerti
all'infinito; poi per la brezza svaniva e tu andavi gi, gi, sempre pi gi.
Rigirandosi al buio, smanioso, Roy si disse che la malinconia
era tutto sommato naturale, e un prezzo piuttosto basso
da pagare per quanto aveva ricevuto. Ma di quest'ultima
affermazione, almeno, non era convinto. Nei piaceri della
serata c'era troppa monotonia. C'era gi stato in quel posto,
tante di quelle stradannate volte, e comunque si viaggiasse
(all'indietro, in avanti o camminando sulle mani),
arrivavi sempre allo stesso punto. Non arrivavi da nessuna
parte, in altre parole, e ogni viaggio ti toglieva una piccola parte di te.
Tuttavia, voleva davvero che qualcosa cambiasse? Anche
adesso, infelice com'era, i suoi pensieri non erano forse gi
protesi dall'altra parte del corridoio?
Slanci le gambe oltre la sponda del letto e si mise a sedere.
Accendendo una sigaretta, tirandosi la vestaglia sulle
spalle, rest seduto a guardare la notte illuminata dalla luna.
Pensando che forse non erano lui o loro, lui o Moira, ad
averlo portato a questo cupo sconforto. Forse era un complesso di cose.
Non aveva ancora recuperato le forze. Aveva bruciato un
mucchio di energie per prendere il treno. E il gioco del cubetto,
dopo tanta inattivit, era stato insolitamente snervante.
Poi c'erano state tante piccole cose: la curiosit di Moira
riguardo alle camere separate, per esempio. E quella cena
pesante, almeno il doppio di quanto avesse bisogno o volesse.
E poi, dopo tutte quelle cose...
Torn col pensiero all'enorme abbondanza e ricchezza
della cena. E di colpo la sigaretta prese un sapore schifoso
e dallo stomaco gli sal un'ondata di nausea. Corse in bagno,
la mano sulla bocca, le gote gonfie. E arriv appena in tempo.
Si sbarazz del cibo, ogni miserabile boccone. Si sciacqu
la bocca con acqua tiepida, poi bevve diversi bicchieri
d'acqua fredda. E immediatamente ricominci a vomitare.
Chino sul lavandino, esamin con ansia la risciacquatura
del suo stomaco e, con sollievo, la trov pulita. Non c'erano
tracce marroni rivelatrici di emorragie interne.
Rabbrividendo un poco, torn con passo malfermo a letto
e si seppell sotto le coperte. Si sentiva molto meglio
adesso, pi leggero e pulito. Chiuse gli occhi e si addorment di botto.
Dorm un sonno silenzioso, senza sogni, come comprimendo
due ore di sonno in una sola. Al risveglio, alle sei e
mezzo circa, seppe che la sua razione era esaurita e che
dormire ancora era fuori discussione.
Si ras, fece la doccia e si vest. Non ci volle pi di una
mezz'ora, anche tirandola per le lunghe. Sicch eccolo qui,
alle sette del mattino, senza un accidenti da fare, come fosse di nuovo a Los Angeles.
Certo non poteva chiamare Moira a un'ora simile. La
sera prima gli aveva fatto capire che intendeva dormire fino
a mezzogiorno e che avrebbe strangolato senza esitazioni
chiunque la svegliasse prima. In ogni caso, non aveva affatto
fretta di vederla. Era gi abbastanza dura rimettere insieme
i pezzi, senza dover anche intrattenere lei.
Scese alla sala da pranzo dell'albergo e prese toast e
caff. Ma lo fece soltanto per una questione di disciplina,
di virt. Indipendentemente dalla sera prima, un uomo al
mattino faceva colazione. Mangi, per quanta poca fame
avesse, perch altrimenti si sarebbe inevitabilmente trovato nei guai.
Scendendo lungo il sentiero coperto di ghiaia bianca verso
la scarpata sull'oceano, lasci vagare liberamente lo sguardo
sulla distesa di mare e sabbia: le creste bianche che parevano
di ghiaccio, le vele che lampeggiavano in lontananza, i
gabbiani in perenne perlustrazione. Desolazione. Eterna,
infinita. Come il concetto di eternit di Dostoevskij, una
mosca che vola in cerchio attorno a una latrina, i pochi segni
di vita che davano soltanto risalto alla solitudine.
A quest'ora del mattino, ben poco di tutto ci funzionava,
per Roy Dillon. Si volt bruscamente e si avvi verso l'auto a noleggio.
Caff e toast non gli erano andati gi per niente. Aveva
bisogno di qualcosa per mettersi a posto lo stomaco, e riusciva
a pensare a una sola cosa capace di farlo. Una bottiglia
di buona birra, meglio ancora una ale. E sapeva che non
l'avrebbe trovata, cos presto, in un posto come La Jolla.
Qui i bar, o piuttosto le sale da cocktail, non aprivano fino
a poco prima dell'ora di pranzo. Se in citt c'erano bevitori
mattinieri, e ce n'erano senz'altro, avevano i loro bar privati dove rifornirsi.
Voltando l'auto in direzione di San Diego, Roy lasci la
periferia sud di La Jolla per le pi umili localit dell'altra
area, rallentando ogni tanto per una rapida valutazione dei
vari spacci di bevande. Molti erano aperti, ma non erano del
tipo giusto. Avrebbero avuto soltanto le birre della costa
occidentale, che a parere di Roy erano imbevibili. Nessuno,
di sicuro, avrebbe avuto una buona ale.
Avvicinandosi a San Diego, sal per circa un miglio lungo
la Mission Valley; poi, girando su un lungo pendio, entr
nelle Mission Hills. L, dopo aver girovagato una mezz'ora,
trov quel che cercava. Il posto non era per niente
elegante; non una di quelle sale da cocktail tirate a lucido
dove le bevande erano in secondo piano rispetto all'atmosfera.
Soltanto un bel bar dall'aria solida, che ispirava subito fiducia.
Il proprietario stava contando i soldi nel registratore di
cassa quando Roy entr. Un tipo brizzolato, asciutto, il
viso abbronzato increspato da un sorriso, accenn un saluto
col capo nello specchio dietro il bancone. Salve, cosa prendiamo?
Roy glielo disse e il proprietario rispose che sicuro, aveva
della buona ale: la ale, se non era buona, era brodaglia.
Ne ho di importazione e Ballantine's. Roy scelse la
Ballantine's e il proprietario fu lieto della sua reazione soddisfatta.
Buona, eh? Sa cosa le dico, credo che me ne far una anch'io.
Roy prov un'immediata simpatia per quell'uomo, e il
sentimento era reciproco. Gli piaceva l'aspetto di quel posto,
la sua onest e dignit senza pretese, il tranquillo orgoglio
dell'uomo all'idea di esserne il padrone.
Nel giro di dieci minuti cominciarono a darsi del tu. Roy
stava spiegando la sua presenza in citt, usando la vacanza
come scusa per una bevuta fuori orario. Bert, il proprietario,
rivel che pure lui evitava di bere prima di mezzogiorno,
ma il giorno seguente sarebbe andato anche lui in vacanza,
sicch cosa c'era di male, in fondo?
Due uomini entrarono, buttarono gi un doppio whisky
ciascuno e se ne andarono in fretta. Bert li segu con lo
sguardo con un pizzico di tristezza, e torn a Roy. Non era
quello il modo di bere, disse. Ogni tanto, anche il migliore
degli uomini aveva bisogno di un bicchierino o due al mattino,
ma non si dovrebbe bere in quel modo.
Allontanandosi per servire un altro cliente, urt un espositore
di noccioline salate, spostandolo lievemente dalla sua
posizione originaria. E fissando distratto in quella direzione,
Roy vide qualcosa che gli fece aggrottare la fronte. Si
sollev un poco dallo sgabello per dare un'altra occhiata e
accertarsi di quanto aveva visto. Torn a sedersi, stupito e turbato.
Il gioco del tabellone forato! Un tabellone cos in un posto
come quello! Bert non era un fesso, n nel senso dei
truffatori, n nel significato comune, ma il tabellone forato era solo roba da fessi.
Ai tempi in cui Roy era appena agli inizi, c'era ancora
qualche banda che lavorava sui tabelloni: uno li piazzava,
l'altro li buttava gi. Ma erano anni che non ne vedeva.
Tutti li avevano tolti dalla circolazione parecchio tempo
prima e cercare di piazzare un tabellone adesso equivaleva
a chiedere di farsi spaccare la mascella.
Naturalmente alcuni piccoli commercianti e baristi compravano
ancora di quei tabelloni, punzonando i numeri vincenti
all'inizio in modo che i fessi non avessero nessuna
possibilit. Ma Bert non avrebbe fatto questo. Bert...
Roy rise sardonico tra s e mand gi un sorso schiumoso.
Che storia era questa, allora? Davvero lui, Roy Dillon,
si preoccupava dell'onest o disonest di un barista o della
possibilit che lo truffassero?
Era entrato un altro cliente, un operaio vestito di cachi, e
Bert gli stava servendo una coca. Tornato in fondo al bancone
con due bottiglie fresche di ale, riemp nuovamente i
bicchieri. E Roy si permise di "notare" il tabellone.
Oh, quell'affare. Il proprietario lo tir fuori da dietro
il bar e lo pos di fronte a lui. Un tale  uscito lasciandolo
qua tre o quattro mesi fa. Non l'ho notato finch non se
n'era andato. Stavo per buttarlo via, ma ogni tanto c' un
cliente che vuole tentare la fortuna. Cos... Si interruppe,
esitante. Vuoi fare un tentativo? Le possibilit vanno da un centesimo a un dollaro.
Be'... Roy guard il tabellone.
Affisse in cima c'erano cinque finte monete dorate rappresentanti
premi da cinque a cento dollari. Sotto ciascuna
era stampato un numero. Per vincere, bastava punzonare
uno o pi numeri corrispondenti tra le migliaia presenti sul tabellone.
Nessuno dei numeri vincenti era gi uscito. Bert, ovviamente,
era onesto proprio come sembrava.
Be', fece Roy prendendo la chiavetta metallica che
pendeva dal tabellone cosa ho da perdere?
Punzon qualche numero, scoprendoli perch Bert li
esaminasse. Al sesto colpo vinse il premio da cinque dollari
e il proprietario, sorridendo, mise i soldi sul bancone.
Roy li lasci li, tenendo di nuovo la chiavetta sospesa sopra il tabellone.
Non poteva dire a Bert che questo era un trucchetto per i
polli. Facendolo avrebbe rivelato un'esperienza che nessun
uomo onesto dovrebbe avere. Anche se qualcun altro
l'avrebbe fatto, prima o poi, di certo non poteva essere lui a
fregarlo. Oggi non era in vena di truffe, o almeno era questa
la sua conclusione razionale. La posta in gioco non era abbastanza alta.
Se avesse rastrellato tutti i premi del tabellone, il malloppo
sarebbe stato inferiore a duecento dollari. E naturalmente
non l'avrebbe passata liscia se li avesse rastrellati
tutti. I professionisti del ramo erano sempre andati sul sicuro
accaparrandosi il premio grosso e lasciando perdere
gli altri. Lui per aveva gi centrato quello da cinque, sicch...
Punzon il numero da dieci dollari. Ancora sorridendo,
pi compiaciuto che sconcertato, Bert mise altri soldi sul
bancone. Roy alz la chiavetta pronto a forare ancora.
Era questo il modo, aveva deciso. Il modo di togliere il
tabellone dalla circolazione. Ancora un premio, quello da
venticinque, e poi avrebbe osservato che in quel tabellone
doveva esserci qualcosa di sballato. Bert sarebbe stato costretto
a disfarsene. E lui, naturalmente, avrebbe rifiutato di incassare i premi.
Punzon il terzo numero "fortunato". Opportunamente
stupito, si schiar la gola pronto a vuotare il sacco. Ma Bert,
il cui sorriso adesso si era lievemente irrigidito, si era voltato
a guardare il cliente con la coca.
S, signore? disse. Qualcos'altro?
S, signore rispose l'uomo, in tono cupamente frivolo.
S, signore, c' qualcos'altro, proprio cos. Ha il bollo federale per il gioco d'azzardo?
Uh! Cosa...
Non ce l'ha, eh? Be', le dico un'altra cosa che non ha;
che non avr ancora per molto, almeno. La licenza per gli alcolici.
M-ma... Bert era impallidito sotto l'abbronzatura. Le
licenze per gli alcolici in California valevano una piccola
fortuna. M-ma non pu farlo! Stavamo solo...
Lo racconti agli statali e ai federali. Io sono un locale.
Apr una custodia di pelle con le sue credenziali; annu
freddamente rivolto a Roy. Lei  proprio uno stupido,
mister. Soltanto uno stupido fregherebbe un pollo con tre colpi di fila.
Roy lo guard con calma. Non so di cosa stia parlando
disse. E il suo linguaggio non mi piace.
In piedi! Lei  in arresto per truffa!
Sta commettendo un errore, agente. Sono un venditore e...
Vuoi complicarmi la vita? Eh? Eh? Allora, figlio di puttana...!
Afferr Roy per il bavero, lo tir in piedi rabbiosamente e lo sbatt contro la parete.
...
.
...
CAPITOLO 19.
...
.
...
Prima ci fu l'ispezione: le tasche rivoltate, i palpeggiamenti
e le pacche sui vestiti, le mani piazzate su entrambi i
lati dei testicoli. Poi vennero le domande, le risposte estorte
a forza e subito etichettate come bugie.
Il tuo vero nome, dannazione! Lascia perdere quelle
credenziali fasulle! Tutti voi imbroglioni ne avete!
Quello  il mio vero nome. Vivo a Los Angeles e lavoro
per la stessa ditta da quattro anni...
Piantala di raccontare balle! Chi  che si fa i tabelloni
con te? In quanti altri posti hai fatto questo giochetto?
Ho avuto problemi di salute. Sono arrivato a La Jolla
ieri sera - con un'amica - in vacanza.
Va bene, va bene! Adesso ricominciamo tutto daccapo
e perdio, meglio che me la racconti giusta!
Agente, qui in citt ci sono almeno un centinaio di uomini
d'affari che possono identificarmi. Sono loro fornitore da anni e...
Piantala! Finiscila con queste stronzate! Allora, il tuo vero nome!
Mille volte le stesse domande. Mille volte le stesse risposte.
Di tanto in tanto lo sbirro si voltava verso il telefono a
muro e trasmetteva le informazioni per il controllo. Ma comunque,
mentre la verifica era in corso, non si arrendeva.
Sapeva quello che sapeva. Aveva visto la truffa con i suoi
occhi, i tre premi ottenuti in un baleno da un tabellone forato.
E nonostante la perfetta copertura di Roy, come si poteva
ignorare la prova lampante del raggiro?
Adesso era di nuovo al telefono, il volto pesante imbronciato
mentre otteneva risposte alle sue domande. Roy lanci
un'occhiata furtiva al padrone del bar, Bert. Guard fisso
il tabellone sul bancone e rialz di nuovo gli occhi su
Bert. Gli fece un cenno impercettibile con la testa. Ma non
poteva essere sicuro che Bert avesse ricevuto il messaggio.
Lo sbirro sbatt la cornetta. Fiss Roy con aria ostile, si
strofin il viso con una mano paffuta. Esitante, cerc di articolare
le parole che la situazione richiedeva, le scuse che
indignavano il suo istinto e contraddicevano l'evidenza offerta dai suoi stessi occhi.
Dall'altro capo del bar, Roy ud un sordo stridore: il tritarifiuti.
Sorrise in silenzio tra s. Bene, agente disse. Altre domande?
 tutto. Lo sbirro mosse la testa di scatto. A quanto
pare forse ho commesso un errore.
Ah s? Mi sbatacchia qua e l, mi insulta, mi tratta come
un criminale. Poi dice che forse ha commesso un errore. E
questo dovrebbe appianare tutta la faccenda.
Be'... A bocca stretta, quasi strozzandosi nel dirlo:
Spiacente. Chiedo scusa. Senza offesa.
Roy si dichiar soddisfatto. Furibondo, lo sbirro si rivolse a Bert.
Molto bene, mister! Voglio il numero della sua licenza
per gli alcolici. Lei  in arresto per... per... Dov' quel tabellone?
Quale tabellone?
Maledizione, non mi prenda per il culo! Il tabellone che
era proprio li sul bancone, quello su cui stava giocando questo
tizio! Allora, lo tiri fuori altrimenti lo cercher da solo!
Bert prese uno straccio e si mise a lucidare il bancone. Di
solito pulisco, a quest'ora disse. Tolgo di mezzo avanzi e
robaccia varia e li butto nel tritarifiuti. Ora non posso dire di
ricordare un tabellone, ma se qui ce n'era uno...
L'ha gettato via! P-pensa di cavarsela in questo modo?
Non  cos? fece Bert.
Lo sbirro rispose con un balbettio furioso e incoerente.
Vedr, perdio, vedr! E rivolto a Roy, fuori di s: Anche
lei, mister! Non creda che me la sia bevuta! La terr
d'occhio, e la prossima volta che capita in questa citt...!
Gir sui tacchi e usc come una furia. Sorridendo, Roy
torn a sedersi sul suo sgabello.
Sembra nervoso per qualcosa comment. Che ne dici di un'altra birra?
No rispose Bert.
Come? Oh, ascolta, Bert. Mi dispiace che ci siano stati
problemi, ma era il tuo tabellone. Io non ho...
Lo so.  stato un errore mio. Ma non faccio mai lo stesso
errore due volte. Adesso voglio che tu te ne vada e che non torni pi.
Entr un altro cliente e Bert cominci a occuparsene.
Roy si alz e usc.
Il sole accecante lo colp sul viso, doppiamente intenso
rispetto alla fresca penombra del bar. La birra fredda (quanta
ne aveva bevuta, poi?) gli si rivolt nello stomaco, poi,
esitante, si assest. Non era affatto ubriaco. Non si ubriacava
mai. Ma non era un'idea furba ripartire per La Jolla senza mangiare.
C'era un ristorantino dietro l'angolo, e prese un piatto di
minestra e due tazze di caff nero. Sorpreso, mentre usciva
guard l'ora: l'una e cinque, e si guard attorno in cerca di
un telefono. Ma a quanto pareva l non ce n'erano; nessun
telefono pubblico, a ogni modo, sicch mont in macchina.
Forse era meglio non chiamare Moira, decise. La polizia
l'avrebbe cercata, e non gli andava di dare spiegazioni per telefono.
Ripercorse il lungo pendio fino a Mission Valley, poi
prese la strada a sinistra verso la costa. La Jolla era a una
ventina di minuti di macchina, venticinque minuti al massimo.
Poi sarebbe stato di nuovo in albergo con Moira, a spiegare
spensieratamente l'episodio dello sbirro come un...
Un errore di persona? No, no. Qualcosa di pi banale,
qualcosa che potesse logicamente nascere da un'occasione
innocente. Questa macchina, per esempio, era a noleggio.
Magari il suo ultimo conducente era stato coinvolto in una
grave violazione del codice stradale; era fuggito dalla scena
di un incidente, mettiamo. Cos quando stamattina la polizia ha riconosciuto l'auto...
Be', certo, c'era qualche incongruenza in questa storia;
la polizia avrebbe dovuto sapere che era un'auto a noleggio,
dal numero di targa. Ma non toccava a lui spiegarlo.
Era stato vittima di un granchio della polizia; chi li capiva, gli errori di quelli?
Una gran mattinata, pens. Era di Bert, il tabellone. Perch dovrebbe prendersela con me? Che diavolo me ne frega di quel che pensa un barista?
Nei pressi dell'incrocio con la Pacific Highway il traffico
attorno a lui si infitt e la stessa autostrada era intasata da un
ingorgo su quattro corsie che due sbirri si sforzavano di districare.
Non quadrava con il tipico luned a San Diego. Non c'era tanto traffico nemmeno durante i cambi turno agli stabilimenti aeronautici, e questa non era l'ora giusta.
Le auto procedevano lentamente. La macchina di Roy si
muoveva con loro. Quasi un'ora pi tardi, vicino a Mission
Beach, svolt in una stazione di servizio. E l seppe il motivo della congestione.
I cavalli correvano a Del Mar. Era l'inizio della stagione
delle corse locali.
Dopo una mezz'ora il traffico si era diradato e, immettendosi
nuovamente sulla strada, raggiunse La Jolla una
ventina di minuti dopo. Dunque era molto in ritardo ed
entrando in albergo chiam la camera di Moira dall'atrio.
Non vi fu risposta, ma aveva lasciato un messaggio per lui
alla reception.
Ecco, s, signor Dillon. Ha detto di farle sapere che 
andata alle corse.
Le corse? Roy aggrott la fronte.  sicuro?
S, signore. Ma seguiva solo una parte del programma
del giorno. Torner presto, ha detto.
Capisco. Roy annu. A proposito, la polizia ha chiamato
chiedendo di me un paio d'ore fa?
L'impiegato ammise con delicatezza che s, avevano telefonato,
e rivel anche che la signora Langtry aveva ricevuto
una chiamata analoga. Naturalmente abbiamo parlato
di lei nei termini pi lusinghieri, signor Dillon. Ehm...
Niente di grave, spero?
Niente, grazie rispose Roy, e sal in camera sua.
Rest per un po' in piedi davanti alla portafinestra, a fissare
il luccichio del sole sul mare. Poi, con gli occhi che gli
dolevano un poco, si sdrai sul letto lasciando vagare liberamente
i pensieri e cucendoli insieme con l'intuito e l'istinto
finch non formarono un disegno.
Prima c'era stata la curiosit di Moira sul suo modo di
vivere, il suo lavoro. Perch continuava a stare, anno dopo
anno, in un posto come il Grosvenor-Carlton? Perch restava
attaccato, anno dopo anno, a un impiego relativamente modesto
di agente di commercio? Poi c'erano state quelle sottili
lamentele a proposito della loro relazione: non si conoscevano
davvero, avevano bisogno di "comprendersi". Cos lui aveva
organizzato questa gita, un mezzo per conoscersi, e lei
come passava il tempo? Lasciandolo solo a ogni occasione.
E poi mettendosi seduta a vedere cosa succedeva.
Cos adesso lei sapeva; doveva sapere. Le sue azioni di
oggi lo dimostravano.
La polizia l'aveva chiamata chiedendo di lui, eppure non
si era preoccupata. Aveva saputo subito che lui non avrebbe
avuto problemi, che la sua copertura aveva retto per anni
e perci avrebbe continuato a reggere anche in questo caso,
di qualunque caso si trattasse. Cos, avendo scoperto tutto
quello che le serviva scoprire, se n'era andata alle corse.
Le corse...
Di colpo scatt a sedere accigliato e la lieve irritazione
che provava verso di lei si tramut in rabbia.
Aveva tergiversato, prima del viaggio a La Jolla. All'inizio
era tanto ansiosa di partire, poi aveva trovato qualche
assurdo motivo per rinviare, fino a questa settimana.
Perch adesso cominciava il meeting di De Mar. E gli
ippodromi a Los Angeles erano temporaneamente inattivi.
O... forse no. Non poteva essere assolutamente sicuro che
stesse ficcando il naso negli affari di Lilly come aveva ficcato
il naso nei suoi. Magari ce l'aveva soltanto con lui perch
l'aveva lasciata cos a lungo da sola e andare alle corse
era un modo per esprimere il suo disappunto.
Moira torn all'albergo verso le quattro. Lagnandosi
scherzosamente della scomodit del taxi, fingendo di tenere
il broncio a Roy per essersene andato in giro senza di
lei.
Ho solo pensato di darti una lezione, gran fetente! Non
sei arrabbiato, vero?
Non ne sono sicuro. Ho sentito che la polizia ti ha chiamato
per chiedere di me.
Ah, quello scroll le spalle. Qual era il problema,
comunque?
Tu non ne hai idea?
Be'... Cominci a farsi un po' cauta. Si avvicin al letto
e sedette con circospezione al suo fianco. Roy,  da tanto
che desidero parlarti. Ma prima di poterlo fare, volevo essere
sicura di...
Vedere un po' come andava fece lui noncurante. Hai
visto Lilly all'ippodromo?
Lilly? Oh, vuoi dire tua madre. Non vive a Los Angeles,
adesso?
Roy rispose di s. Ma il meeting di L.A. si  chiuso la
settimana scorsa. Perci adesso dovrebbe essere quaggi a
Del Mar, no?
Che ne so io? Dove vuoi arrivare, comunque?
Fece per alzarsi. La trattenne agguantandole il davanti
del vestito.
Adesso te lo chiedo di nuovo. Hai visto Lilly alla pista
di Del Mar?
No! Come avrei potuto? Ero seduta al circolo!
Roy fece un sorriso sottile, facendole notare l'errore grossolano:
E Lilly non starebbe mai al circolo, eh? E tu come
lo sai?
Perch io... io... Arross, colpevole. D'accordo, Roy,
l'ho vista. La spiavo. Ma... non  come pensi! Ero solo curiosa,
mi chiedevo perch fosse venuta a Los Angeles. E lei
era sempre cos cattiva con me! Sapevo che cercava di separarmi
da te a ogni occasione. E allora pensavo: ma chi 
per darsi tutte quelle arie grandiose, e ho parlato con un
amico a Baltimora e...
Capisco. Devi avere amici molto bene informati.
Roy implor. Non ti arrabbiare con me. Non le farei
mai del male, non pi di quanto ne farei a te.
Meglio che non ci provi mai disse lui. Lilly viaggia
con certe compagnie molto spregiudicate.
Lo so annu docile. Mi dispiace, caro.
Lilly non ti ha vista oggi?
Oh, no. Non sono rimasta li per molto, Roy. Davvero.
Lo baci e sorrise guardandolo negli occhi. Ora, a proposito
di noi due...
S annu lui. Tanto vale che ce ne torniamo a Los
Angeles, no? Hai scoperto quel che volevi sapere.
Su, tesoro, non prenderla cos. Credo di saperlo da molto
tempo. Aspettavo soltanto l'occasione giusta per parlarti.
E cos' che sapresti di me esattamente, sentiamo?
So che raggiri la gente. E sei molto bravo, a quanto pare.
Conosci il gergo. Qual  il tuo campo?
Soldi grossi. Le grandi truffe.
Roy annu e attese. Lei gli si rannicchi contro, premendo
la mano di lui sul proprio petto. Saremmo una squadra
fenomenale, Roy. La pensiamo allo stesso modo, andiamo
d'accordo. Insomma, tesoro, potremmo lavorare due mesi
all'anno e vivere alla grande per gli altri dieci! Io...
Aspetta fece lui scostandola con dolcezza. Non sono
decisioni da prendere cos di corsa, Moira. Bisogner discuterne
parecchio.
Ebbene? Discutiamone, allora.
Non qui. Non siamo venuti qui per lavoro. Qui non ne
parliamo.
Lo scrut e il suo sorriso si affievol un poco. Capisco
disse. Pensi che qui potrebbe essere dura scaricarmi. Giocando
in casa sarebbe pi facile.
Sei furba comment. Forse sei troppo furba, Moira.
Ma non ho detto che volevo scaricarti.
Be'... Scroll le spalle e si alz. Se  cos che vuoi...
 cos che voglio disse Roy.
...
.
...
CAPITOLO 20.
...
.
...
Tornarono a Los Angeles con il treno delle sei. Era affollato
come quello della partenza, ma la composizione della
folla era diversa. Questi passeggeri erano per lo pi uomini
d'affari, gente che si era data da fare per una lunga giornata a
San Diego e ora tornava a casa a Los Angeles, o che viveva a
San Diego e doveva trovarsi a Los Angeles presto al mattino.
Poi c'erano i pochi che avevano prolungato il fine settimana
e avrebbero dovuto affrontare un bel po' di improperi, o peggio,
una volta arrivati nella metropoli californiana.
Lo spirito vacanziero era decisamente assente. Il treno
era pervaso da una sorta di malumore, parte del quale avviluppava Moira e Roy.
Bevvero qualcosa nella carrozza bar semivuota. Poi, scoperto
che non c'era vagone ristorante, rimasero nella carrozza
per il resto del viaggio. Nell'intimit dello scompartimento,
il tepore della coscia premuta contro quella di lui,
Moira guardava la dolente solitudine del mare, le colline
nude e fameliche, le case saldamente chiuse a tutto eccetto
che a se stesse. L'idea che gli aveva suggerito, e che in partenza
era soltanto un desiderio, divenne un'urgenza feroce,
qualcosa che doveva accadere. O cos o niente, perci doveva essere cos.
Non poteva andare avanti come aveva fatto negli ultimi
anni, arrotondando il capitale grazie al proprio corpo, scambiandone
l'utilizzo con il sostentamento di cui aveva bisogno.
Non le restavano anni a sufficienza, e inevitabilmente
il corpo consumava pi di quanto riceveva. Man mano che
gli anni diminuivano, la carne si deteriorava sempre pi rapidamente.
Perci basta con le vecchie abitudini. Basta alla
corsa contro se stessa. La testa si faceva pi giovane con
l'uso, sempre pi impaziente di soddisfare le esigenze della
sua proprietaria, ansiosa e capace di provvedere al corpo che
le dava rifugio, di infondergli la propria giovinezza e vigore,
o una ragionevole imitazione di questi. Quindi d'ora in avanti
bisognava usare la testa. Le trame sempre redditizie che la
testa poteva escogitare e mettere in pratica. La sua testa e
quella di Roy, a lavorare insieme come una persona sola, e i
soldi che lui poteva e doveva mettere a disposizione.
Forse gli aveva fatto un po' troppa pressione; a nessun
uomo piace essere messo alle strette. Forse il suo interesse
per Lilly Dillon era stata una stupidaggine; tutti gli uomini
sono sensibili quando c' di mezzo la propria madre. Ma fa
niente. Quello che gli aveva proposto era giusto e ragionevole.
Sarebbe stata una cosa buona per entrambi.
Era cos che doveva andare. E per la miseria, era meglio se lui...!
Roy fece qualche commento banale, dandole di gomito
per sollecitarla a rispondere, e infuriata dai propri pensieri
si volt verso di lui, il viso invecchiato dall'odio. Sconcertato,
lui indietreggi aggrottando la fronte.
Ehi! Che succede?
Niente. Stavo solo pensando a una cosa. Sorrise, gettando
la maschera tanto in fretta che lui non fu pi sicuro di
quanto aveva visto. Cos' che dicevi?
Roy scosse la testa; adesso non se lo ricordava pi. Ma
forse dovrebbe dirmi il suo nome, signora. Quello vero.
Che te ne pare di Langley?
Langley... Ci si scervell su per qualche istante, poi:
Langley! Il Contadino, vuoi dire? Facevi squadra con Langley
il Contadino?
Esatto, socio.
Ma pensa... Esit. Che gli  successo, comunque? Ho
sentito un mucchio di storie, ma...
La stessa cosa che succede a tutti, a molti, insomma. 
scoppiato, ecco tutto: bottiglia, droghe, la solita trafila.
Capisco fece lui. Capisco.
Non devi preoccuparti di lui. Gli si rannicchi ancora
pi vicina, fraintendendo il suo atteggiamento. Con lui 
tutto finito, chiuso. Ora ci siamo soltanto noi, Moira Langtry
e Roy Dillon.
 ancora vivo, vero?
Pu darsi. Non lo so proprio rispose.
E avrebbe potuto aggiungere: E non m'importa. Perch
quella consapevolezza l'aveva colta all'improvviso, anche
se non di sorpresa: non le importava, non le era mai davvero
importato di lui. Era come se fosse stata ipnotizzata da
lui, sopraffatta dalla sua personalit come era successo ad
altri; costretta ad andare dalla sua parte, accettarla come
l'unica parte giusta. Ma continuando a opporsi, nel subconscio,
accumulando lentamente odio per essere stata costretta
a una vita (e che vita era, poi, per una donna giovane e
attraente?) del tutto estranea a quella che voleva.
Non era niente di chiaro, di definito. Niente di cui fosse
consapevole o potesse ammettere. Ma tuttavia sapeva, nel
profondo della coscienza, sapeva e si sentiva colpevole. E
cos, quando era arrivato il botto, aveva cercato di prendersi
cura di lui. Ma persino quello era stato un mezzo per vendicarsi
di lui, spingerlo definitivamente gi dall'orlo del
baratro, e aveva saputo nel subconscio di essersi sentita ancora
pi colpevole e di essere tormentata da lui. Eppure ora
che i suoi sentimenti affioravano in superficie, vide che non
c'era e non c'era mai stato niente di cui sentirsi colpevole.
Il Contadino aveva avuto quel che meritava. Chiunque la
privasse di qualcosa che desiderava, meritava ci che aveva.
Erano le nove e quindici quando il treno arriv a Los
Angeles. Consumarono una buona cena al ristorante della
stazione. Raggiunsero di corsa l'auto di Roy sotto una pioggia
sottile e andarono a casa di lei.
Si lev svelta soprabito e foulard e si gir verso di lui a
braccia aperte. Lui la strinse per un momento, baciandola,
ma interiormente ritraendosi un poco, messo in vago allarme
da qualcosa nei modi di Moira.
Allora fece lei, trascinandolo sul divanetto. Adesso
pensiamo agli affari.
Davvero? rise impacciato. Forse  meglio che prima...
Posso raggranellare dieci testoni senza grandi problemi.
Tu dovresti metterci venti o venticinquemila. C' un posto
in Oklahoma, la via  libera se si ungono le ruote come si
deve. Proprio come Fort Worth ai tempi d'oro. Possiamo
metter su una finta sala scommesse e...
Aspetta disse Roy. Frena, bambina!
Sarebbe perfetto, Roy! Diciamo, dieci testoni per la
sala, dieci per le mazzette e altri dieci per...
Frena, ho detto! Non cos in fretta esclam, cominciando
a irritarsi. Non ho detto che volevo essere tuo socio.
Cosa? Lo sguardo di Moira era vacuo, gli occhi coperti
da un leggero velo. Cosa hai detto?
Roy ripet, ammorbidendo l'affermazione con una risata.
Stai parlando di grosse cifre. Cosa ti fa pensare che io
abbia tutti quei soldi?
Ma come, devi averli! Li hai di sicuro! Gli sorrise,
decisa, come una maestra che rimprovera un bambino che
si  comportato male. Insomma, so che li hai, Roy.
Davvero?
S. Ti ho osservato mentre eri all'opera sul treno, il pi
disinvolto imbroglione che abbia mai visto. Una scioltezza
cos non si acquista dal giorno alla notte. Ci vogliono anni,
e a te  andata liscia per anni. Vivere con un reddito da onesto
cittadino e spennare polli per...
E un paio di fregature me le sono prese anch'io. Due
volte in meno di un mese. Qui finisco in ospedale, e oggi a
San Diego...
E allora? Ignor l'interruzione. Questo non cambia
niente. Dimostra solo una cosa:  ora che tu ti muova. Che
tu vada dove c' in ballo la grana grossa e dove non devi
rischiare l'osso del collo tutti i giorni.
Forse mi piace dove sto adesso.
Be', a me non piace! Cosa stai cercando di darmi a bere,
comunque? Che diavolo di storia mi stai rifilando?
Lui la fiss, non sapendo se ridere o andare in bestia,
storcendo le labbra incerto. Non aveva mai visto questa
donna prima. Non l'aveva mai sentita.
La pioggia mormorava contro la finestra. In lontananza
si ud il flebile ronzio di un ascensore. E insieme a quei suoni,
il respiro di lei, pesante. Faticoso, furioso.
Adesso  meglio che mi affretti le disse. Ne parliamo
un'altra volta.
Ne parleremo adesso, perdio!
Allora ribatt lui, piano, non c' niente di cui parlare,
Moira. La risposta  no.
Si alz. Lei salt su con lui.
Perch? gli chiese. Dimmi solo perch, maledizione!
Roy annu, e un lampo gli si accese negli occhi. La ragione
migliore che gli venisse in mente, disse, era che lei lo
spaventava a morte. Ne ho gi viste di persone come te,
bimba. Dure come il ferro e taglienti come rasoi, e quello
che vogliono lo ottengono, altrimenti... Ma non se la cavano
cos bene in eterno.
Cazzate!
No, no, solo la sacrosanta verit. Prima o poi il fulmine
le colpisce, tesoro. E io non voglio essere nei paraggi quando
colpir te.
Si diresse alla porta. Con occhi folli, il volto scurito dalla
rabbia, gli si lanci di fronte.
 tua madre, vero? Certo,  cos! Che resti tutto in famiglia!
Ecco perch vi comportate in modo cos strano,
quando siete insieme! Ecco perch vivevi nel suo appartamento!
Coosa? Roy si blocc. Cosa stai dicendo?
Non fare tanto l'innocentino, per la miseria! Con la tua
stessa madre, bleah! Adesso  chiaro, avrei dovuto capirlo
prima! Allora, depravato figlio di puttana, com', eh? Ti
piace...?
E questo ti piace? fece lui.
La colp all'improvviso, dandole un manrovescio mentre
barcollava. Lei gli salt al collo, le mani ad artiglio, e lui
l'afferr per i capelli e la scagli via, spedendola lunga distesa
sul pavimento.
La guard leggermente meravigliato mentre alzava il
viso impiastrato e rosso. Vedi? le disse. Vedi perch
non funzionerebbe, Moira?
L-lurido bastardo! Ti far vedere io qualcosa!
Mi dispiace, Moira. Buonanotte e buona fortuna.
...
.
...
CAPITOLO 21.
...
.
...
Sul marciapiedi davanti al portone, esit per qualche istante
prima di montare in macchina; godendosi la pioggia sul
viso, apprezzando quella sensazione di fresco, di pulito. Questa
era la normalit, qualcosa di elementare e onesto. Era
molto contento di trovarsi qua fuori invece che lass con lei.
Tornato al suo albergo, rest a letto sveglio per un pezzo
pensando a Moira; meravigliandosi di quanto poco soffrisse della sua perdita.
Forse stasera si era semplicemente concretizzato qualcosa
che intendeva fare da molto tempo? Cos pareva; aveva
avuto la sensazione che tutto fosse gi previsto. Poteva anche
darsi che la sua forte attrazione per Carol fosse stata una
reazione a Moira, un tentativo di attaccarsi a un'altra donna e staccarsi cos da lei.
Carol...
Si dimen, a disagio, poi la scacci dalla mente. Doveva
fare qualcosa riguardo a lei, decise. Un giorno di quelli, in
qualche modo, avrebbe dovuto appianare la situazione.
Quanto a Moira...
Si accigli, accorgendosi che stava per addormentarsi,
poi si rilass scrollando la testa. No, nessun pericolo da
quella parte. Aveva perso le staffe ed era esplosa, ma probabilmente
se ne stava gi pentendo. In ogni caso non c'era
niente che potesse fare ed era troppo furba per provarci. La
sua era una posizione troppo fragile. Era anche lei esposta
a una bella ripassata.
Cadde in un sonno profondo. Avendo dormito cos poco
la notte prima, ripos bene. Ed erano le nove passate, quando
si svegli.
Schizz fuori dal letto, sentendosi in forma e pieno di
energie, cominciando a programmare la giornata mentre allungava
la mano verso la vestaglia. Poi lentamente, cupamente,
torn a sedersi. Eccolo di nuovo qui, come la settimana
scorsa. Eccolo di nuovo, con il vuoto ancora di fronte
a s. Precluso il lavoro di venditore, preclusa qualsiasi attivit.
Un giorno, una serie interminabile di giorni da affrontare,
senza niente da fare.
Imprec fiaccamente contro Kaggs.
E contro se stesso.
Ancora, fiducioso e disperato, mentre si lavava e si radeva,
mentre si vestiva e usciva per colazione, cerc una via
di fuga da quell'impasse. E la sua mente concep le stesse
due risposte, del tutto inaccettabili.
Uno: poteva accettare l'impiego di direttore commerciale
- accettarlo una volta per tutte, senza pi tergiversare - e
lasciar perdere le truffe. O, due: poteva prendere e andarsene
in un'altra citt, ricominciare tutto da capo come aveva
fatto quando era arrivato a Los Angeles.
Dopo colazione mont in macchina e cominci a procedere
senza meta, il modo pi faticoso di guidare. Quando la
cosa si fece insopportabile, il che avvenne molto in fretta,
accost al marciapiedi e parcheggi.
Stizzosa, la sua mente torn all'insolubile problema.
Kaggs, pens amaramente. Quel maledetto Perk (per Percival)
Kaggs! Perch non poteva lasciarmi in pace? Perch
doveva essere cos dannatamente sicuro che io...
La vana riflessione si interruppe. Lo sguardo accigliato si
dissolse e, lento, un sorriso cominci a distendergli le labbra.
Kaggs era un tipo dai giudizi fulminei, uno che decideva
in fretta. Perci probabilmente avrebbe cambiato idea altrettanto
in fretta. Non avrebbe tollerato stupidaggini da nessuno.
Di fronte a una ragione sufficiente, e senza scuse, avrebbe
ritirato l'offerta con la stessa prontezza con cui l'aveva
presentata.
Roy lo chiam da un emporio li vicino. Gli era ancora
proibito lavorare per un po' (ordini del medico), disse, ma
forse a Kaggs andava di pranzare con lui? Kaggs rispose
che di rado faceva pause per il pranzo; di solito si accontentava
di un panino in ufficio.
Forse dovresti cominciare a uscire consigli Roy.
Oh? Per la mia ulcera, vuoi dire? Be'...
Per il tuo carattere, voglio dire. Potrebbe servirti ad andare
pi d'accordo con la gente.
Ascolt con un sorriso freddo il silenzio sconcertato all'altro
capo del filo. Poi Kaggs disse serenamente: Be',
forse in questo hai ragione. Ti va bene alle dodici?
No, preferirei mangiare all'una.
Kaggs disse benone, andava meglio anche per lui. All'una,
allora. Quel posticino dall'altra parte della strada.
Roy riappese. Riflett se fosse il caso di presentarsi in
ritardo all'appuntamento e scart l'idea. Sarebbe stato solo
maleducato, sgarbato. Non avrebbe fatto altro che destare
sospetti in Kaggs.
Forse si era gi spinto troppo in l con i modi bruschi che
aveva usato.
Arriv al ristorante poco prima dell'una. Mangiarono a un
piccolo tavolo nella parte posteriore del locale e, in qualche
modo, fu un incontro molto simile al primo. In qualche modo,
e con grande irritazione di Roy, il senso di empatia tra i due
crebbe. Verso la fine del pasto, Kaggs fece una cosa sorprendente
- sorprendente per lui, cio. Allungando una mano attraverso
il tavolo, diede a Roy una timida pacca sulla spalla.
Ti senti uno schifo, vero, ragazzo? Avresti voglia di
mangiarti le unghie.
Cosa? Roy lo guard allibito. Che cosa te lo fa pensare?
Dev'essere cos; so che per me lo sarebbe. Uno pu
oziare fino a un certo punto, poi comincia a dare i numeri.
Perch non torni in ufficio con me per un po'? Giusto per
buttare un occhio sull'ambiente.
Be', io... Tu avrai da fare, e...
Allora metter al lavoro anche te. Kaggs si alz, sorridendo.
Sto scherzando,  chiaro. Puoi semplicemente guardarti
intorno, dare un'occhiata ai fascicoli dei venditori, se ti
va. Fai quello che vuoi e stacchi quando vuoi.
Be'... Roy scroll le spalle. Perch no?
La domanda era retorica; non gli venne in mente neppure
una ragione valida per rifiutare. Allo stesso modo, trovandosi
nell'ufficio di Kaggs alla Sarber & Webb, fu costretto
ad accettare il fascicolo che Kaggs gli sventolava
sotto il naso. A mostrare almeno una parvenza di interesse
per le varie schede che conteneva.
Risentito, si considerava una vittima del dispotismo di
Kaggs. Quell'uomo lo aveva di nuovo preso al laccio, come
il primo giorno. Ma le cose non stavano proprio cos. Per
la precisione, era vittima di se stesso, schiavo di se stesso.
Aveva fatto della personalit una professione, si era creato
una carriera vendendosi. E non poteva allontanarsi troppo,
o troppo a lungo, da quel se stesso che si era costruito da s.
Sfogli le schede, senza vederle.
Cominci a vederle, a leggerne il significato. Diventarono
persone, denaro, la vita stessa. E diligentemente, una per
volta, le estrasse dal fascicolo e le spieg sulla scrivania.
Prese una matita, allung la mano su un blocco a righe...
Mentre lavorava, di tanto in tanto Kaggs gli lanciava uno
sguardo furtivo e un sorriso compiaciuto gli distendeva le
labbra sottili. Trascorsero un paio d'ore e Kaggs si alz e si avvicin con calma alla sua scrivania.
Come va?
Siediti fece Roy, e quando l'altro obbed continu:
Penso che questo metodo di archiviazione sia completamente
sbagliato, Perk. Non voglio pestare i piedi a nessuno,
chiunque sia stato a elaborarlo, ma...
Pesta, pesta. Qui non c' niente di sacro.
Be',  fuorviante, una perdita di tempo. Prendi quest'uomo
qui: le sue vendite complessive per la settimana sono di
seicentocinquanta dollari. La sua commissione, quass in
questa colonna, ammonta a ottantun dollari. Qual  la sua
percentuale sulle vendite della settimana?
Dovrei calcolarla. Grosso modo, l'otto per cento.
Non necessariamente. A seconda di quello che ha venduto,
potrebbe aver fatto anche un venticinque per cento. Il
punto : cosa diavolo ha venduto? Quanta parte era fatta
praticamente di articoli civetta, roba che dobbiamo vendere
per essere concorrenziali?
Kaggs lo guard acutamente; esit. Be', naturalmente ci
sono i suoi scontrini di pagamento; le commissioni vengono
calcolate da li.
Ma dove sono gli scontrini?
Una copia va alla contabilit, una copia va al magazzino
e ovviamente una va al cliente al momento dell'acquisto.
Perch serve una copia per il magazzino? La merce viene
spuntata nel momento in cui lascia il negozio, no? O almeno
potrebbe esserlo. Altrimenti si fa una fatica doppia. 
qui che serve una copia, nel fascicolo del venditore.
Ma...
Non in un fascicolo come questo, ovviamente. Non c'
abbastanza spazio. Ma non deve per forza essere cos. Non
abbiamo tanti venditori da non poter predisporre un fascicolo
separato per ciascuno e dare a ogni uomo uno scomparto
in uno degli schedari.
Kaggs si gratt la testa. Uhm fece. Gi, forse.
Bisognerebbe farlo, Perk. Bisogna proprio, se vuoi avere
un quadro chiaro di quello che succede. Tieni gli scontrini
di pagamento insieme ai venditori, e saprai chi sta
vendendo e chi fa il giro del lattaio. Quelli che prendono
ordinazioni. Saprai quali articoli si muovono e quali hanno
bisogno di una spinta, e quali andrebbero abbandonati definitivamente.
Naturalmente, tutte queste cose finirai per saperle
comunque. Ma aspettare pu costarti un occhio della testa e...
Roy si interruppe di colpo, improvvisamente imbarazzato
dal proprio tono e dalle proprie parole. Scosse la testa,
sgomento, come uno che stia riprendendo coscienza.
Non darmi retta disse. Arrivo qui per la prima volta e
comincio a sfasciarti a calci tutto il sistema.
Allora molla ancora qualche calcio. Calci a tutte le stronzate!
Kaggs gli rivolse un sorriso radioso. Come ti senti,
comunque? Stanco? Vuoi lasciar perdere, per oggi?
No, sto bene. Ma...
Bene, vediamo, allora. Kaggs trascin la sedia pi vicino
e prese una matita. Che ne diresti di...
Pass un'ora.
Due ore.
Negli uffici esterni, una delle impiegate guard allibita
la sua vicina. Hai sentito? sussurr. Stava ridendo! Quel
vecchio musone di Kaggs ha riso forte!
Ho sentito disse l'altra ragazza, cupa, ma non ci credo.
Quello non sa neanche come si fa, a ridere!
Alle cinque e mezzo, la centralinista colleg le linee
notturne e chiuse il pannello. Gli uffici esterni si oscurarono
e si fecero silenziosi, mentre l'ultimo dei dipendenti
dell'ufficio sfilava via. E alle sei, quando gli impiegati del
piano di sotto se ne uscirono timbrando con il clangore attutito
dell'orologio marcatempo, silenzio e oscurit si fecero
assoluti.
Alle otto...
Perk Kaggs si tolse gli occhiali e si strofin gli occhi. Si
guard attorno, battendo le palpebre con aria assente, e lo
stupore gli si diffuse sul volto. Con un'imprecazione di sorpresa,
salt in piedi.
Mio Dio! Guarda che ora ! Dove diavolo  andata la
giornata?
Cosa? Roy aggrott la fronte. Qual  il problema,
Perk?
Forza, tu adesso esci di qua! In questo preciso istante,
per la miseria! Mioddio... Kaggs imprec di nuovo. Ti
chiedo di passare un paio di minuti e tu ti fai una giornata
di lavoro!
Cenarono insieme pi tardi.
Mentre si davano la buona notte, Kaggs lo scrut con
occhio indagatore. Dimmelo francamente, Roy disse piano.
Lo vuoi questo lavoro, vero? Vuoi diventare direttore
commerciale?
Be'... Roy esit per una frazione di secondo.
Eccola qui. Ecco la sua occasione di rifiutare. E all'improvviso
seppe che poteva rifiutare, senza scuse o spiegazioni.
Poteva semplicemente dire no, che non lo voleva, e
sarebbe finita li. Poteva tornare alla sua vecchia vita l
dove l'aveva lasciata. Perch era successo qualcosa tra lui
e Kaggs, qualcosa che li aveva resi amici. E un amico non
mette in discussione le ragioni dell'altro.
Ma certo che lo voglio rispose con fermezza. Cosa ti
faceva pensare il contrario?
Niente. Pensavo solo che... niente. Kaggs torn ai suoi
soliti modi spicci. Al diavolo. E al diavolo anche tu. Vai a
casa e fatti una dormita, e non farti rivedere in ufficio finch
il medico non dice che sei pronto!
Sei tu il capo fece Roy con un largo sorriso. 'Notte,
Perk.
Tornando in macchina all'albergo, si mise a cercare una
giustificazione logica alla sua decisione, una qualche ragione
contorta che l'avesse indotto a fare quel che aveva fatto.
Ma rinunci molto in fretta. Perch non avrebbe dovuto accettare
un impiego che desiderava? Perch un uomo non dovrebbe
volere un amico, un amico vero, quando non ne ha
mai avuto uno prima?
Parcheggi l'auto ed entr in albergo. L'anziano portiere
di notte lo salut.
C' stata una telefonata per lei questa mattina, signor
Dillon. Sua madre.
Mia madre? si ferm. Perch non mi ha fatto avere il
messaggio dove lavoro?
Stavo per farlo, signore, ma lei ha detto che non era il
caso. Non aveva tempo di aspettare, credo.
Roy prese un telefono pubblico e chiam casa di Lilly.
Riattacc qualche istante dopo, perplesso, a disagio.
Lilly se n'era andata. Aveva lasciato l'appartamento
quella mattina, senza dare un altro indirizzo.
And di sopra. Accigliato, si lev i vestiti e si sdrai sul
letto. Si dimen e si rigir per un po', preoccupato. Poi,
pian piano, si rilass e cominci ad assopirsi.
Lilly sapeva badare a se stessa. Poteva esserci, doveva
esserci, un motivo innocente per quella partenza improvvisa.
Del Mar... Forse si era trasferita l per le corse. O magari
aveva trovato un appartamento pi conveniente qui in citt,
che doveva essere preso subito. O forse Bobo Justus l'aveva
richiamata all'improvviso a Baltimora.
Si addorment.
Dopo quello che parve solo un istante, si ridest.
La luce del sole inondava la stanza. Era mattina inoltrata.
Si rese conto che il telefono aveva squillato per molto
tempo. Adesso taceva, ma lui sentiva ancora il drin nelle
orecchie. Fece per allungarsi e prenderlo, i sensi intorpiditi,
non del tutto sgombri dallo stordimento del sonno, quando
bussarono alla porta, colpi insistenti.
Attravers la stanza e apr quanto bastava per guardare
fuori. Battendo le palpebre, guard l'uomo; poi, quando si
identific, dichiarando il proprio ruolo con professionale
rammarico (scusandosi dell'incombenza che lo aveva portato
l, Roy spalanc la porta.
E rest li in piedi scuotendo la testa mentre l'uomo entrava.
No, grid silenziosamente. Non era vero! Era uno stupido
errore! Lilly non poteva essere a Tucson! Perch... perch...
Lo disse a voce alta, con un'occhiataccia al suo visitatore.
Quest'ultimo storse le labbra, pensieroso.
Non sapeva che si trovasse in Arizona, signor Dillon?
Non le aveva detto che andava l?
Certo che no! Perch non ci  andata! Io... io... Esit,
un po' della sua cautela si impose. Cio, mia madre e io
non eravamo molto uniti. Ciascuno andava per la sua strada.
Erano quasi otto anni che non la vedevo, poi  venuta
qui qualche settimana fa, ma...
Capisco annu l'uomo. Concorda con le nostre informazioni,
tra l'altro.
Be', vi sbagliate, comunque si ostin Roy. E un'altra
persona. Mia madre non avrebbe...
Temo di no, signor Dillon. Era la sua pistola, registrata a
suo nome. Il proprietario del motel ricorda che era sconvolta.
In effetti, sembra un po' strano che abbia usato una pistola
con il silenziatore per... per una cosa del genere. Ma...
E non l'ha fatto! Non ha senso!
Non ne ha mai, signor Dillon. Non ha mai senso, quando
una persona si suicida...
...
.
...
CAPITOLO 22.
...
.
...
L'uomo aveva capelli radi, era tarchiato e il viso era
paffuto, onesto. Si chiamava Chadwick ed era un agente
del ministero del Tesoro. Ovviamente era un po' imbarazzato
per il fatto di trovarsi li in un momento simile. Ma
era il suo lavoro, per quanto sgradevole, e intendeva farlo.
Comunque, allo scopo della sua visita arriv per vie traverse.
Capisce perch sono venuto io invece della polizia locale,
signor Dillon? Non  cosa che li riguardi, in realt, almeno
a questo punto. Temo che potrebbe esserci della pubblicit
spiacevole pi avanti, quando le circostanze della
morte di sua madre saranno divulgate. Un'attraente vedova
in possesso di tanto denaro. Ma...
Capisco fece Roy. Il denaro.
Pi di centotrentamila dollari, signor Dillon. Nascosti
nel baule dell'auto. Temo fortemente... con delicatezza,
temo che non abbia pagato le tasse, su quelli. Falsificava
la dichiarazione dei redditi da anni.
Roy gli diede un'occhiata obliqua. Il corpo  stato scoperto
stamattina; verso le otto, giusto? Sembra che lei si sia
dato parecchio da fare.
Chadwick conferm, con semplicit. Il nostro ufficio
qui non ha avuto il tempo di svolgere un'indagine approfondita,
ma le prove sono inoppugnabili. Sua madre non
avrebbe potuto mettere da parte cos tanto dal reddito che
dichiarava. Evadeva il fisco.
Che cosa terribile! Peccato che non possiate metterla in
galera.
La prego! Chadwick fece una smorfia. So come si
sente, ma...
Mi spiace disse piano Roy. Non  stato molto leale.
Cosa vuole che faccia esattamente, signor Chadwick?
Be'... E mio compito domandarle se intende rivendicare
il denaro. Se vuole farsi avanti, cio. Forse preferisce
consultare un avvocato, prima di decidere.
No rispose Roy. Non rivendicher il denaro. Non ne
ho bisogno e non lo voglio.
Grazie. Molte grazie. Ora, mi chiedo se pu darmi qualche
informazione relativa alle fonti di reddito di sua madre.
Sembra evidente, capisce, che dev'esserci stata evasione fiscale
anche da parte di altri e...
Roy scosse il capo. Immagino che lei ne sappia quanto
me dei soci di mia madre, signor Chadwick. Probabilmente
aggiunse con uno stanco sorriso sbilenco ne sa molto
di pi.
Chadwick annu con solennit e si alz. Esitando, col
cappello in mano, si guard attorno nella stanza. E nei suoi
occhi c'era approvazione, e una muta preoccupazione.
I soldi di Lilly dovevano essere sequestrati, mormor;
la sua auto, tutto quello che possedeva. Ma Roy non doveva
pensare che il governo fosse spietato, in queste faccende.
La somma necessaria per il funerale sarebbe stata
condonata.
Vorr occuparsene personalmente, immagino. Ma se
posso fare qualcosa per aiutarla... Prese un biglietto da visita
dal portafogli e lo pos sul tavolo. Se pu dirmi quando
le  possibile partire per Tucson, se intende andarci, cio,
lo riferir alle autorit locali e...
Vorrei andarci subito. Con il primo aereo.
Lasci che l'aiuti disse Chadwick.
Prese il telefono e chiam l'aeroporto. Parl in tono
spiccio, scandendo un numero di codice governativo. Lanci
un'occhiata a Roy. La faccio partire tra un'ora, signor
Dillon. Altrimenti, se  troppo presto...
Ce la far. Ci sar conferm Roy, e cominci a vestirsi
in fretta e furia.
Chadwick lo accompagn alla sua auto e gli strinse calorosamente
la mano mentre Roy apriva la portiera.
Buona fortuna, signor Dillon. Mi sarebbe piaciuto conoscerla
in circostanze pi felici.
Lei  stato molto gentile gli disse Roy. Lieto di averla
conosciuta, in ogni caso.
Non aveva mai visto un traffico peggiore. Gli ci volle tutta
la sua concentrazione per attraversarlo e fu lieto di avere un
po' di tregua dal pensiero di Lilly. Arriv all'aeroporto con
dieci minuti di anticipo. Prese il biglietto e corse verso la sala
d'imbarco del suo volo. Poi, mosso da un'intuizione improvvisa,
scart di lato buttandosi in una cabina telefonica.
Ne emerse dopo un paio di minuti. La faccia scura, una
fredda rabbia nel cuore. Sal sull'aereo.
Era un velivolo a turboelica, dal momento che il viaggio
era relativamente breve, appena 580 miglia. Mentre curvava
sopra la pista e si dirigeva a sud, una hostess cominci a
servire da bere prima del pranzo. Roy prese un bourbon
doppio. Sorseggiandolo, si appoggi allo schienale del sedile
e guard dal finestrino. Ma il liquore non aveva sapore
e stava fissando il nulla.
Lilly. Povera Lilly...
Non si era uccisa. Era stata assassinata.
Perch anche Moira Langtry aveva lasciato il suo appartamento.
Anche Moira era sparita il giorno prima, senza lasciare
il nuovo indirizzo.
C'era una cosa, nelle truffe: se ci stavi dentro abbastanza a
lungo, finivi per conoscere la mentalit dei colleghi quanto
la tua. La maggior parte delle volte era come guardare dalla
stessa finestra. Dato un certo insieme di circostanze, in pratica
sapevi cosa avrebbe fatto o cosa stava per fare l'altro.
Cos, senza sapere realmente cosa fosse successo ma soltanto
come e perch Lilly aveva trovato la morte, Roy ne
sapeva comunque abbastanza. Era in grado di formulare
un'ipotesi sorprendentemente vicina alla verit.
Moira aveva un contatto a Baltimora. Moira sapeva che
Lilly sarebbe stata carica di grana: che, come qualsiasi
faccendiere in gamba, avrebbe accumulato una gran quantit
di denaro che non si sarebbe mai trovato molto lontano
da lei. Quanto lontano, il nascondiglio esatto, Moira
non lo sapeva. Avrebbe potuto cercare in eterno senza trovarlo.
Perci bisognava mettere Lilly in fuga; perch fuggendo
si sarebbe portata appresso il bottino, restringendo
inevitabilmente la possibile ubicazione alle sue immediate
vicinanze.
Come farla scappare? Nessun problema, per questo. Perch
un'ombra di paura ammanta sempre gli abitanti del Vicolo
Inquieto. Cala sulla stretta di mano all'apparenza cordiale
o sul pacchetto lussuosamente confezionato. Si spande
dalla carrozzina del neonato, dalla poltrona del barbiere, dal
salone di bellezza. Si sospetta di ogni vicino, di ogni estraneo,
di tutti quanti; anche del proprio marito, della propria
moglie, amante. Non c' quiete nel Vicolo Inquieto; pi ci
si abita, pi si fa inabitabile.
Non occorreva spaventare Lilly. Solo spaventarla un altro
po'. E se avevi un contatto alla sua casa base, qualcuno
che le desse un "avvertimento amichevole" per telefono...
Roy vuot il bicchiere.
Mangi il pranzo che gli serv la hostess.
La donna port via il vassoio e lui fum una sigaretta, e
l'aereo si abbass sopra il deserto mettendosi in assetto di
planata su Tucson.
Un'auto della polizia lo stava aspettando all'aeroporto.
Lo condusse rapidamente in citt e un capitano di polizia lo
port in un ufficio privato e gli illustr i fatti come poteva.
...  arrivata al motel ieri sera verso le dieci, signor
Dillon.  quel posto grande con le due piscine, ci  passato
davanti mentre veniva in citt. L'addetto alla reception di
notte dice che sembrava piuttosto tesa, ma non so quanto
gli si possa dar credito. La gente ricorda sempre che quella
certa persona aveva un'aria strana o si comportava o parlava
in modo strano, se poi le  successo qualcosa. Comunque,
sua madre aveva chiesto la sveglia alle sette e mezzo,
e quando non ha risposto al telefono, una delle cameriere
alla fine si  decisa ad andare a cercarla...
E l'aveva trovata, morta. Era sdraiata sul letto in camicia
da notte. La pistola era sul pavimento di fianco al letto. A
giudicare dal suo aspetto - Roy trasal - si era puntata l'arma
in bocca e aveva tirato il grilletto.
Non c'era disordine nella stanza, nessun segno di lotta,
nessun biglietto d'addio. Questo  praticamente tutto quel
che sappiamo, signor Dillon concluse il capitano, aggiungendo
in tono deliberatamente pungente: A meno che lei
non possa dirci qualcosa.
Roy disse di no, ed era vero. Poteva soltanto parlare dei
suoi sospetti, che per l'avrebbero soltanto danneggiato,
senza rappresentare prove contro Moira. Forse le avrebbero
causato un piccolo fastidio, facendola fermare e interrogare,
ma niente pi di questo.
Non so cosa potrei dirle aggiunse. Ho idea che girasse
con una banda di gente piuttosto spregiudicata, ma sono
sicuro che di questo siete gi al corrente.
S.
Pensa che potrebbe non essere stato un suicidio? Che
qualcuno l'abbia uccisa?
No il capitano si accigli, esitante. Non posso dire di
pensarlo. Non esattamente. Non c' niente che indichi un
omicidio. In effetti sembra strano che sia venuta fin qui da
Los Angeles per uccidersi e che prima di farlo si sia messa
la camicia da notte, ma, be', i suicidi fanno strane cose.
Direi che era molto spaventata, con una tale paura di essere
uccisa che ha perso la testa.
 plausibile annu Roy. Pensa che qualcuno l'abbia
seguita fino al motel? La persona che l'ha spaventata, voglio
dire.
 possibile. Ma vede, il posto  sull'autostrada. La gente
entra ed esce a tutte le ore. Se il colpevole era uno di loro,
sarebbe praticamente impossibile identificarlo, e a meno
che non confessi di averla minacciata di morte, non so come
potremmo incriminarlo, se anche lo trovassimo.
Roy emise un mormorio d'assenso. C'era solo un'ultima
cosa che poteva dire, un'altra piccola allusione a Moira che
poteva fornire in tutta sicurezza al capitano.
Sono sicuro che ci avr gi pensato, capitano, ma che
mi dice delle impronte digitali? Non potrebbero, ehm...
Impronte digitali gli fece eco l'agente, con un sorriso
triste. Le impronte digitali vanno bene per i romanzi gialli,
signor Dillon. Se cospargesse di polvere questo ufficio,
probabilmente avrebbe difficolt a trovare una serie chiara
delle mie. Probabilmente troverebbe centinaia di impronte
sbavate, e a meno che non sappia quando sono state prodotte
e chi  la persona che stava cercando, non so che diavolo
potrebbe farsene. A parte questo, i criminali all'opera hanno
la malaugurata abitudine di portare i guanti, e molti tra i
pi pericolosi non hanno precedenti penali. A sua madre,
per esempio, non hanno mai fatto la foto segnaletica o preso
le impronte. Mi scusi... aggiunse in fretta. Non intendevo
definirla una criminale. Ma...
Capisco disse Roy. Non si preoccupi.
Ecco, ci sono alcuni oggetti personali di sua madre che
lei vorr, la fede eccetera. Se mi firma questa ricevuta...
Roy firm e gli fu consegnata una sottile busta marrone.
La mise in tasca, i pietosi resti degli anni duri e tormentati
di Lilly, e il capitano lo scort di nuovo all'auto della polizia
in attesa.
L'impresa di pompe funebri era in una via laterale, un
imponente, contegnoso edificio stuccato di bianco, accecante
nel sole del pomeriggio. Ma all'interno il freddo faceva quasi
star male. Roy rabbrivid lievemente introducendosi nel fin
troppo fragrante interno; il direttore, evidentemente avvertito
del suo arrivo, si slanci avanti con fare comprensivo.
Mi dispiace tanto, signor Dillon. Mi dispiace terribilmente.
Per quanto si cerchi di prepararsi a questi momenti
tragici...
Sto bene. Roy scans il braccio dalla presa dell'uomo.
Vorrei vedere il... mia madre, per piacere.
Non dovrebbe prima sedersi un momento? O forse vuole
bere qualcosa.
No rispose Roy, deciso. No, grazie.
Sarebbe meglio, signor Dillon. Ci darebbe un po' di
tempo per... ehm... Be', lei capisce: a causa dell'insolita situazione
finanziaria, non siamo stati in grado di effettuare,
ehm, l'opera di cosmesi della quale ci occupiamo di solito.
Le spoglie della carissima... il povero amato viso...
Seccamente, Roy lo interruppe. Capiva, disse. Inoltre,
aggiunse, godendosi la smorfia di disgusto del direttore,
sapeva cosa un proiettile in bocca a una donna poteva fare
al suo volto.
E ora voglio vederla. Subito!
Come desidera, signore! L'uomo si alz raddrizzando
le spalle. Voglia seguirmi!
Lo condusse in una stanza rivestita di piastrelle bianche
dietro la cappella.
Il freddo, qui, era glaciale. In una delle pareti luccicanti
di brina era inserita una serie di cassetti. L'uomo ne afferr
uno per la maniglia metallica e tir, e quello scivol fuori
sui suoi cuscinetti. Con fare offeso, fece un passo indietro e
Roy si avvicin alla cripta e guard.
Guard e distolse rapidamente lo sguardo.
Fece per voltarsi. Poi, lentamente, nascondendo la sua
sorpresa, costrinse gli occhi a tornare sulla donna nella
cassa.
Avevano pressappoco la stessa taglia, gli stessi colori;
avevano gli stessi corpi pieni ma dall'ossatura delicata. Ma
le mani! La mano! Dov'era quella brutta ustione che le avevano
inflitto, dov'era la cicatrice che un'ustione del genere
doveva lasciare?
Be', senza dubbio si trovava sulla mano della donna che
aveva ucciso questa donna. La donna che Moira Langtry
aveva avuto intenzione di uccidere, e che invece aveva ucciso
Moira Langtry.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
Era tarda sera quando la polverosa Cadillac raggiunse il
centro di Los Angeles e accost a qualche portone di distanza
dal Grosvenor-Carlton. L'autista si appoggi al volante
per un momento, spossata, un po' stordita dall'insonnia.
Poi, con decisione, alz la testa, si tolse gli occhiali scuri e
si esamin nello specchietto.
Aveva gli occhi affaticati, iniettati di sangue, ma questo
non aveva importanza. Sarebbero stati in condizioni di
gran lunga peggiori, sospettava, prima che fosse al sicuro,
lontano da questo casino. Gli occhiali li coprivano, contribuendo
anche a camuffarle il viso. Con gli occhiali e
con la sciarpa ben stretta attorno alla testa e sotto il mento,
poteva passare per Moira Langtry. L'aveva fatto gi al
motel di Tucson e poteva rifarlo adesso.
Si aggiust minuziosamente la sciarpa, tirandola un poco
pi gi sulla fronte. Poi, gettandosi la stanchezza alle spalle,
imponendole la sua forza di volont, scese dall'auto ed entr nell'albergo.
L'impiegato la salut con il sorriso ansioso degli anziani.
Ud la sua richiesta, un ordine, piuttosto, e il sorriso si ven di incertezza.
Be', ehm, il signor Dillon  fuori citt, signora Langtry.
 andato a Tucson stamattina, e...
Lo so, ma dovrebbe tornare tra pochi minuti. Dovevamo
vederci qui. Ora, se vuole gentilmente darmi la sua chiave...
Ma... ma... Non desidera aspettarlo di sotto?
No, non lo desidero! Tese la mano imperiosamente.
La chiave, per piacere!
Annaspando, l'uomo prese la chiave dalla rastrelliera e
gliela porse. Seguendola con lo sguardo mentre si dirigeva
ancheggiando verso l'ascensore, pens senza amarezza che
la paura era l'aspetto peggiore della vecchiaia. Uno sapeva
di non valere pi granch - oh, si, lo sapeva. E sapeva di
non essere sempre sciolto nel parlare, e di non poter avere
proprio un bell'aspetto per quanto si sforzasse. Cos, sapendo
in cuor suo che era impossibile far piacere a chiunque,
si sforzava valorosamente di far piacere a tutti. E cos commetteva
errori, uno dietro l'altro. Finch, alla fine, non riusciva
a sopportare se stesso pi di quanto lo sopportassero
gli altri. E moriva.
Ma forse, pens speranzoso, stavolta l'aveva fatta giusta.
Dopo tutto, la signora Langtry e il signor Dillon erano buoni
amici. E a volte succedeva che i visitatori aspettassero
nella camera di un ospite quando questo era fuori.
Intanto...
Entrata nella stanza di Roy, la donna chiuse a chiave la
porta e vi si afflosci contro, riposandosi un istante. Poi, buttando
gli occhiali e il borsone alla moda sul letto, si mosse
decisa verso i quattro quadri dei clown con la cornice scorrevole.
Avevano catturato la sua attenzione dalla prima volta
che li aveva visti: una nota stridente, del tutto incompatibile
con i noti gusti del proprietario. Non potevano avere una funzione
ornamentale, perci dovevano servire a un altro scopo.
E senza cogliere il simbolismo nei quattro volti che ghignavano
con l'aria di chi la sa lunga, Cloto, Lachesi e Atropo, e
una quarta Parca battezzata Roy Dillon, lei aveva indovinato qual era quello scopo.
Ora, staccando curiosa la parte posteriore dei quadri, seppe di aver visto giusto.
I soldi ruzzolarono fuori, un fascio di banconote dietro
l'altro. Mentre li stipava nella borsa, fu colta da una riluttante
ammirazione per Roy; doveva essere in gamba per aver
messo da parte cos tanto. Poi, soffocando quell'emozione,
dicendosi che il furto gli avrebbe fatto bene, mostrandogli
l'infruttuosit del crimine, port a termine il suo compito.
Per quanto capiente, la borsa era rigonfia del suo bottino.
Riusc a malapena a chiudere il fermaglio e non era affatto
sicura che sarebbe rimasto chiuso.
La soppes, aggrottando la fronte. Se la mise sotto il braccio,
drappeggiandoci sopra un capo della stola, e si diede una
controllata allo specchio. Non era male, pens. Non troppo
male. Bastava solo che quel dannato affare non si aprisse
mentre attraversava l'atrio! Consider l'opportunit di lasciare
l parte dei soldi, ma mise subito il veto a quell'idea.
No-no-no. La grana le serviva. Ogni dannato centesimo, e molto di pi.
Diede un'ultima rapida occhiata allo specchio. Poi, con
la borsa ben stretta sotto il braccio, and alla porta, gir la
chiave e apr tirando verso di s. E ricadde all'indietro, senza fiato per la sorpresa.
Ciao, Lilly disse Roy Dillon.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
.
...
Gli elementi fondamentali della storia erano proprio quelli
che Roy aveva ipotizzato...
Prima c'era stata la chiamata di avvertimento da Baltimora;
quindi, per reazione, la sua fuga frenetica e insensata.
Aveva guidato pi veloce che poteva e per tutto il tempo
che poteva. Quando non era pi riuscita a proseguire, si era
fermata al motel di Tucson.
Il motel aveva un garage comune invece dei posti auto
individuali, e la cosa non le era piaciuta. Ma era troppo
stanca per proseguire; e dato che al garage c'era un custode
in servizio giorno e notte, non poteva ragionevolmente opporsi
a quella sistemazione.
Aveva messo la pistola carica sotto il cuscino. Si era spogliata
ed era andata a letto. S, certo, aveva chiuso la porta a
chiave, ma questo non significava molto. Questi posti, motel
e alberghetti turistici, perdevano tante di quelle chiavi che
spesso se le facevano fare intercambiabili, chiavi uguali che
aprono diverse porte. Senza dubbio era andata cos.
Comunque, si era svegliata qualche ora pi tardi con due
mani che le stringevano la gola. Mani che zittivano qualunque
grido lei potesse emettere, strangolandola a morte. Non
riusciva a vedere chi fosse; non le importava. L'avevano avvertita
che sarebbe stata uccisa e adesso la stavano uccidendo,
e tanto le bastava.
Aveva preso la pistola da sotto il cuscino. Alla cieca,
l'aveva sollevata puntandola in faccia all'assalitore. E aveva
tirato il grilletto. E... e...
Lilly fu presa da un tremito spasmodico e la voce le si
spezz. Dio, Roy, tu non sai com' stato! Cosa significa
uccidere qualcuno! Per tutta la vita ne senti parlare, lo leggi,
m... ma... ma quando sei tu a farlo...
Moira era in camicia da notte, un vecchio trucco dei predatori
notturni. Sorpresi nella camera di qualcun altro, attribuivano
l'incidente al caso, sostenendo di aver lasciato la
propria camera per qualche faccenda innocente ed essere
chiss come rientrati in quella sbagliata.
C'era una chiave con l'etichetta nella tasca di Moira, la
chiave di una camera vicina. Era anche la chiave del dilemma
di Lilly. Suggeriva un piano, bello e pronto, e senza pensarci
su seppe cosa doveva fare.
Mise Moira nel suo letto. Ripul la pistola dalle proprie
impronte e vi impresse quelle di Moira. Pass la notte nella
stanza di Moira e al mattino lasci il motel sotto il nome di
Moira e con indosso i vestiti della morta.
Naturalmente non poteva prendere la sua macchina. Adesso
anche la macchina e il denaro che vi era nascosto appartenevano
a Moira. Perch Moira adesso era Lilly Dillon, e Lilly
era Moira Langtry. E cos sarebbe dovuto essere, per sempre.
Che macello! E tutto quanto per niente, direi. Con Bobo
mi era sempre andata liscia, ma ora che  successo... Si interruppe,
illuminandosi un poco. Be', forse per me  un'occasione,
in fondo. Sono anni che voglio uscire dal giro, e
adesso sono fuori. Posso ricominciare una vita pulita e...
Hai gi ricominciato disse Roy. Ma non in maniera
molto pulita, mi sembra.
Mi dispiace. Lilly arross, con aria colpevole. Detestavo
prendere i tuoi soldi, ma...
Non dispiacerti disse Roy. Non li prenderai.
...
Per un lungo momento, la muta eternit di un secondo,
Lilly rimase seduta a fissare suo figlio. A guardare dentro
occhi che erano i suoi occhi, a incontrare uno sguardo sereno
quanto il proprio. Cos simili, pens lei, e Roy pensava
la stessa cosa. Perch non riesco a fargli comprendere? pens
lei. E lui: Perch non riesco a farle capire?
Scossa, con un freddo torpore che le cresceva in cuore, si
alz e and in bagno. Si sciacqu il viso nel lavandino, lo
tampon con un asciugamani e bevve un po' d'acqua. Poi,
pensierosa, riemp nuovamente il bicchiere e lo port a suo
figlio. Oh, grazie, Lilly, disse, commosso, disarmato da quella
piccola cortesia. E Lilly si disse: Se la sta andando a cercare.
Io l'ho aiutato quando era nei pasticci e se adesso prova a
negarmi il suo appoggio, be',  meglio che ci ripensi.
Devo avere quei quattrini, Roy disse. Lei aveva un
libretto di banca nella borsetta, ma non mi serve a niente.
Non posso rischiare attingendo da li. Non ci teneva altro
che poche centinaia di dollari, e che diavolo me ne faccio di quelli?
Roy disse che poteva farci diverse cose. Con qualche
centinaio poteva arrivare a San Francisco o qualche altra
citt non troppo distante. Le avrebbero dato di che vivere
tranquilla per un mesetto, mentre si cercava un lavoro.
Un lavoro! esclam Lilly allibita. Ho quasi quarant'anni
e non ho mai avuto un lavoro pulito in vita mia!
Puoi farlo afferm Roy. Sei in gamba e sei una bella
donna. Ci sono parecchi lavori che potresti fare. Molla la
Cadillac da qualche parte. Seppelliscila. Una Cad non  adatta alla vita che farai e...
Piantala! Lilly lo interruppe con un rabbioso gesto
della mano a taglio. Te ne stai seduto li a dirmi cosa devo
fare, tu, cos storto che devi mangiare la minestra col cavatappi...!
Non dovrei essere io a dirtelo. Dovresti riuscire a capirlo da sola. Roy si pieg in avanti, supplichevole. Un lavoro
pulito e una vita tranquilla sono l'unica soluzione per
te, Lil. Se cominci a farti vedere alle corse o nei posti caldi, i ragazzi di Bobo ti saranno addosso.
Questo lo so, miseria! So che devo starmene rimpiattata, e lo far. Ma il resto...
 un buon consiglio, Lilly. Lo sto seguendo anch'io.
Ah, come no! Ti ci vedo, a lasciare le truffe!
Che c' di tanto strano?  quello che volevi. Continuavi
a spingermi perch lo facessi.
Okay fece Lilly. Cos sei pulito. Cos i soldi non ti
servono, vero? Non ti servono e non li vuoi. Allora perch diavolo non me li dai?
Roy sospir; cerc di spiegare il perch: spiegare in maniera
accettabile il pi difficile dei teoremi, cio che se fai
qualcosa di doloroso per una persona, in realt  per il suo
bene. E tuttavia, parlando con lei, osservando la sua angoscia,
nella sua mente c'era, inconfessata, un'esultanza quasi
sadica. Qualcosa che richiama l'infanzia, forse, che ha radici
laggi, al tempo in cui lui aveva conosciuto il bisogno
o il desiderio e tutto gli era stato negato perch quei no erano
per il suo bene. Adesso toccava a lui. Adesso poteva fare
quel che era giusto - e s, era giusto - semplicemente non
facendo nulla. Adesso adesso adesso il pappone che castiga
la sua puttana ascoltando le sue suppliche e allungandole
ancora un altro colpo Adesso adesso adesso lui era il marito
saggio e forte che domina la frivola moglie Adesso adesso
adesso il suo subconscio stava prendendo nota del legame
tra di loro, l'indecente, proibito e finora inconfessato
legame. E perci doveva proteggerla. Tenerla lontana dal
pericolo al quale i soldi l'avrebbero inevitabilmente condotta.
Tenerla a disposizione...
Adesso ascolta, Lilly disse in tono ragionevole. Quei soldi non durerebbero per sempre; sette, otto anni, forse. Cosa faresti poi?
Be'... penserei a qualcosa. Di questo non preoccuparti.
Roy annu con calma. S, comment penseresti a qualcosa.
Un altro racket. Un altro Bobo Justus che ti prende a
ceffoni e ti fa buchi nelle mani col sigaro. Ecco come finirebbe,
Lilly; cos o peggio. Se non riesci a cambiare adesso
che sei ancora relativamente giovane, come potrai farlo quando
andrai verso i cinquanta?
Cinquanta? La parola evocava un che di decrepito e un
fetore di strega e la bocca da topo della morte...
E Carol? Ah, si, Carol. Una cara ragazza, una ragazza desiderabile.
Forse, non fosse per il legame finora inconfessato,
LA ragazza. Ma per come stavano le cose, solo un espediente,
una pedina nel gioco di vita, morte - e amore - tra
Roy e Lillian Dillon. Cos...
Ecco come stanno le cose, Lil disse Roy. Ecco perch
non posso lasciarti prendere i soldi. Voglio dire, ehm...
Ebbe una lieve incertezza nella voce e distolse gli occhi
da quelli di lei.
Dopo un momento, Lilly annu. Capisco cosa vuoi dire
afferm. Credo di capirlo.
Be'... fece un gesto con le mani improvvisamente goffe.
 sicuramente piuttosto semplice.
S convenne Lilly.  piuttosto semplice. Molto semplice.
Ed  anche qualcos'altro.
Nei suoi occhi c'era un insolito bagliore, una strana durezza
nel viso, un sommesso arrochimento nella voce. Osservandolo,
studiandolo, accavall lentamente le gambe.
Siamo criminali, Roy. Ammettiamolo...
Non dobbiamo esserlo per forza, Lil. Io sto voltando
pagina. Puoi farlo anche tu.
Ma abbiamo sempre avuto classe. Abbiamo sempre rigato
abbastanza dritto nella vita privata. C'erano certe cose
che non avremmo fatto...
Lo so! Quindi non ci sono complicazioni! Posso... possiamo...
La gamba dondolava dolcemente; alludendo, parlandogli.
Ipnotizzandolo.
Roy... e se ti dicessi che non sono davvero tua madre?
Che non siamo parenti?
Uh! Alz gli occhi, sbalordito. Ecco, io...
Ti piacerebbe, non  vero? Certo che s. Non hai bisogno
di dirmelo. E perch ti piacerebbe, Roy?
Deglut faticosamente, tent una risata di ostentata nonchalance.
Tutto gli stava sfuggendo di mano, dalle sue mani
a quelle di lei. L'improvvisa coscienza dei propri sentimenti,
l'improvvisa comprensione di s, tutto il terrore e la gioia
e il desiderio lo tenevano avvinto e senza parole.
Roy... Tanto piano che la ud a malapena.
S-s? Deglut di nuovo. S?
Voglio quei soldi, Roy. Devo averli. Ora, cosa devo fare per averli?
Lilly, disse lui, o tent di dirlo, e forse disse qualcosa di
quanto intendeva dire. Lilly, lo sai che non puoi continuare
come prima; lo sai che ti prenderanno, ti ammazzeranno. Lo
sai che sto solo cercando di aiutarti. Se tu non fossi cos
importante per me, ti lascerei prendere quei dannati soldi.
Ma devo fermarti. Io... io...
Forse... voleva essere corretta, su questo. Vuoi dire
che sul serio non me li darai, Roy? Non lo farai? O invece
s? Non posso farti cambiare idea? Cosa posso fare per averli?
E come poteva dirglielo? Come dire l'indicibile? Eppure,
quando lei si alz, si mosse verso di lui con la grazia
tentatrice con cui si muoveva Moira - Moira, un 'altra
donna pi vecchia di lui, che in sostanza era stata
Lilly - tent di dirglielo. E per quanto fosse stato sconnesso, a Lilly bast.
Perch non finisci la tua acqua, tesoro? gli disse. E con
gratitudine, accogliendo quella breve tregua, lui sollev il
bicchiere. E Lilly, serrando tra le mani la pesante borsa, la lanci con tutte le sue forze.
 colpa mia, si disse; il modo in cui l'ho cresciuto, la sua
et, la mia et, lottare e azzuffarmi con lui come se fosse
stato un fratellino; colpa mia, opera mia. Ma che diavolo posso farci, adesso?
La borsa si abbatt sul bicchiere, facendolo a pezzi. La
borsa si apr in volo vomitando un verde torrente di soldi.
Un torrente imbrattato e schizzato di rosso.
Lilly guardava quel torrente frastornata. Guardava la ferita
zampillante sulla gola di suo figlio. Lui si alz aggrappandosi
alla sedia e una brutta scheggia di vetro trasparve
fra le sue dita. Gorgogliando disse: Lil, io... p-perchee...
e poi le ginocchia cedettero di schianto, si pieg su se stesso
e cadde a faccia in gi sul tappeto di banconote macchiate di rosso.
E cos, tutto d'un tratto, era finita. Finita prima che lei
potesse spiegare o scusarsi, per quanto c'era da spiegare o scusarsi.
Con fare pratico, cominci a spostare i soldi non macchiati
da una parte con la punta del piede, raccogliendo le
banconote in una pila. Le leg dentro un asciugamani preso
dal bagno, se lo infil sotto i vestiti e diede un ultimo sguardo in giro per la stanza.
Tutto chiaro, pareva. Suo figlio era stato ucciso da Moira,
da qualcuno che non esisteva. Certo, c'erano le sue impronte
per tutta la stanza, ma questo non avrebbe significato
niente. In fondo era stata a trovare Roy nella sua stanza
prima che morisse, e comunque Lilly Dillon era ufficialmente morta.
E forse lo sono, pens. Forse vorrei proprio esserlo!
Facendosi forza, lasci che lo sguardo si posasse su suo figlio. Di colpo, un gran singhiozzo le squass il corpo e scoppi in un pianto irrefrenabile.
Poi le pass.
Rise, diede alla cosa sul pavimento un'occhiata quasi beffarda.
Be', ragazzino,  soltanto una gola, no?
Poi usc dalla stanza e dall'albergo, fuori nella Citt degli Angeli.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Postfazione. di Emiliano Morreale.
...
.
...
Quando si accinge a scrivere I truffatori (The Grifters), nel 1963, Jim Thompson vive da pochi anni a Hollywood. Affermatosi negli anni tra il '52 e il '54 con alcuni capolavori del poliziesco (una dozzina di titoli scritti in un anno e mezzo), ha deciso di tentare la carriera di scrittore per il cinema, dopo l'esperienza di co-sceneggiatore per Stanley Kubrick in Rapina a mano armata (dove peraltro era accreditato solo come dialoghista) e per Orizzonti di gloria. A Hollywood, per, non combiner mai granch di buono: qualche episodio per la televisione, qualche teleplay, vari copioni abortiti (anche per lo stesso Kubrick). E parallelamente, mentre la sua vena creativa pare farsi pi incerta, viene colpito anche dai primi problemi di salute legati all'abuso di alcol.
Intanto, per, viene scoperto fuori dagli Usa. In Francia lo pubblica Gallimard, i critici sono entusiasti, citano Cline e l'esistenzialismo.
Tutto ci si ripercuote su I truffatori, segnandone alcune caratteristiche fondamentali che lo inseriscono tra gli esiti pi originali dell'autore. Thompson, intanto, abbandona le sue ambientazioni tipiche, quell'Oklahoma o quel Texas in cui era cresciuto nei primi decenni del secolo, il Sudovest picaresco degli imbroglioni e dei cercatori di oro nero, dei minatori e dei violenti sceriffi, l'anima nera della provincia americana a cui forse  pi legato il suo nome.
Questo romanzo  ambientato invece negli anfratti della metropoli losangelina e dei suoi sobborghi meridionali, dove nascondersi e far perdere le proprie tracce  facile come nelle pi sperdute stazioni di servizio del deserto. Un paesaggio fatto di motel, svincoli autostradali, ippodromi, spiagge affollate.
La maggiore forza narrativa di questo romanzo sta in una  sorta di paradossale "minimalismo" della struttura, o almeno di vocazione anti-narrativa. Nei romanzi precedenti, da L'assassino che  in me a Hell of a Woman e The Kill-Off, Thompson aveva azzardato sperimentazioni che andavano ben oltre il repertorio consueto dei pulp magazines: un io narrante dalla prospettiva aberrata che si rivela alla fine essere un morto; veri e propri dissolvimenti del punto di vista e della ragione che sfociavano in pagine con un rigo in corsivo e uno in carattere normale; vicende raccontate in ogni capitolo da un personaggio diverso con uno stile diverso (secondo il modello faulkneriano di Mentre morivo, importato gi nel noir da Detour di Martin Goldsmith, poi adattato per il cinema da Edgar Ulmer).
Qui la sperimentazione, meno appariscente,  per pi raffinata e radicale. Per tre quarti de I truffatori non accade pressoch nulla, non ci sono i colpi di scena e gli accessi di violenza obbligati del romanzo poliziesco. Non ci sono omicidi.
Non c' niente da scoprire. C' un incidente iniziale davvero minimo e casuale (un commesso che picchia il protagonista quando si accorge che questi lo sta truffando) e poi descrizioni e presentazioni dei tre personaggi principali, con ampi flashback. Tutto pare essere gi accaduto, per questi perdenti che sembrano osservare e aspettare la propria rovina fin dalle prime battute. C' in generale una differenza tra questo romanzo e i precedenti capolavori degli anni '50, un'aria di stanchezza, una (in)sensibilit pi disincantata e adulta che, anzich scompaginare furiosamente il genere dall'interno, lo usa come uno scheletro gi morto.
I protagonisti hanno abbastanza in comune con quelli dei romanzi thompsoniani degli anni Cinquanta, losers ben poco eroici o affascinanti, anzi sul filo della paranoia, continuamente soggetti ad attacchi di follia e di brutalit, posseduti da un Male di evidenti radici teologiche pi ancora che psicanalitiche. Nel frattempo, per, lo scrittore  diventato pi consapevole. Dopo le recensioni dei francesi, era andato a leggersi davvero gli scrittori che vedeva citati, e i suoi personaggi vanno assumendo una certa tendenza a parlare di s, a spiegarsi, a vedersi vivere e agire, con un senso di fatalit sempre pi pervasivo. Ogni minuto che passava, stava morendo: cos Thompson segna ben presto il suo protagonista, un venticinquenne che sembra nato vecchio; e pi avanti, aggiunge che insieme al terrore della morte c'era una tristezza insopportabile.
Pi che psicopatici come nei precedenti romanzi, inoltre, i tre protagonisti di The Grifters paiono truffatori di una genia ben nota alla letteratura americana, e che ha il suo prototipo nel Confidence Man di Melville, nel quale le gesta dell'uomo di fiducia si proponevano gi come allegoria della presenza del Male nel mondo. Ma di tipi cos Thompson ne aveva conosciuti di persona, durante la propria adolescenza in Oklahoma, e aveva lasciato il vivacissimo ritratto di uno di loro nell'autobiografico Bad Boy. Allie Ivers, conosciuto in un'aula di tribunale e frequentatore di burlesque houses. Uno dei trucchetti che fanno da leitmotiv al romanzo (quello dei venti dollari tirati fuori e poi rimessi dentro intascando il resto) viene pari pari da quel libro, cos come
molte situazioni. Pi in generale, l'"educazione" di Roy alle truffe ricalca, romanza e amplifica quella (gi ampiamente romanzata) del giovane Jim Thompson in Bad Boy.
Non  questo l'unico elemento autobiografico del romanzo. Thompson infatti gioca s con le regole di un genere, ma non costruisce un mondo immaginario (come pu essere la California di Chandler). Gli elementi fondamentali del suo universo narrativo sono ricavati dalla diretta esperienza, e anzi il suo  un caso tra i pi interessanti di scrittura quasi "in prima persona" modellata sugli schemi di un genere popolare, di "formazione di compromesso" tra la soggettivit
che il modernismo letterario considera essenziale all'elaborazione artistica, e gli schemi rigidissimi forniti dalla cultura di massa. Thompson si inventa dei modi di narrare, e delle continue trasfigurazioni della propria realt vissuta e del proprio passato. I luoghi sono quelli che ha sottomano (a La Jolla viveva sua madre, il motel in cui vive Lilly  ricalcato su quello in cui i Thompson si erano stabiliti nei primi tempi, il viaggio sul treno di pendolari, inconsueto nell'immaginario californiano, era compiuto periodicamente da Thompson per tornare a San Clemente dalla sorella), ma l'elemento vissuto  ben presente anche in quella specie di monologare dei personaggi dai quali Thompson entra ed esce, in quello che il biografo Robert Polito ha definito
"ventriloquio psicotico". Lo stesso tema costante della sua opera, quello della "fiducia delusa" nei confronti del mondo, dei truffatori e dei truffati, era narrato in Bad Boy come tristemente autobiografico, nel racconto di un padre onesto e continuamente gabbato nell'America spietata e avventurosa dei primi del secolo.
Certo, I truffatori ha un incremento di consapevolezza anche nell'uso di temi (e stereotipi) psicanalitici. Thompson per sembra usare la psicanalisi con la stessa disinvoltura con cui usa il "genere", utilizzandone le convenzioni pi elementari per dar corpo ad ansie che hanno ben poco di psicanalitico e molto di sociale e addirittura di religioso, in una visione cupa di una precisa societ a cui non  probabilmente estranea la delusione del vecchio attivista degli
anni '30 (Thompson, il cui primo "educatore" era un cantautore-agitatore alla Woody Guthrie, Harry McClintock, era tra l'altro stato a capo del roosveltiano Writers' Project nel natio Oklahoma, e forse iscritto al Partito Comunista).
Se tutto il romanzo appare costruito su un palinsesto freudiano-base, con un rapporto morboso con la madre e una sorta di sdoppiamento addirittura in due madri-puttane, quando si ricompongono i pezzi il movente di tutto pare essere invece la pura avidit, i soldi che Roy nasconde dietro il quadro con i clown. Pi che una madre possessiva e maniacale, Lilly  l'ennesima truffatrice che cerca di salvarsi il culo senza la prospettiva di alcun vero riscatto.
Un vero "buco nero" nel romanzo  poi l'episodio dell'infermiera Carol, che appare nella prima parte e viene subito abbandonata per strada. Un personaggio di insolito candore nel mondo di Thompson, che sembra star l solo per aprire a un certo punto una parentesi sconcertante, rivelando di essere una sopravvissuta al lager, violentata e vittima di esperimenti medici. Qui si registra uno dei punti di massima pressione del mondo e della storia contemporanea sul genere, una sorta di punto in cui si aggrumano le paure e le vite degli altri personaggi, dal moribondo protagonista al truffatore. Cole che improvvisamente svela il proprio fondo cupo teorizzando l'indegnit della vita sulla terra per i bambini.
Proprio perch irrilevante dal punto di vista dell'intreccio, l'episodio dell'infermiera Carol  una chiave nascosta di lettura dell'intero romanzo, una ferita aperta e subito richiusa, per continuare a seguire i destini di questi impostori di terz'ordine. Qui Thompson riesce a distaccarsi da Roy Dillon, e a mostrarcene criticamente i pensieri, la reazione immediata che  di disgusto nei confronti di Carol: Roy aveva voglia di vomitare. Avrebbe voluto scuoterla, picchiarla.
(...) Soggettivamente, i suoi pensieri erano un corrispettivo non troppo distante della comune filosofia popolare. Cercando di esorcizzare l'immagine dei campi di concentramento con una serie di stereotipi, sbotta alla fine nella violenza e nel paradosso: La colpa era loro. La colpa era sua.
La raggiunta maturit de I truffatori si situa per proprio alla fine della grande stagione thompsoniana. Subito dopo, ci saranno uno dei suoi capolavori, Pop. 1280 (di prossima pubblicazione in questa collana), che gi si sposta per verso il grottesco e il manieristico, un ultimo thriller di toni sempre pi autobiografici e crepuscolari (Texas By the Tail) e un ritorno ai suoi luoghi prediletti con toni insolitamente nostalgici (South of Heaveri). Dalla met
degli anni Sessanta, col fisico sempre pi provato dall'alcool, Thompson si barcamener con le novelization, (cio i libri tratti da), adattando film (il mediocre I due del Texas con Rock Hudson e John Wayne) o serie tv (Ironside), tentando qualche ritorno letterario fuori dalle fertili gabbie del "genere", in un'America ormai cambiata che gli  sempre pi estranea.
A segnare la sua riscoperta, a una quindicina d'anni dalla morte (sopravvenuta nel 1976), sar proprio l'adattamento cinematografico de I truffatori, Rischiose abitudini (1990), debutto americano dell'eclettico regista inglese Stephen Frears, reduce dalla collaborazione con Hanif Kureishi (My Beautiful Laundrette, Prick Up, Sammy e Rosie vanno a letto) e dall'adattamento delle Liaisons dangereuses di Choderlos de Laclos scritto da Christopher Hampton (Le relazioni pericolose, con Malkovich, Urna Thurman e Glenn Close).
Per sfidare gli americani sul loro terreno, Frears si appoggia ancora una volta a uno scrittore, e fa adattare il libro di Thompson a Donald Westlake, uno dei pi prolifici autori di gialli comici americani. Il mondo di Westlake  in realt molto lontano da quello di Thompson: anch'egli  cantore di truffatori e dropouts, perdenti e violenti, ma con uno sguardo pi picaro e rocambolesco, simile a quello rivolto ai vari "geni della rapina" e della truffa da molto cinema americano degli anni Sessanta e Settanta, con umorismo nero e gusto della parodia: boss seppelliti con la refurtiva, banche che vengono messe su ruote, finti banchi dei pegni, rapitori imbranati ecc. (Anche se, specie con lo pseudonimo di Richard Stark, si  talvolta cimentato con atmosfere pi noir. ricordiamo almeno Anonima carogne, adattato tre volte al cinema, la migliore delle quali da John Boorman col titolo Senza un attimo di tregua, 1967).
Westlake si mantiene fedele al romanzo, smussandone solo qualche "punta" un po' troppo sconcertante: l'infermiera non  pi una superstite del lager, e soprattutto alla fine Lilly sembra uccidere suo figlio per errore, col risultato che il movente dei personaggi risulta pi "passionale" ed edipico che nel libro; anche se questo non nuoce particolarmente alla coerenza dell'insieme. Frears  davvero mimetico nel rifare il genere, alla distanza ulteriore di quasi trent'anni, e certamente il suo  un gioco cupo ed elegante, senza l'angoscia vissuta di Thompson. A sottolineare il lato di meta-genere, le due donne fatali (la madre Anjelica Huston e la fidanzata Annette Bening) sono entrambe bionde come la convenzione impone, e l'infermiera bruna, al contrario che nel romanzo.
Lo sguardo  pi freddo, con il commento sonoro di un cake-walk di Elmer Bernstein che par quasi arrivare dritto da Kurt Weill; i personaggi sembrano sempre
"mascherati" (specie le donne).
Ma soprattutto appare evidente, perfino nelle automobili, nei vestiti e nelle acconciature della Bening e della Huston, un carattere di commento semipostumo su un decennio. Rischiose abitudini arriva al crepuscolo degli anni '80, e quegli uomini e quelle donne, "rampanti" da quattro soldi, e quella Los Angeles cos fintamente glamour sono visti con un'amarezza lucidissima e forse apprezzabile ancor meglio oggi. Gi Robert Polito sottolineava come la riscoperta di
Thompson negli anni Ottanta fosse tutt'altro che casuale, tracciando un parallelo tra gli anni di Eisenhower e quelli di Reagan. Rischiose abitudini ci sembra oggi una tempestiva, immediata metafora della miseria degli Usa anni '80.
Sguazzavamo nella grana. Facevamo la vita dei signori ripetono i personaggi del film. E Frears e Westlake, all'ombra di Jim Thompson, li osservano senza grande simpatia, mentre si affannano per tentare di tornare a vivere all'altezza del loro miserabile sogno.
Emiliano Morreale
...
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...
FINE.